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Lorenzo Delladio e La Sportiva Outdoor Paradise. Quando l’immaginazione supera la normalità

Visionario: aggettivo, derivato di visione, dal latino visio, vidère. Su questa parola ha di recente influito il significato dell’inglese ‘visionary’, e oggi descrive chi ha una sicura visione del futuro, su come accoglierlo e guidarlo, chi mostra un’immaginazione straordinaria e una potente vena creativa e innovativa. Si potrebbe affermare che visionario sia il contrario di normalità, intesa come limite alla nostra immaginazione, mentre è proprio quest’ultima che “stimola il progresso, facendo nascere l’evoluzione” (Albert Einstein, n.d.r.). Una narrazione che sembra cucita su misura per Lorenzo Delladio e il progetto La Sportiva Outdoor Paradise.

Breve riassunto delle puntate precedenti: nel 2017 il Presidente e Amministratore Delegato dell’azienda di Ziano di Fiemme, ai piedi delle Dolomiti, fondata nel 1928 dal calzolaio di Tesero Narciso Delladio, propone di realizzare una riqualificazione ambientale e naturalistica del Passo Rolle. L’idea si basa su un cambio di prospettiva radicale per il turismo di montagna. In sintesi: un’area tradizionalmente vocata allo sci alpino, sarebbe stata riportata al naturale, attraverso lo smantellamento degli impianti e la riqualificazione delle strutture presenti, per soddisfare nuovi target di appassionati della natura e della vita attiva all’aria aperta, alla ricerca di benessere e sostenibilità. I numeri registrati dal trend di crescita delle attività outdoor che prescindono dagli impianti davano, e danno tutt’oggi, ragione all’imprenditore trentino, che sugli sport alternativi allo sci alpino basa il suo business. Il mercato in Italia vale oltre 700 milioni di fatturato, in costante crescita anche nell’inverno 2020-21: secondo uno studio pubblicato da Skipass Panorama Turismo, sta aumentando la voglia di scialpinismo, con un incremento rispetto allo scorso anno del +9,2% dei praticanti (8.700 persone), a fronte del -8,7% degli appassionati di sci alpino. Ma il progetto, che oggi, con gli impianti chiusi e le necessità di distanziamento sarebbe ancora più attuale, all’epoca non va importo.

 

La situazione attuale evidenzia quanto intere regioni italiane siano dipendenti dagli impianti e dalla neve per la loro economia. Il suo progetto lungimirante si basava su un modello di sviluppo alternativo, che ora sarebbe davvero molto attuale.

“Probabilmente lo sci alpino rimarrà un business importante, ma ultimamente tutti ci siamo accorti che c’è un considerevole rallentamento. Inoltre ospitare troppe persone durante i picchi delle ferie non è sostenibile. Bisogna permettere agli operatori del settore di lavorare anche fuori stagione, tutti i dodici mesi, con un turismo di qualità, non di massa. Bisogna dare continuità. Nelle nostre valli, su dieci turisti, cinque non sciano. Cosa gli offriamo? Bisogna creare un’alternativa altrimenti non torneranno. Se nel 2017 avessimo sviluppato l’Outdoor Paradise al Passo Rolle, un progetto basato su attività che possono convivere con lo sci alpino, in questo momento avremmo pronto un pacchetto da offrire, adatto ad ogni stagione. Questa pandemia sta acutizzando la problematica. Quest’anno c’è il Coronavirus ma la prossima stagione potrebbe non nevicare, per esempio. Ci sono delle variabili imprevedibili”.

Perché secondo lei al Passo Rolle il progetto avrebbe funzionato?

“In realtà credo avrebbe funzionato anche da altre parti. A livello internazionale ci sono diversi esempi simili, penso all’Austria e a Crans Montana, in Svizzera, dove gli impiantisti stessi hanno creato un circuito intorno alle funivie, e ci hanno fatto un business. In Colorado poi c’è un parco immenso dedicato solo allo scialpinismo. Ora ci sono altre realtà, e stanno nascendo delle iniziative simili, non in un posto stupendo come quello, secondo me il più bello del mondo. Nel 2017 però saremmo stati i primi a creare qualcosa di innovativo, e secondo me le persone sarebbero venute, anche perché il progetto avrebbe avuto molta visibilità mediatica”.

