Gente di montagna

Reinhold Messner

“Ultima speranza del grande alpinismo tradizionale” Walter Bonatti

Crede che nella vita si impari attraverso il fallimento, non con la vittoria. È l’alpinista più famoso al mondo. Filantropo, agricoltore, collezionista, regista, scrittore, imprenditore, politico, esploratore, ricercatore. Il re degli ottomila è un talento poliedrico. È stato il primo uomo al mondo a scalare tutti i quattordici ottomila della Terra. Il primo, con Habeler, a conquistare l’Everest senza ossigeno. Il primo a salire su un ottomila in solitaria, il Nanga Parbat. È stato il primo a scalare l’Everest in solitaria, sempre senza ossigeno. Primo, con Hans Kammerlander, a realizzare un concatenamento di due ottomila: Gasherbrum I e II. Primo a superare il sesto grado di arrampicata. Ha effettuato oltre 100 spedizioni e 3.500 ascensioni, di cui circa 100 sono prime assolute. Il 10 aprile del 2010 ha ricevuto il Piolet d’Or alla carriera, considerato il massimo riconoscimento alpinistico a livello mondiale.

La vita privata

Reinhold Messner nasce il 17 settembre del 1944 a Bressanone, in Alto Adige, secondogenito di nove fratelli.  Vive a San Pietro, nella Val di Funes e cresce in una famiglia umile: il padre è insegnante e la madre si occupa dell’allevamento familiare di polli e dei figli. Dopo il diploma di geometra studia all’Università di Padova e lavora per un breve periodo come insegnante di scuola secondaria. Nel 1972 sposa la giornalista tedesca Uschi Demeter, dalla quale divorzierà nel 1977. Nel 1981 nasce la prima figlia, Leila: la madre è la fotografa canadese Nena Holguin. Il primo agosto 2009, a 64 anni e dopo 25 di fidanzamento, sposa la compagna Sabine Eva Stehle. Con lei Messner ha avuto tre figli: Magdalena (1988), Simon (1991), e Anna (2002). Dopo trent’anni finisce la relazione con la moglie. Oggi il signore delle cime ha 75 anni e vive tra Merano e Castel Juval, all’imbocco della Val Senales, in Val Venosta.

Le Alpi

A soli cinque anni compie la prima ascesa a 3.000 metri. Dalle Odle si sposta alle montagne più difficili delle Dolomiti. Scala diverse pareti in free solo. Dal 1965 al 1973 compie sulle Alpi oltre 500 salite, fra cui moltissime prime, oltre alle ripetizioni di tutte le vie più dure. Durante gli anni ’60 diventa un forte sostenitore dello stile alpino: scalare contando solo sulle proprie forze, riducendo al minimo, o, quando possibile, eliminando, l’equipaggiamento, i mezzi artificiali e il supporto esterno, come quello dei portatori Sherpa.

Nel 1968, sulla Rivista del Club Alpino Italiano, appare un articolo destinato a rimbombare in tutto il mondo: l’assassinio dell’impossibile. Reinhold Messner lancia un ardente appello a sostegno delle ascensioni by fair means. L’alpinista scrive: «La ‘via della goccia cadente’ è quanto mai logica, purché la montagna la ammetta. Ma a volte la fessura continua più a sinistra o più a destra (…) Si ha orrore delle deviazioni. Ognuno si lavora la parete piegandola con il ferro alle proprie possibilità».

Reinhold Messner intitola provocatoriamente un suo libro Il settimo grado, in opposizione alla scala ufficiale, immobile al sesto. Il 7 luglio 1968, con il fratello Günther, arrampica l’inviolato Pilastro di Mezzo del Sass dla Crusc, superando quattro metri particolarmente difficili. Quando, dopo dieci anni, Heinz Mariacher supera il passaggio Messner lo valuta di grado VII+/VIII. Arrampica in solitaria le pareti più impegnative delle Alpi Orientali, il diedro Philipp-Flamm al Civetta, e Occidentali, la Nord delle Droites.

Gli 8000

Nel 1970 compie il suo primo viaggio in Himalaya e conquista, insieme al fratello Günther, il Nanga Parbat, senza ossigeno, superando l’immensa e inviolata parete Rupal, per poi discendere, al limite della sopravvivenza, lo sconosciuto versante Diamir. Durante la discesa Günther viene travolto da una valanga. Reinhold cerca invano il fratello, riportando gravi congelamenti ai piedi – per i quali subirà l’amputazione di sei dita – poi arriva a valle, dove viene salvato dagli abitanti del luogo. In seguito verrà accusato di aver lasciato morire il fratello per inseguire le sue ambizioni personali. La versione di Reinhold sulla tragedia sarà confermata nel 2005, quando verrà ritrovato il corpo di Günther. Anche un altro fratello, Siegfried, alpinista, morirà nel 1985 in un incidente di montagna, colpito da un fulmine.

