Itinerari

Settembre sull’Alta Via numero 1 delle Dolomiti

Un mensile tedesco, 56 anni fa, ha cambiato le Dolomiti. Nella foto di copertina comparivano rocce lavorate dal carsismo, uno zaino e una corda. Sullo sfondo si vedeva una parete verticale. Al centro, su un prato, campeggiava un ombrello, simbolo di un escursionismo tranquillo. “Vom Pustertal durch die Dolomiten zur Adria” “dalla Val Pusteria attraverso le Dolomiti all’Adriatico” era il titolo del servizio. Grazie a quel numero di Alpinismus, stampato a Monaco di Baviera nel 1966, i camminatori di lingua tedesca hanno scoperto la prima Alta Via dolomitica, dalla Val Pusteria a Belluno. Un percorso magnifico, una camminata che più grandiosa non potrebbe essere. Una conquista delle Dolomiti, un continuo contemplare, deliziarsi e sognare” proseguiva Toni Hiebeler, direttore della rivista e alpinista. Poi suggeriva di concludere il viaggio sull’Adriatico. “Spedite un pacco fermoposta a Belluno con il costume da bagno e dei vestiti normali, da lì prendete un autobus verso il sole!”. 

Negli anni Sessanta le Dolomiti erano diverse da oggi. Il turismo di massa era arrivato in poche valli, molti sentieri non erano segnati, lo sci non aveva trasformato il paesaggio. Hiebeler invitava a fare il bagno nudi nel torrente ai piedi della Schiara “perché tanto sui sentieri non passa nessuno”. L’Alta Via ha cambiato le Dolomiti, a iniziare dall’Alto Adige/Sudtirolo dove in quegli italiani e tedeschi si guardavano in cagnesco. Toni Hiebeler, con i bellunesi Piero Rossi, Mario Brovelli e Giovanni Angelini, ha creato un ponte tra due culture. 

Nella prima parte dell’Alta Via, dal Lago di Braies alla Civetta, i sentieri c’erano, e occorreva solo scegliere dove passare. Nelle Dolomiti Bellunesi mancavano alcuni rifugi, e serviva una ferrata per scavalcare la Schiara. Ci ha pensato la Sezione di Belluno del CAI, aiutata dall’EPT di Belluno. Il 5 luglio 1966 hanno completato il trekking due bavaresi, Gerda Hoffmann e Ulrich Görn, i primi a percorrere l’Alta Via. Li hanno seguiti austriaci e tedeschi, e poi italiani, scandinavi, inglesi, americani e camminatori dell’Europa orientale. Nell’Italia di oggi, dove la Francigena e gli altri cammini più noti compaiono in continuazione sui media, l’Alta Via e gli altri grandi sentieri delle Dolomiti sembrano assenti. Lo stesso accade al magnifico Giro del Monte Bianco. Nella promozione turistica gestita da Regioni e Province autonome, i percorsi che attraversano i confini (regionali o nazionali) trovano difficilmente dello spazio.

Il percorso

L’Alta Via, a seconda del percorso scelto, è lunga dai 125 ai 135 chilometri, con circa 7500 metri di dislivello, e si percorre normalmente senza neve sul terreno dai primi giorni di luglio (quest’anno anche prima) fino all’inizio di ottobre. Occorrono 10-12 giorni.

Le tappe

Si parte dal Lago di Braies, famoso da oltre un secolo, che negli ultimi anni è stato preso d’assalto dai turisti italiani grazie alla fiction A un passo dal cielo. Bastano dieci minuti, però, per ritrovare il silenzio nella lunga salita ai piedi della Croda del Becco, verso la Porta sora ‘l Forn e il rifugio Biella, dove la prima tappa si conclude. Si continua a mezza costa, tra rocce carsiche e marmotte, verso i rifugi Sennes e Fodara Vedla, da cui ci si tuffa in una gola rocciosa verso Pederü. Una strada sterrata tra i mughi risale ai rifugi Fanes e La Varella, posto-tappa numero due, nel Parco di Fanes-Sennes-Braies. 

