Gente di montagna

Emilio Comici

Sulla montagna sentiamo la gioia di vivere, la commozione di sentirsi buoni e il sollievo di dimenticare le miserie terrene. Tutto questo perché siamo più vicini al cielo. Emilio Comici

Ritenuto il più grande talento alpinistico nel periodo compreso tra le due guerre Emilio Comici ha segnato un periodo. Con circa 200 nuove vie aperte in Dolomiti ha rappresentato, insieme a Riccardo Cassin e altri alpinisti, la risposta italiana ai sestogradisti tedeschi. “In più di cinquant’anni non ho mai visto nessuno arrampicare con tanta apparente facilità, con tanta eleganza” il ricordo che Cassin ha conservato di Comici, una vera e propria pietra miliare nella storia dell’alpinismo. Capacita tecniche, purezza di stile e ricerca della linea esteticamente più pulita sono i caratteri distintivi per questo alpinista che ha segnato in modo indelebile la storia delle nostre montagne.

La vita

Nato il 21 febbraio 1901 tra infanzia e adolescenza Emilio Comici si è dedicato a vari sport, riuscendo ad eccellere in tutti. La passione per la montagna arriva solo con il finire della prima Guerra Mondiale quando inizia a frequentare l’associazione polisportiva “XXX Ottobre” . Con loro scopre la speleologia e si dedica all’esplorazione delle grotte del Carso. Antri ancora sconosciuti e mai visitati prima che Comici e i suoi amici perlustrano imparando tecniche e metodi grazie all’esperienza diretta, da autodidatti. Un metodo empirico che funziona e che in breve tempo porta a un grande traguardo sia per Comici che per il gruppo: record mondiale di profondità. Nel 1926 Emilio, ormai divenuto grande esperto in campo speleologico, si muove in esplorazione di una grotta sull’altopiano del Cansiglio, raggiungendo la profondità di -500 metri, un record per il periodo. Dopo questo exploit la sua passione per la speleologia è andata via via affievolendosi in favore di un nascente amore per l’attività alpinistica. Una passione dove Emilio Comici eccelle, raggiungendo i traguardi più alti.

L’alpinismo

La passione di Comici verso l’alpinismo è travolgente, è come se avesse trovato il suo terreno di gioco ideale. Nonostante questo però, all’inizio della sua attività verticale, incassa qualche delusione per colpa di una tecnica ancora da affinare. Siamo nel 1927-28 gli anni in cui Emilio inizia a guardare la Val Rosandra, selvaggia valle a monte di Trieste, con occhi diversi. Nelle verticali pareti della zona coglie la possibilità di crearvi una palestra d’arrampicata. Una scuola dove migliorare tecnica e prestazioni prima di cimentarsi con sfide ben più difficili. In breve tempo il suo livello cresce e nel 1929 arriva la sua prima grande realizzazione: primo sesto grado italiano. Insieme a Giordano Bruno Fabjan scala la nord-ovest della Sorella di Mezzo nel gruppo del Sorapis. Circa 200 le vie aperte da Comici in Dolomiti, impossibile citarle tutte. Molte sono diventate grandi classiche e altre hanno segnato la storia del periodo. L’alpinismo di Comici va oltre la mera pratica sportiva, per lui la vetta non è l’unica cosa che conta. A dare un significato alle sue salite è la ricerca estetica della goccia d’acqua: linee che scendono il più  verticalmente possibile dalla cima.

La ricerca estetica non gli ha però impedito di esprimersi al massimo in campo sportivo riuscendo a trovare soluzione ad alcuni dei problemi alpinistici del periodo.

Nel 1932 lascia Trieste per trasferirsi in Dolomiti ed esercitare la professione di guida alpina. Scelta difficile, complicata dal fatto che l’ambiente lavorativo è molto chiuso nei confronti di un forestiero come Comici. Partito con l’idea di andare a Cortina, dove non viene accettato, decide poi di andare a Misurina, ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo. I suoi clienti sono triestini, come anche i compagni di cordata con cui mette a segno nuove vie. Anche con questi ultimi ha sempre problemi e mai riuscirà a trovare un compagno stabile con cui andare in montagna. Tra i suoi compagni di cordata figurano nomi come Giovanni e Angelo Dimai con cui apre al Comici-Dimai sulla parete nord della Cima Grande di Lavaredo; oppure Riccardo Cassin con cui apre una via sulla ovest dello Zuccone Campelli, in Orobie. E ancora Severino Casara con cui mette a segno la sua ultima impresa alpinistica: Salame del Sassolungo, prima salita della parete nord.