Nel 1975 Messner e Peter Habeler compiono la prima salita in stile alpino su una montagna di 8.000 metri, il Gasherbrum I. L’8 maggio del 1978, sempre insieme a Habeler, compie un’impresa che entrerà nella Storia: la prima salita dell’Everest senza ossigeno, una scalata ritenuta impossibile fino a quel momento. Nel 1978 è il primo uomo a conquistare un ottomila, il Nanga Parbat, in solitaria: una straordinaria ascesa, come quella successiva, sempre in solitaria e senza ossigeno, di nuovo dell’Everest: dopo quattro giorni di estenuante arrampicata sul versante Nord della montagna – e una caduta in un crepaccio – il 20 agosto del 1980 arriva in vetta. Il 16 ottobre del 1986, con la scalata del Lhotse, nell’Himalaya, Reinhold Messner diviene il primo uomo ad aver conquistato tutti i quattordici ottomila del mondo, lo fa senza aver mai usato l’ossigeno supplementare.

La vita dopo l’alpinismo

Dalla fine degli anni Ottanta si cimenta nelle grandi traversate, a piedi e con gli sci, dell’Antartide e della Groenlandia. Attraversa i deserti dei Gobi – in solitaria – e del Takla Makan. Politico, eletto nella lista dei Verdi e membro del Parlamento europeo dal 1999 al 2004, scrittore di moltissimi libri, tiene conferenze in tutto il mondo ed è un comunicatore capace di raccontare le sue imprese con grande efficacia. Inizia presto a collezionare reperti provenienti dal Tibet e mobili contadini.

Oggi condivide il suo patrimonio con l’umanità. Dal 2004 l’attenzione di Messner è infatti dedicata a un progetto di musei della montagna: il Messner Mountain Museum (MMM), sei diverse strutture che sorgono nell’arco alpino, in straordinarie località dell’Alto Adige e del Bellunese. Fondatore della Messner Mountain Foundation, che porta aiuto alle popolazioni che vivono nelle valli dell’Himalaya, in Hindukush, nelle Ande e nel Caucaso, oggi si dedica alla sua nuova passione, i film: con il figlio Simon condivide un progetto di produzione di video e documentari dedicati alla storia dell’alpinismo. Reinhold Messner ha ottenuto numerosi riconoscimenti, tra i quali la medaglia d’oro al valore atletico e l’onorificenza di Grande ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana per la sua attività culturale. È socio onorario e medaglia d’oro del Club Alpino Italiano. Il 10 marzo 2006, insieme ad Alex Zanardi, è stato testimonial della Cerimonia di apertura dei IX Giochi paralimpici invernali di Torino 2006.

Curiosità 

A Reinhold l’8 dicembre 1998 è stato dedicato un asteroide. 6077 Messner è un asteroide situato nella fascia principale ed è stato scoperto nel 1980 dall’astronomo Zdeňka Vávrová.