Sarebbe stato un progetto sostenibile? Quali attività avreste offerto?

“Il progetto si sarebbe inserito all’interno del parco protetto in maniera sostenibile al 100%. Avremmo offerto un pacchetto che avrebbe avuto due particolarità: tutto sarebbe stato fatto in sicurezza e in maniera sostenibile. Avremmo utilizzato il territorio così com’era, solo in maniera più organizzata. L’idea era di far tracciare alle Guide Alpine – già presenti sul territorio ed eventualmente disponibili per accompagnare i clienti – dei percorsi in sicurezza: per lo scialpinismo e per le ciaspole. Poi avremmo creato piste per gli slittini, experience in parapendio e con la slegdog, e tanto altro: esperienze uniche, che non si trovano ovunque. Avremmo anche pensato a percorsi didattici dedicati ai bambini”.

Come si pensava di riqualificare o smaltire gli impianti in disuso presenti sul territorio?

“Quando abbiamo proposto il progetto gli impianti della zona erano inutilizzati. In seguito sono stati messi a posto ma rimangono un po’ vetusti, si tratta comunque di appena 4 km di piste. Poco sotto ci sono località più comode da raggiungere, e con impianti nuovi. L’idea era quella di smantellare gli impianti e creare un Outdoor Paradise. Ho anche depositato il marchio perché credo che questo sarà il futuro, anzi avrebbe dovuto essere il presente”.

Il progetto prevedeva anche la realizzazione di alcune strutture all’avanguardia. Quale sarebbe stato l’impatto dell’Outdoor Paradise sul territorio?

“Nessun impatto. Parte degli impianti sarebbero stati riconvertiti in experience room per sei, otto persone, con un design essenziale e minimal, ma a 2.400 metri di altitudine. Pensavamo di recuperare la struttura della partenza di uno degli impianti, smantellando la sala macchine ma mantenendo la palafitta, e collocandoci sopra una delle casette. C’era anche l’idea di realizzare una struttura interrata al 90%, alternativa, ma non sostitutiva, ai rifugi, che sono fondamentali, e che avrebbe potuto essere sia un ristorante che offriva un menu particolare, sia un luogo per ospitare convention aziendali. Avevamo anche pensato di costruire una piccola baita, di legno o di vetro, che si sarebbe inserita perfettamente nel territorio e si sarebbe mimetizzata con l’ambiente, quasi invisibile da lontano, magari con un tetto trasparente: la vista, con la luna che sale dietro il Cimon della Pala e il sole che sorge la mattina, non sarebbe stata niente male. L’ospitalità in queste strutture sarebbe stata di pochi posti letto, quindi non si sarebbe portato via lavoro agli albergatori, anzi, avevamo proposto loro di collaborare: avrebbero potuto offrire ai loro clienti, in opzione, un’esperienza unica come quella di una notte in quota. Credo ci sarebbe stata la lista di attesa per tutto l’anno”.

Quali fatturati generava lo sci alpino al Passo Rolle al momento in cui è stato presentato il progetto e quale era la stima dell’Outdoor Paradise? Quali i costi e il ritorno economico anche in termini di posti di lavoro del progetto?

“Chiaramente all’epoca avevo fatto un business plan, doveva essere un progetto sostenibile anche a livello economico, soprattutto considerando l’importanza del finanziamento che avrei intrapreso. Oltre al denaro, avrei inserito sul progetto anche il mio nome e quello della mia azienda, quindi non potevo fallire. Anche per questa ragione le persone hanno creduto nel progetto”. 

La Sportiva basa il suo business su attività alternative allo sci alpino, come lo scialpinismo. Di che cifre stiamo parlando? Come azienda negli ultimi mesi avete riscontrato un aumento delle vendite legate a queste attività?

