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Erich Abram: il pugno duro di Desio e il K2, all’epoca era normale ubbidire

Erich Abram (Photo Trento Film Festival)
Erich Abram (Photo Trento Film Festival)

VIPITENO, Bolzano — “Sono già passati 60 anni? Davvero?“. Esordisce così, con una risata, la telefonata con Erich Abram, protagonista della mitica spedizione al K2 del 1954. Abram al K2 non andò in cima, ma aiutò l’amico Walter Bonatti e l’hunza Amir Mahdi nel difficile ed importante compito di trasportare le bombole di ossigeno che servirono a Compagnoni e Lacedelli per raggiungere la vetta.

Quello che è indubbio nella storia di Abram è che la spedizione del 1954 fu per lui un’esperienza unica, che lo legò per sempre a due capitoli fondamentali dell’alpinismo italiano: il K2, da un lato, e Walter Bonatti dall’altro. “Eravamo due ragazzacci”, ci disse quando parlammo con lui dopo la morte dell’amico nel 2011. Lo disse con grande nostalgia e grande affetto.

Oggi, in occasione della spedizione pakistana per il 60esimo anniversario della prima salita del K2, lo abbiamo risentito.

“Beh mi fa piacere che i pakistani si siano organizzati per tentare il K2 con l’aiuto degli italiani – ci ha detto Abram -. Sono contento che cerchino di rifare qualcosa che all’epoca era stato ben fatto, anzi mi farebbe piacere che anche il Club alpino riorganizzasse una spedizione propria. Perché non è mica facile una spedizione al K2, almeno non lo è stata la nostra…prima di tutto serve un leader, un capo spedizione che sappia guidare anche con pugno duro gli alpinisti. Al nostro tempo il pugno duro ce l’aveva Desio”.

Ed è proprio a Desio che vola il suo pensiero, più volte nella nostra conversazione. Un personaggio difficile, un capo duro, eppure una figura che ancora oggi resta impressa nella sua memoria.

“Desio conosceva già la zona – continua infatti Abram -, conosceva tante persone del posto, aveva il carattere e i connotati per guidare il gruppo. Ed è riuscito a far funzionare le cose. E ai quei tempi era normale ubbidire, abbassare la testa agli ordini. Ed era forse anche l’unico modo. Forse gli italiani erano anche più disposti di oggi a seguire un capo”.

“Ci voleva un Desio che ci guidasse, anche se poi non era come diceva lui, che pensavamo solo alle donne” – aggiunge Abram con una risata fragorosa.

Nel 1954 l’alpinista altoatesino aveva 32 anni. Al K2 ci tornò all’età di 72 anni, per un film, e quella è stata la sua ultima volta al cospetto della grande montagna.

“Tornai per il 40esimo anniversario della prima salita – spiega -, con i francesi e una troupe della Rai valle d’Aosta per fare un film, non per scalare. Il 40esimo, ci crede? Pensi un po’, sono passati altri 20 anni da allora….Oggi ho 92 anni e sento ancora la nostalgia del K2 e di quella spedizione, soprattutto quando mi capita di riparlarne con qualche piccolo gruppetto di noi. È un bel ricordare…”.

“Di questi tempi è molto più facile andare in spedizione al K2 di allora, è più facile anche solo organizzarla. Però il K2 rimane il K2. Che cos’ha di speciale quella montagna? – ride ancora Abram, salutandomi come aveva cominciato -. Beh di sicuro non è solo una montagna molto difficile…”.

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2 Commenti

  1. Si vede che Eric è di un’altra epoca, per sua stessa ammissione.
    Bonatti già allora era in una nuova dimensione, decenni avanti.
    Ma per gli 8000 non c’era altra scelta. Poi sono arrivati Messner e compagnia.

  2. Amir Mahdi, non era uno sherpa ma un hunza.
    Gli sherpa, provengono dalle valli nepalesi, in origine dalla valle del Kumbu.

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