Gente di montagna

David Lama

Successo, per me, non significa raggiungere il vertice, ma essere all’altezza delle mie aspettative

David Lama

 

«Possiamo decidere se esistere solo per vivere o vivere cercando di dare un senso al dono e alla fortuna di essere esistiti», ha detto Simone Moro, ricordando David Lama, Hansjörg Auer e Jess Roskelley. Un sorriso timido e un talento da fuoriclasse, entusiasta, David Lama non smetteva mai di esplorare perché aveva deciso di vivere intensamente, dando concretezza ai suoi sogni. Cercava montagne sperdute e incontaminate, per il loro irresistibile e misterioso fascino dell’avventura. L’arrampicata e l’alpinismo al limite lo rendevano felice e non ci avrebbe mai rinunciato, perché nella montagna aveva trovato il suo equilibrio e la sua ragione di vita.

Vita privata

David Lama è nato da madre austriaca e padre nepalese a Innsbruck il 4 agosto del 1990 ed è morto sull’Howse Peack, nelle montagne rocciose canadesi, il 16 aprile del 2019, a 28 anni. Si avvicina sin da bambino alle pareti verticali e giovanissimo partecipa a numerose competizioni sportive, ottenendo ottimi risultati. Presto però sente il richiamo delle montagne del suo DNA e si innamora del Paese dove dimorano i giganti della Terra.

Competizioni

David Lama raggiunge il grado 8a a soli dieci anni e l’8c a tredici. Nel 2005, a quattordici anni, sale la via No future, gradata 8c+, e presto diventa famoso in tutto il mondo del climbing. Nel 2004, a Edimburgo, e nel 2005, a Pechino, vince due medaglie d’oro nel Campionato del mondo giovanile di arrampicata. Vince anche la Coppa Europa giovanile di arrampicata, sia nel 2004 che nel 2005. Nel 2006, durante il suo anno di esordio nelle competizioni seniores, al Campionato europeo di arrampicata a Ekateriburg, si classifica primo nella specialità lead e nel 2007, e a Birmingham, sempre durante il Campionato europeo di arrampicata, vince di nuovo l’oro, questa volta nel boulder.

Alpinismo

Dopo aver abbandonato il mondo agonistico, si appassiona all’alpinismo estremo avendo chiara fin da subito la sua via: cercare la difficoltà tecnica, più della quota, su pareti o montagne mai esplorate. David Lama si misura su cime che hanno fatto la storia dell’alpinismo, come quella del Grand Capucin, l’Eiger, e la Cima Ovest di Lavaredo.

Nel 2008 c’è la svolta: con Jorg Verhoeven apre Desperation of the Northface, una via di 820 metri con difficoltà fino al 7b sulla Sagwand (3.227m) nelle Alpi dello Zillertal, in Austria. In seguito scala nella Valle di Cochamo in Cile e sulle big wall in Yosemite. Nel 2010, con Jorg Verhoeven, apre l’impegnativa via Brento Centro, 28 tiri con difficoltà fino all’8b, sul Monte Brento, in Valle del Sarca. A 21 anni, insieme a Peter Ortner, sale una nuova via sulla Nord dell’Eiger, Pacienca (8a). Sempre nel 2011, con Stephan Siegrist e Denis Burdet, apre una nuova via sul Cerro Kishtwar, Yoniverse, in Kashmir (India).