Emilio Comici trova la morte il 19 ottobre 1940 in Vallunga (Selva di Val Gardena) durante una banale scalata, per colpa di un cordino marcio e logoro. Dopo aver salito una facile parete, in compagnia di una bella donzella, si è sporto nel vuoto, per dare consigli agli amici bloccati nella scalata, assicurandosi al vecchio cordino. A ricordare quei momenti rimane la testimonianza dell’amico Tommaso Giorgi: “Prese un cordino che aveva legato attorno alla vita, l’assicurò a una cengetta che si trovava poco più sopra e sì lascio cadere nel vuoto. Il cordino si spezzò, sentii l’urlo della Demetz e volgendomi verso la valle vidi Comici, andare giù di piatto, senza muoversi, senza gridare. Precipitato sul prato sottostante, si rialzò di scatto, quasi fosse una palla, facendomi tirare un sospiro di sollievo. Un istante dopo però ricadde di nuovo a terra, questa volta senza più rialzarsi […]. Un sasso, uno dei pochi in quel prato verde, gli aveva fracassato la testa, uccidendolo”.

Curiosità

Due rifugi portano il nome di Emilio Comici: il rifugio Comici ai piedi del Sassolungo e il rifugio Zsigmondy-Comici sotto la Croda dei Toni. Alla Busa del Banco (Auronzo di Cadore) si trova invece il bivacco Comici. Infine, la Società Alpina delle Giulie (CAI Trieste) ha intitolato a Comici la scuola nazionale di alpinismo.

Le principali salite

  • 1927 – Via Innominata alla Torre Innominata (con Giordano Bruno Fabjan), 550 m, V
  • 1928 – Via Comici alla Cima di Riofreddo (con Giordano Bruno Fabjan),700 m, V+
  • 1929 – Via Comici-Fabjan al Monte Cimone del Montasio (con Giordano Bruno Fabjan), 550 m, V+
  • 1929 – Via Comici-Fabjan alle Tre Sorelle del Sorapis (con Giordano Bruno Fabjan), 800 m, VI-
  • 1929 – Via Comici-Fabjan al Dito di Dio (con Giordano Bruno Fabjan), 600 m, V
  • 1930 – Via Comici-Salvadori alla Torre del Diavolo (con Mario Salvadori), 120 m, VI
  • 1931 – Via Comici-Benedetti al Monte Civetta (con Giulio Benedetti), 1050 m, VI
  • 1932 – Via Comici-Brunner-Cernuschi sullo Spiz di Lagunaz tramite Torre di Lagunaz e Torre del Boral nelle Pale di San Lucano, 180 m, IV+
  • 1933 – Via Comici-Dimai alla Cima Grande di Lavaredo (con Giovanni e Angelo Dimai), 550 m, VI- e A1
  • 1933 – Via Comici-Cassin allo Zuccone Campelli (con Riccardo Cassin, Mario Dell’Oro, Mary Varale e Mario Spreafico), 140 m, IV- parete ovest
  • 1933 – Spigolo Giallo alla Cima Piccola di Lavaredo (con Mary Varale e Renato Zanutti), 350 m, VI+
  • 1934 – Via Comici alla Punta di Frida (con Giordano Bruno Fabjan, Vittorio Cottafavi e Gianfranco Pompei), 250 m, VI
  • 1934 – Via Comici alla Torre Piccola di Falzarego (con Mary Varale e Sandro Del Torso), 230 m, V
  • 1936 – Via Comici-Mazzorana alla Cima Piccola di Lavaredo (con Piero Mazzorana), 350 m, VII
  • 1936 – Via Comici-Del Torso-Zanutti alla Torre Comici (con Sandro Del Torso e Renato Zanutti), 300 m, V/VI
  • 1936 – Via Comici al Dito di Dio (con Piero Mazzorana e Sandro Del Torso), 600 m, VI
  • 1940 – Via Comici al Salame del Sassolungo  (con Severino Casara), 450 m, VI+

Libri

Alpinismo Eroico, Hoepli, 1942
L’ Arte di arrampicare di Emilio Comici di Severino Casara, Hoepli, 1957

 

Tutto quello che ci dà la montagna è bello ed è grande, tanto la gioia quanto l’amarezza. Noi veniamo a lei con devozione, e con devozione accettiamo tutto quello che ci viene da lei. Emilio Comici

Tags

Articoli correlati

2 Commenti

  1. Il cordino marcio…rientra nel campo del CIGNO NERO, evento poco probabile, dettaglio in cui il diavolo si nasconde.
    Esistono compagni pedanti e pignoli , ma spesso vengono considerati dei precisini o maniaci o menagrami.
    Ad esempio quelli che in cantiere forestale usano caschetto , cintura di sicurezza, abbigliamentio e scarponi antitaglio ecc.e poi trovano compagni disinvolti che li guardano con sorrisino di compatimento.

  2. Meglio precisini e pignoli che leggeri o addirittura superficiali. L’uomo per sua natura si può distrarre come un cordino può marcire anche se apparentemente integro, ma la gravità no, la gravità non si distrae.
    Filippo FRANCOMACARO

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Leggi anche

Close
Back to top button
Close