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Brothers in Arms, in 5 sulla vetta del Cerro Torre

Il Cerro Torre ha una nuova via che percorre gran parte della parete est per poi proseguire lungo la nord fino al fungo di ghiaccio e poi fino in cima al “grido di pietra”: Borthers in Arms.

“Bernaaa! Pasquiii! Mi sentite?!? Siamo in cima al Torre!” Era il sogno dei tre Matteo (Della Bordella, Bernasconi, Pasquetto) il Cerro Torre. Una linea superba, elegante, malinconia. Verticale, quasi direttissima. Sale su dritto per dritto, in puro stile alpino. L’hanno completata i Ragni Della Bordella, De Zaiacomo e Bacci, ma in cima sono arrivati in cinque perché “Brothers in Arms è il punto di arrivo di un cammino patagonico iniziato con Matteo Bernasconi 11 anni fa, è la via che avrebbe dovuto essere l’apice del nostro percorso insieme come amici, come alpinisti e come cordata” scrive Della bordella. “Brothers in Arms è stato anche il grande sogno di Matteo Pasquetto, con il quale ho condiviso i primi veri tentativi sulla via. Tentativi decisivi e ricchi di esperienze forti per entrambi. In due, con condizioni non ottimali, sull’immensa parete Est”.

In 5 sul Cerro Torre

Non è più un sogno Brothers in Arms, ma qualcosa di concreto, disegnato con una penna rossa sul granito del Torre. “È una ragione di vita, qualcosa in grado di dare un senso alle nostre esistenze”. Per Matteo, ma anche per i suoi due compagni di avventura, Matteo De Zaiacomo e David Bacci. “Sono stati eccezionali. Si sono fidati di me quando gli ho chiesto di farlo e hanno preso il comando della situazione quando gli ho chiesto di prenderlo. È stata una via che ci ha portato al limite delle nostre capacità, e forse anche un po’ oltre. Conoscenza e preparazione, fiducia reciproca, coraggio e fortuna sono stati i 4 ingredienti magici che ci hanno permesso di realizzare questa via.

Di qui hanno provato a passare gli inglesi Philip Burke e Tom Proctor nel 1981. Hanno salito il diedro a loro dedicato e una decina di tiri sulla nord. “Dopo un mese di permanenza in parete sono arrivati molto vicini alla cima. Un’impresa d’altri tempi che ci ha trasmesso forza e coraggio davanti a difficoltà che sembravano insormontabili. Come quelle del diedro, dove i tiri di fessure off-width si susseguivano senza tregua uno dopo l’altro e diventavano sempre più difficili, strapiombanti ed estenuanti, man mano che salivamo verso l’alto” accompagnati dal sorriso di un Pasquetto carico di entusiasmo e da un Bernasconi calmo anche nei momenti più critici. In cima insieme, come sarebbe dovuto essere, gridando al cielo sicuro che fossero lì, da qualche parte, a festeggiare per quella traccia indelebile già parte della storia.

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