“Sì, La Sportiva lavora esclusivamente con sport estranei allo sci alpino, come scialpinismo, alpinismo, ciaspole, trail running, arrampicata. Stiamo realizzando anche scarpe specifiche per il parapendio. Bisogna capire i trend del settore. Noi cresciamo del 12% / 13% all’anno, una cifra significativa. Anche durante il 2020, nonostante siamo stati chiusi per tre mesi, finiremo con un bilancio in attivo, nonostante il periodo disastroso. Significa che a maggio, subito dopo il lockdown, le persone si sono riversate nei negozi per comprare attrezzatura che gli consentisse di andare all’aria aperta, vivere spazi che tra l’altro permettono di mantenere il distanziamento opportuno. Il nostro fatturato del 2020 sarà simile al 2019, un dato davvero notevole, che ci fa ben sperare per il futuro: vuole dire che il mondo dell’outdoor sta andando avanti. Per lo scialpinismo abbiamo terminato tutti gli sci e gli attacchi: mi sono confrontato anche con i miei colleghi, e tutti mi hanno confermato che è stato un boom incredibile. I dati sono molto positivi. Molti miei amici, che non avevano mai fatto scialpinismo, sono venuti a comprare l’attrezzatura per poter vivere esperienze sulla neve, che ovviamente va affrontata in sicurezza, soprattutto ora, per non gravare ulteriormente sugli ospedali”. 

All’epoca ha detto che per voi questo progetto non voleva essere un’operazione speculativa, ma un’iniziativa di marketing di promozione territoriale. Crede che un progetto del genere possa essere un’opportunità di visibilità per il Trentino, le Dolomiti e l’Italia? Un’area completamente libera da impianti quale impatto mediatico avrebbe in un momento come questo, ma anche in proiezione futura?

“Credo che scegliere di smantellare parte degli impianti e riqualificare il territorio sarebbe stato interessante per molti e avrebbe attratto persone curiose di capire cosa stava succedendo sul Passo Rolle. L’idea era di creare qualcosa di unico per il territorio”.

Alla fine il progetto non era andato in porto, una minoranza di operatori e di rappresentanti delle istituzioni coinvolte si era opposta. Cosa non ha funzionato? Che idea si è fatto?

“All’inizio pensavo che tutti sarebbero stati favorevoli, ma mi sbagliavo. La Sportiva era già pronta a finanziare con dei fondi privati ma la politica e l’invidia si sono messe di mezzo. Tre o quattro persone, purtroppo molto potenti politicamente, erano contrarie, a fronte di centinaia di favorevoli. Non si riusciva ad accettare che fosse un imprenditore privato, e non il pubblico, a portare avanti un progetto su questi argomenti. A mio avviso una mentalità chiusa e non al passo coi tempi. Sapevo che senza la volontà politica sarebbe stato molto complicato andare avanti. C’è stata anche invidia da parte di alcune persone della zona, forse poco aperte mentalmente. Io arrivavo della Valle di Fiemme, mentre il Passo Rolle collega le località di Primiero-San Martino di Castrozza, e anche se siamo confinanti, e ho sempre ripetuto che si tratta comunque di Trentino e di Italia, per certe persone non era comprensibile che mi occupassi di quel territorio. Purtroppo esistono ancora questi “campanili” come li chiamiamo noi: se una persona arriva dalla Valle di Fiemme non ha voce in capitolo su Primiero e San Martino di Castrozza”.

La pandemia ha funzionato come acceleratore per tanti fenomeni, penso per esempio allo smart working. Le riflessioni delle ultime settimane porteranno dei cambiamenti? I tempi sono maturi per un cambio di prospettiva o torneremo alla presunta normalità pre Coronavirus? Quali sono le sue speranze?