Poi arriva un capolavoro di stile e arditezza, per il quale l’alpinista riceverà la menzione speciale al Piolet d’or: nel 2012, in Patagonia, riesce, dopo un precedente tentativo senza successo, nell’impresa di effettuare la prima salita in libera della Via del Compressore, sul Cerro Torre, insieme a Peter Ortner. Nello stesso anno, sempre con Peter Ortner, e con il fotografo ed alpinista statunitense Corey Rich, raggiunge, passando lungo la famosa via Eternal Flame, i 6.251 metri della cima del Trango Tower nel Karakorum, Pakistan. Nel 2016, insieme a Hansjörg Auer e Alex Blümel, tenta di effettuare la prima salita della cresta Sud-Est dell’Annapurna III, definito come “uno degli ultimi grandi problemi ancora irrisolti dell’Himalaya”. Purtroppo le condizioni della montagna costringono gli alpinisti a rinunciare. Salire questa montagna rimarrà uno dei suoi più grandi desideri: Annapurna III Unclimbed è il titolo del documentario realizzato su questa spedizione. Dopo due tentativi falliti, la terza volta David Lama riesce a coronare il suo sogno con la solitaria e prima salita assoluta, lungo la cresta Ovest, della cima inviolata del Lunag Ri (6.895m), al confine tra Nepal e Tibet, quasi un omaggio alla sua terra d’origine. Un momento importante nella crescita alpinistica di David Lama: “una salita che resterà scolpita nella mia memoria per l’esposizione, la difficoltà, il freddo e la solitudine e per essere stata la conclusione vittoriosa di un progetto personale”. Per questa impresa David Lama ha vinto il Piolet d’Or postumo nel 2019.

La tragedia sull’Howse Peak

Il 16 aprile del 2019, David Lama, 28 anni, insieme al connazionale Hansjörg Auer, 35 anni, e all’alpinista statunitense Jess Roskelley, 36, dopo avere completato la prima ripetizione della via M-16 sull’Howse Peak, nel parco Nazionale di Banff in Canada, sono morti travolti da una valanga nel corso della discesa. I corpi degli alpinisti sono stati successivamente recuperati il 21 aprile. David Lama e Hansjörg Auer, amici e compagni di cordata, entrambi austriaci, erano da tempo tra i migliori alpinisti del mondo. Il 19 luglio del 2019, sulle sue montagne di casa, in Tirolo, è stata organizzata una giornata in suo ricordo, alla quale hanno partecipato più di 1600 persone, raccontata in questo video

Le ceneri di David Lama sono state portate a Kathmandu e sepolte secondo la tradizione buddista Sherpa.

 Onorificenze

  • Nel 2019 David Lama ha vinto il Piolets d’Or, assegnato all’inizio di ogni anno alla migliore impresa alpinistica realizzata nell’anno precedente e considerato il massimo riconoscimento alpinistico a livello mondiale, per aver scalato, in solitaria e per la prima volta al mondo, lungo la cresta Ovest, la cima inviolata del Lunag Ri (6.895m).
  • David Lama ha vinto La Sportiva Competition Award nel 2007, per i suoi ottimi risultati nelle competizioni. 

Film

  • Cerro Torre: A Snowball’s Chance in Hell, sull’impresa sul Cerro Torre. Uscito nel 2014 nelle sale cinematografiche, il film-documentario, diretto da Thomas Dirnhofer, ha partecipato anche al Trento Film Festival.
  • Lunag Ri 2nd Attempt, registi: Michael Ginthoer, Martin Hanslmayr
  • Annapurna III Unclimbed, cortometraggio che documenta il tentativo degli alpinisti austriaci David Lama, Hansjörg Auer e Alex Blümel di salire l’inviolata Cresta Sud-Est dell’Annapurna III (7.555m) in Himalaya.

Curiosità

In Himalaya è stato realizzato, grazie a una collaborazione tra Italia, Austria e Nepal, il Bivacco “David Lama”, arroccato a 5.100 m sulla roccia dell’icefall del Drolambau glacier, ai piedi del Thashi Lapcha, una vetta remota dell’Himalaya. Un progetto nato con la finalità di incrementare la sicurezza dei portatori locali.

«David cercava sempre di proseguire sulla sua strada. A volte questo ha significato tanto coraggio e passione, che non gli mancavano. Sono così triste nell’apprendere della sua tragica perdita insieme a Hansjorg Auer e Jess Rosskelley».

Adam Ondra

 

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