Il terzo giorno si raggiunge una forcella, e si scende per ripide ghiaie al Lago di Lagazuoi, ai piedi della Cima Scotoni. Una salita in ambiente solitario porta al rifugio Lagazuoi (terzo posto-tappa), belvedere su Pelmo, Civetta e Tofane, in una zona dove abbondano tunnel e trincee della Grande Guerra

Dal Passo Falzarego, l’Alta Via si dirige verso il rifugio Scoiattoli e le Cinque Torri, poi sale in vetta al Nuvolau, e al suo rifugio celebre per il panorama. Si continua verso la Croda da Lago e il pianoro dove nel 1985 sono stati scoperti i resti dell’Uomo di Mondeval, l’equivalente bellunese di Ötzi. Dal rifugio Città di Fiume al rifugio Sonino al Coldai si può scegliere tra l’itinerario-base e quello che aggira il Pelmo e tocca il rifugio Venezia-De Luca. 

La settima tappa, ai piedi della Civetta, conduce al rifugio che ricorda Attilio Tissi, grande alpinista degli anni Trenta e poi al rifugio Vazzoler, base per arrampicate sulla Busazza sulle Torri Trieste e Venezia. Con l’ottava tappa si esce dalle Dolomiti più note, si raggiunge il rifugio Carestiato, ai piedi della Moiazza, e si scende al Passo Duran. Il nono giorno si entra nel Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, “un mondo selvaggio, primordiale, e affascinante” secondo Hiebeler, e si raggiunge il rifugio Sommariva. 

Il decimo giorno, per creste e boschi solitari, si va al rifugio Pian de Fontana, costruito per l’Alta Via. L’undicesimo si deve prendere una decisione. Un percorso facile scende al rifugio Bianchét, e prosegue per una stradina tra i faggi fino alla statale Agordo-Belluno. Chi resta sul percorso originale deve scavalcare la Schiara, da cui nelle giornate serene si vede la Laguna di Venezia. Segue la ferrata del Màrmol, riservata a esperti bene attrezzati, che si abbassa su una parete verticale fino al rifugio VII Alpini. Un bel sentiero, accanto al torrente dove Toni Hiebeler consigliava di fare il bagno nudi, porta alle Case Bortòt, dove un cippo ricorda gli ideatori del percorso. Un bus o un taxi conducono a Belluno.

Alcune alternative

Fino alle Dolomiti Bellunesi, una volta sciolti i nevai, il percorso-base dell’Alta Via non presenta difficoltà. La traversata della Schiara, con discesa per la ferrata del Màrmol, è invece riservata a esperti, e richiede l’apposito kit con casco, imbragatura, longe e moschettoni. Si può evitare questo tratto (e togliere dallo zaino l’ingombro e il peso del kit), scendendo al rifugio Bianchét e alla statale da Agordo a Belluno. Settembre di solito è un mese ideale per l’Alta Via, perché il caldo di luglio e agosto è finito, ed è più facile trovare posto nei rifugi. Purtroppo, nella parte finale del percorso, molti punti di appoggio del CAI chiudono il 20 settembre, e questo complica un po’ le cose. Per questo motivo, e perché molti escursionisti hanno terminato le ferie, si può scegliere di dedicare all’Alta Via solo un weekend, magari lungo. Ecco alcuni esempi, dove è relativamente facile tornare al punto di partenza in bus. Un’auto lasciata in precedenza all’arrivo semplifica spesso le cose.   

  • Da Braies a Pederü e a San Vigilio (2 giorni)
  • Da Braies al Passo Falzarego e a Cortina (3 giorni)
  • Dal Passo Falzarego al Pelmo (2-3 giorni, con discesa a Borca)
  • Da Alleghe a Passo Duran (2-3 giorni)
  • Dalla Val di Zoldo alla Schiara (3 giorni se si scende al rifugio Bianchét, 4 se si scavalca la Schiara). 
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