Gente di montagna

Lionel Terray

“Il più grande pericolo per l’alpinismo è sicuramente l’incoscienza della giovinezza.”

Lionel Terray

È stato uno dei più forti alpinisti francesi, autore di diverse prime ascensioni tra cui spiccano quella del Fitz Roy in Patagonia, nel 1952, e del Makalu in Himalaya, nel 1955. Lionel Terray rimane come icona nella storia dell’alpinismo grazie alle molte sue prime ascensioni e a quelle in velocità con cui ha battuto diversi record.

La vita

Nato il 25 luglio 1921 Lionel Terray nasce in una buona famiglia di Grenoble appassionandosi fin da subito alla montagna. All’età di 3 anni è già sugli sci, disciplina in cui eccelle. A 5 anni lo troviamo impegnato a scalare le rocce del parco di famiglia, su cui si procura qualche ferita. La sua prima vera scalata la porta a termine a soli 11 anni, nei pressi di Grenoble.

Durante l’adolescenza si trasferisce a vivere con la famiglia a Chamonix, dove il fratello è in cura presso il sanatorio. È in questo periodo che Lionel inizia a frequentare la montagna in modo assiduo grazie alle gare di sci alpinismo e guadagnandosi da vivere come maestro di sci. Con lo scoppio della seconda guerra mondiale le attività ludiche vengono meno e Terray si trova così senza lavoro. Per questo nel 1941 si unisce al gruppo “Jeunesse et Montagne”, un servizio civile a vocazione militare, con cui percepisce un piccolo stipendio e può comunque continuare ad andare in montagna. In questi anni conosce Louis Lachenal e Gaston Rébuffat con cui si legherà spesso in cordata dopo la fine del secondo conflitto mondiale. Nel 1942 lo ritroviamo al comando di un battaglione di cacciatori alpini direttamente coinvolto negli scontri contro la Germania nazista.

Dopo la guerra continua a guadagnarsi da vivere grazie al lavoro come istruttore dell’Ecole Militaire de Haute Montagne (EMHM), fin quando nel 1949 consegue il patentino di guida alpina rendendosi indipendente dal mondo militare.

L’alpinismo

La seconda guerra mondiale è un’esperienza segnante, ma non solo. In questi anni il livello alpinistico di Lionel Terray cresce molto, tanto che subito dopo il conflitto si lega al compagno d’armi Louis Lachenal con cui realizza numerose ascensioni alpine: la Walker alle Grandes Jorasses, la sud dell’Aiguille Noire de Peuterey, la nord-est del Pizzo Badile e la nord dell’Eiger. Quest’ultima salita lo consacra al successo, il suo nome arriva alla stampa: Terray e Lachenal hanno realizzato la seconda ascensione della parete nord dell’Eiger. Sulla scia della fama di ottimo alpinista nel 1950 viene invitato a prendere parte alla spedizione francese all’Annapurna guidata da Maurice Herzog. Del gruppo, intenzionato a salire il primo Ottomila in assoluto, fanno parte anche Lachenal e Rébuffat. Terray non riesce a raggiungere la cima, ma il suo contributo è stato comunque di aiuto nell’offrire supporto in fase di rientro a Herzog e Lachenal colpiti da congelamenti.

Nel 1952 parte alla volta del Sud America dove mette a segno la prima salita del Fitz Roy, insieme a Guido Magnone. Nel 1954 ritorna in Himalaya riuscendo, insieme a Jean Couzy, a realizzare la prima salita del Chomo Lonzo, un Settemila tibetano posto 5 chilometri a nord-est del Makalu, su cui erano impegnati per una preliminare esplorazione della montagna. L’anno successivo, nel 1955, la stessa cordata porta a termine la salita dell’allora inviolato Makalu. Il 31 luglio 1956 lo troviamo sulla vetta principale del Chacraraju, la montagna impossibile. Un Seimila della Cordillera Blanca dalle difficoltà estreme che Terray sale con l’aiuto di una corposa spedizione. Sulla stessa cima ritorna anche nel 1962 per portare a termine la scalata della cima secondaria, anche in questo caso con lui si trova un nutrito gruppo di alpinisti francesi.

Ancora nel 1956, sempre in Cordillera Blanca, porta a compimento la salita del Taulliraju (5840 m) lungo la sua parete nord. Nel 1962 invece, oltre a ritornare sul Chacraraju guida la spedizione che viola lo Jannu (7710 m, Nepal), quindi si dedica alla salita Nilgiri (7061 m, Nepal). Due anni dopo si dirige in Alaska dove scala il monte Huntington di soli 3731 metri, ma dalle elevate difficoltà tecniche dovute principalmente alla ripidità dei suoi versanti.

Dopo aver scalato sulle montagne di tutto il mondo Lionel Terray ci lascia il 19 settembre 1965, a causa di un incidente durante una scalata sulle montagne del Vercors, a pochi chilometri a sud di Grenoble la sua città natale. Dopo la morte il suo corpo è stato tumulato nel cimitero di Chamonix, dove riposa insieme alla moglie Marianne.

Curiosità

Negli anni Cinquanta ha collaborato con diverse aziende specializzate nella realizzazione di abbigliamento tecnico da montagna, aiutandole nello sviluppo dei capi adatti all’altissima quota.

Libri

I conquistatori dell’inutile: dalle Alpi all’Annapurna, Gallimard, 1961

“Mi ricordo perfettamente che quando ero un ragazzino di sette o otto anni, un giorno mia madre mi disse: ‘Ti lascerò praticare qualsiasi sport tu desideri, tranne la motocicletta e l’alpinismo’. Quando le chiesi che cosa significasse questa ultima parola, lei mi rispose: ‘È uno sport stupido che consiste nell’arrampicarsi sulle rocce con le mani, i piedi e i denti!’”

Lionel Terray

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4 Commenti

  1. personaggio affascinante e amabile… la lettura de ” I conquistatori dell’inutile” rimane sempre un classico piacevolissimo, a tratti davvero divertente, oltre che per la capacità di narrare, per la grande ironia e simpatia che pervadono ogni riga

  2. Quando da giovane avevo letto che era capace di far cadere le valanghe tagliando i pendii e mettendosi in salvo e lo faceva quasi per professione, non ricordo, forse come militare di confine, avevo capito l’enorme differenza che esiste fra chi va in montagna e chi invece conosce la montagna.
    Ma anche lui è morto in montagna: qualcosa di se o della montagna non la conosceva.

  3. Si andava già per monti con timore e ammirazione ma poi scambio il manuale Critico di Psichiatria di Jervis con il libro I Conquistatori dell ‘Inutile e fu una rivelazione.Da li prese il via un nuovo procedere che ad oggi continua ,seppur in tono minore,ma lo spirito che lo pervade è e resta vivo nella narrazione ed è sempre fonte di rinnovata energia.Grazie Lionel

  4. Di Lionel avevo letto tempo fa…Louis Trenker nel libro Eroi della montagna aveva un modo per descriverlo molto bello anche se il racconto è un po’ non a passo con i tempi lo consiglio vivamente a qualsiasi appassionato di montagna.

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