“I cambiamenti sono già in atto: stiamo diventando molto più consci che la vita dev’essere vissuta in maniera più tranquilla. Eravamo troppo presi e ci sarà un rallentamento. In azienda, per quanto riguarda i campionari, per esempio, abbiamo deciso di non presentare prodotti nuovi: arriviamo da anni di corsa frenetica alle nuove collezioni, è l’ora di frenare. Per questa ragione la collezione della primavera 2020, trascorsa in lockdown e con i negozi chiusi, sarà riproposta per il 2021. Sostenibilità significa anche questo, non buttare via la giacca dello scorso anno solo perché è uscito il nuovo colore. Anche in futuro continueremo a realizzare campionari ridotti. Negli uffici lavoriamo a rotazione, due giorni alla settimana metà dei dipendenti è in smart working: anche questo significa sostenibilità, perché si risparmia tempo e si riduce l’inquinamento. Non avevo mai pensato a questa modalità perché non c’era l’esigenza, ma ora che l’abbiamo sperimentata devo dire che funziona. Anche l’e-commerce negli ultimi mesi è cresciuto molto, anche se abbiamo scelto di non forzare la mano per incentivare la vendita, anche per ragioni etiche, per dare la possibilità ai negozianti di lavorare, altrimenti li avremmo sopraffatti in questo momento, e devo dire che in molti ci hanno ringraziato per questa decisione. Proprio in questi giorni, alla luce delle ultime decisioni governative, abbiamo anche scelto di chiudere i negozi, che secondo le disposizioni avrebbero potuto rimanere aperti, vendendo articoli sportivi. Stavano lavorando bene e questa decisione comporterà un calo di fatturato considerevole, ma penso sia la cosa giusta: ritengo opportuno che le persone stiano a casa e quindi non volevo incentivare a uscire per fare shopping”.

Ha intenzione di riproporre il progetto? Quali sono i primi passi che compierebbe?

“Dopo che l’iniziativa non è andata in porto ho investito nell’azienda quindi quel denaro non è più disponibile per un finanziamento. Di certo il mio legame con il territorio rimarrà, insieme alla voglia di realizzare qualcosa di concreto. Ho diversi amici con i quali ci confrontiamo su questo argomento. Ora sono in pensione e ho tempo per realizzare qualcosa di socialmente utile. Può darsi che il progetto si possa riprendere in mano. Di certo ora vorrei aiutare, grazie alla mia esperienza, gli imprenditori del turismo del mio territorio. Durante questi quattro anni ho continuato a riflettere su questo progetto, ho fatto nuove considerazioni e ne ho accantonate altre, come la creazione di piste per il downhill, perché comporterebbero un impatto sul bosco e quindi ritengo che non siano sostenibili. Il primo passo necessario sarebbe l’incontro con la politica: il pubblico deve credere nel progetto. L’autonomia del Trentino potrebbe essere una prerogativa favorevole in questo senso. Poi se l’idea è buona, come credo sia quella dell’Outdoor Paradise, i soldi si trovano, anche dal privato, non solo da parte mia, magari da una cordata di imprenditori: così il progetto sarebbe più credibile anche nei confronti dell’opinione pubblica e quindi si finalizzerebbe più facilmente, avendo la politica come partner”.  

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5 Commenti

  1. Delladio sei troppo avanti troppo lungimirante per confrontarti con questi politico/amministratori/prenditori di una bieca cecita’ assoluta!! Avercene di persone con la tua visione d’insieme, al comando di questa povera Italietta!!!

  2. Complimenti, un progetto incredibile! Mi ha riacceso l’entusiasmo, in un periodo in cui lo sconforto tende a prevalere. Grazie!

  3. Sicuramente un progetto interessante, lungimirante ed ambizioso. Sarebbe bello andare ad intervistare quelli che hanno detto no anni fa e spiegarci il perché. Montagna.tv a voi!

  4. Ci sono pur sempre i Lagorai.. di cui occuparsi, anche se sono meno griffati ..e non ci sarbbero impianti da smontare.Ideali per natura escursioni..tranquillita’ .Non sono comodi da raggiungere come il Passo Rolle..pero’ ..

  5. Passo Rolle..se si frequenta al termine della stagione invernale o estiva..e’in piena wilderness.Provato di persona in aprile-maggio o dopo le vacanze natalizie..o fuori week end..In alcuni periodi il parcheggio e’ una sfilza di camper..poi al massimo uno o due.Adesso da Predazzo e’precluso da una frana al Paneveggio.
    Ogni turista ha una cosa che odia.la frequentazione. degli altri turisti..Infatti gli spot filmati pubblicitari presentano quasi sempre il singolo o piccolo gruppo in ambiente grandioso solo per uso esclusivo d’elite.
    Adesso nelle webcam si vedono skialper che salgono e scendono su piste battute ma precluse agli sciatori industrializzati.. .e gli fa gran comodo…almeno insalita.Per la discesa a scelta su pista lisciata in attesa di sblocco o neve naturale e anche un misto zig zag tra neve vergine e pista battuta.

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