I libri di Reinhold Messner

  • Ritorno ai monti. L’alpinismo come forma di vita. Pensieri e immagini, Bolzano, Athesia, 1971.
  • Gli sviluppi, in Sesto grado, Milano, Longanesi, 1971.
  • Manaslu, cronaca di una spedizione in Himalaya, Milano, Gorlich, 1973.
  • L’avventura alpinismo. Esperienze d’un alpinista in cinque continenti, Bolzano, Athesia, 1974.
  • Il 7º grado. Scalando l’impossibile, Milano, Görlich, 1974; Settimo grado. Clean climbing, arrampicata libera, Novara, Istituto geografico De Agostini, 1982.
  • Vita fra le pietre. Popoli montanari prima che soccombano, Bolzano, Athesia, 1976.
  • Arena della solitudine. Spedizioni ieri, oggi, domani, Bolzano, Athesia, 1977.
  • Due e un ottomila, Milano, Dall’Oglio, 1977.
  • Pareti del mondo. Storie, vie, esperienze vissute, Bolzano, Athesia, 1978.
  • Everest, Novara, De Agostini, 1979.
  • Il limite della vita, Bologna, Zanichelli, 1980.
  • K2, con Alessandro Gogna, Novara, Istituto geografico De Agostini, 1980.
  • Nanga Parbat in solitaria, Novara, Istituto geografico De Agostini, 1980.
  • La mia strada, Milano, Dall’Oglio, 1983.
  • Orizzonti di ghiaccio. Dal Tibet all’Everest, Novara, Istituto geografico De Agostini, 1983.
  • Il mio grande anno himalayano, Novara, Istituto geografico De Agostini, 1984.
  • Scuola di alpinismo, Novara, Istituto geografico De Agostini, 1984.
  • Tutte le mie cime. Una biografia per immagini dalle Dolomiti all’Himalaya, Bologna, Zanichelli, 1984; Milano, Corbaccio, 2011.
  • La dea del turchese. La salita al Cho Oyu, Novara, Istituto geografico De Agostini, 1985.
  • Corsa alla vetta, Novara, Istituto geografico De Agostini, 1986.
  • Sopravvissuto. I miei 14 ottomila, Novara, Istituto geografico De Agostini, 1987.
  • L’arrampicata libera di Paul Press, ideato e curato da, Novara, Istituto geografico De Agostini-Serie Görlich, 1987.
  • Le mie dolomiti, Bolzano, Tappeiner, 1988.
  • Antartide. Inferno e paradiso, Milano, Garzanti, 1991.
  • Attorno al Sudtirolo, Rovereto, BQE, 1992.
  • La libertà di andare dove voglio. La mia vita di alpinista, Milano, Garzanti, 1992; Milano, Corbaccio, 2013.
  • Le più belle montagne e le più famose scalate, Lainate, Vallardi industrie grafiche, 1992.
  • Un modo di vivere in un mondo da vivere, Novara, Istituto geografico De Agostini, 1994.
  • Monte Rosa. La montagna dei Walser, Anzola d’Ossola-Varese, Fondazione Enrico Monti-Fondazione Maria Giussani Bernasconi, 1994.
  • 13 specchi della mia anima, Milano, Garzanti, 1995.
  • Oltre il limite. Polo Nord, Everest, Polo Sud. Le grandi avventure ai tre poli della Terra, Novara, Istituto geografico De Agostini, 1997.
  • Hermann Buhl. In alto senza compromessi, con Horst Höfler, Torino, Vivalda, 1998.
  • Yeti. Leggenda e verità, Milano, Feltrinelli traveller, 1999.
  • Non troverai i confini dell’anima, Milano, Mondadori, 1999.
  • Annapurna. Cinquant’anni di un Ottomila, Torino, Vivalda, 2000.
  • Salvate le Alpi, Torino, Bollati Boringhieri, 2001.
  • La seconda morte di Mallory, Torino, Bollati Boringhieri, 2002.
  • Popoli delle montagne. Fotografie e incontri, Torino, Bollati Boringhieri, 2002.
  • Montagne. Immagini, pensieri. Per riuscire a salvare la montagna è fondamentale che le generazioni future ne capiscano i valori, Novara, Istituto geografico De Agostini, 2002.
  • Dolomiti. Le più belle montagne della terra, con Jakob Tappeiner, Lana d’Adige, Tappeiner, 2002.
  • Vertical. 100 anni di arrampicata su roccia, Bologna, Zanichelli, 2003.
  • La montagna nuda. Il Nanga Parbat, mio fratello, la morte e la solitudine, Milano, Corbaccio, 2003.
  • Re Ortles, Lana-Trento, Tappeiner-BQE, 2004.
  • König Ortler, Lana d’Adige, Tappeiner, 2004.
  • K2 Chogori. La grande montagna, Milano, Corbaccio, 2004.
  • La mia vita al limite. Conversazioni autobiografiche con Thomas Huetlin, Milano, Corbaccio, 2006.
  • La montagna incantata, con Georg Tappeiner, Lana d’Adige, Tappeiner, 2006.
  • Le Alpi. Fra tradizione e futuro, Caselle di Sommacampagna, Cierre, 2007.
  • Nanga Parbat. La montagna del destino, Milano, Mondadori, 2008.
  • La montagna a modo mio, Milano, Corbaccio, 2009.
  • Grido di pietra. Cerro Torre, la montagna impossibile, Milano, Corbaccio, 2009.
  • Avventura ai poli. L’eterna corsa ai confini del mondo, Milano, Mondadori, 2010.
  • Dolomiti. Patrimonio dell’umanità, Lana, Tappeiner, 2009; Milano, Mondadori, 2010.
  • Razzo rosso sul Nanga Parbat, Milano, Corbaccio, 2010.
  • Tempesta sul Manaslu. Tragedia sul tetto del mondo, Scarmagno, Priuli & Verlucca, 2011.
  • Parete Ovest, Milano, Corbaccio, 2011.
  • Spostare le montagne. Come si affrontano le sfide superando i propri limiti, Milano, Mondadori, 2011.
  • On top. Donne in montagna, Milano, Corbaccio, 2012.
  • Solitudine bianca. La mia lunga strada al Nanga Parbat, Scarmagno, Priuli & Verlucca, 2012.
  • Gobi, il deserto dentro di me, in Edizioni Mare verticale, 2013.
  • Reinhold Messner, Walter Bonatti. Il fratello che non sapevo di avere, Mondadori Electa, 2013.
  • La vita secondo me, Milano, Corbaccio, 2014.

Film di Reinhold Messner

 

“Calza gli scarponi e parti. Se hai un compagno, porta con te la corda e un paio di chiodi per i punti di sosta, ma nulla di più. Io sono già in cammino, preparato a tutto: anche a tornare indietro, nel caso che io m’incontri con l’impossibile” Reinhold Messner

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2 Commenti

  1. Reinhold Messner; immenso!
    Colgo l’occasione per complimentarmi con lo Staff per il nuovo formato del sito. Lo trovo veramente bello e funzionale; se come leggo fate una cernita dei commenti sugli articoli, questo sicuramente vi rende onore.

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