Alpinismo

Seven Summits, alla conquista delle sette vette più alte di ogni continente

Seven Summits, le sette vette più alte di ogni continente. Sette cime che in molti sognano di conquistare. Riuscirci rappresenta un bel primato, secondo solo al coronamento dei 14 Ottomila.

Il primo a proporre questo progetto in modo ufficiale, riuscendo anche a portarlo a termine, fu lo statunitense Richard Bass. Prima di lui però, un altro statunitense, William D. Hackett cercò di portare a compimento un concatenamento analogo. Hackett fu principalmente un soldato e poi un uomo d’affari e alpinista americano. Riuscì a raggiungere per primo cinque delle sette vette (Denali, Aconcagua, Kilimangiaro, Kosciuszko, Monte Bianco) stabilendo anche alcuni primati, come quello del primo americano a raggiungere la cima dell’Aconcagua. Tentò inoltre di scalare il Monte Vinson, in Antartide, all’età di 67 anni. L’ultima sua cima, il Monte Bianco, la raggiunse nel 1956.

Nel 1970 ci provò invece il giapponese Naomi Uemura, fu il primo a riuscire nella salita di cinque delle sette vette comprendendo tra queste l’Everest. Uemura era un alpinista e un esploratore con ottime doti di adattamento e capacità di muoversi in solitudine nei grandi spazi. Fu infatti il primo a raggiungere in solitaria il Polo Nord, e sempre da solo scalò il monte Denali. Come già detto scalò cinque delle Seven Summits: Monte Bianco, Kilimangiaro, Aconcagua, Everest, Denali. Morì in inverno sul Denali, poco dopo questa salita sarebbe dovuto partire alla volta dell’Antartide per portarsi a casa la sua sesta vetta, quella del monte Vinson.

Il primo concatenamento delle Seven Summits

Il primo a riuscire nella salita di tutte e sette le cime più alte di ogni continente fu l’imprenditore americano Richard Bass che alternava la gestione dei campi petroliferi all’alpinismo. L’idea di salire le Seven Summits gli venne nel 1981, durante una chiacchierata con Frank Wells persona chiave della Warner Bros (e in futuro della Disney). Scelsero di farlo insieme, dedicando un anno della loro vita a questa attività. Così nel 1983 diedero via al progetto riuscendo nella salita di Aconcagua, Denali, Kilimanjaro, Elbrus, Vinson e Kosciuszko. Mancava solamente la più alta all’appello, era praticamente fatta. Provarono per tre volte a scalare l’Everest, ma senza risultati. Alla fine Wells dovette rinunciare all’impresa, su pressioni da parte della moglie. Bass continuò invece a perseguire il suo obiettivo toccando gli 8848 metri dell’Everest il 30 aprile 1985 stabilendo inoltre il record di persona più anziana ad aver raggiunto il tetto del mondo (record che ha resistito fino al 1994).

Pochi mesi dopo la stessa impressa venne ripetuta da Gerard Roach scegliendo anche lui la medesima lista che considerava l’Elbrus per l’Europa e il Kosciuszko per l’Oceania.

La lista Messner

Dopo essere divenuto il primo uomo ad aver scalato tutti e 14 gli Ottomila (tutti senza ausilio di bombole d’ossigeno) Reinhold Messner riuscì, nel giro di pochi mesi, a guadagnarsi anche un posto tra i primi salitori delle Seven Summits. Per farlo propose una lista in parte diversa, chiamata “lista Messner”. Lo scalatore altoatesino sostituiva il monte Kosciuszko con la Piramide Carstensz (o Puncak Jaya) come vetta più alta dell’Oceania. Alla base di questa modifica la maggiore difficoltà, sia nell’avvicinamento che nella salita effettiva, della montagna guineana.

Il primo a effettuare la salita delle Seven Summits seguendo la “lista Messner” non fu, come sarebbe facilmente ipotizzabile, l’altoatesino ma il canadese Patrick Morrow che raggiunse la vetta della Piramide Carstensz il 7 maggio 1986. Messner riuscì invece a completare la sua collezione di vetta solo il 3 dicembre dello stesso anno, mettendo piede sul Monte Vinson. Scalando la cima più alta dell’Antartide Messner completò sia la lista che comprendeva la Piramide Carstensz (Oceania) e il Monte Elbrus (Europa); sia quella che comprendeva la Piramide Carstensz (Oceania) e il Monte Bianco (Europa). Con quest’ultima salita a Messner andò inoltre il primato di primo uomo a salire le Seven Summits senza utilizzo di bombole d’ossigeno.

Altri primati

A oggi oltre duecento alpinisti hanno completato la salita delle Seven Summits, secondo le varie categorie di identificazione. La prima donna è stata la giapponese Junko Tabei che completò la salita il 28 luglio 1992 (Monte Bianco – Piramide Carstensz). Nel 1990 Rob Hall e Gary Ball furono invece i primi a completare la salita in soli 7 mesi (Elbrus- Kosciuszko).

A queste elenco, ormai divenuto classico, se ne aggiunsero altri nel corso del tempo come le sette vette vulcaniche oppure l’ambizioso progetto dell’altoatesino Hans Kammerlander che l’ha portato sulle seconde Seven Summits. Il suo obiettivo era quello di scalare le seconde sette vette più alte di ogni continente. Progetto difficile e ambizioso: le seconde montagne sono infatti tecnicamente molto più difficili di quelle più alte. Basti pensare alle differenze tra Everest e K2. Kammerlander è regolarmente riuscito a portare a compimento il suo ambizioso piano nel gennaio 2002.

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