Gente di montagna

Dino Buzzati

Chi ha dato tanto alla montagna, chi per la montagna ha rischiato con tanto accanimento la vita, a questo amore resterà legato per sempre.”

Dino Buzzati

Scrittore, poeta, drammaturgo, giornalista, scenografo, pittore, costumista. È difficile definire la poliedrica vita di Dino Buzzati, uno dei più grandi narratori del Novecento (per farla facile). Per lui la scrittura è professione ma, prima di tutto, passione. Attraverso la penna racconta così come fa con il pennello, su tela. Narrazioni malinconiche, ricche di sogni, passioni, desideri, paure. Amante della montagna più pura, fuga dalla monotona quotidianità di un redattore al Corriere della Sera, la ritroviamo nei suoi scritti. Le Dolomiti sono la sua culla, quelle che riescono a tirargli fuori i pensieri più intimi. È tra le crode, tra gli irti e delicati passaggi alpinistici, tra valli e boschi solitari che ambienta i suoi primi libri. Anche nel suo volume più famoso, quello che lo consacra tra i grandi del Novecento, troviamo la montagna. La roccia pallida e fragile delle Pale di San Martino che ispira la fortezza Bastiani de Il deserto dei Tartari.

La vita

All’anagrafe Dino Buzzati Traverso nasce in una benestante famiglia alle porte di Belluno. Il papà, Giulio Cesare, è un giurista e accademico italiano appartenente a un’importante famiglia veneta; la mamma, Alba Mantovani, fa parte anche lei della nobiltà veneta.

La sua infanzia trascorre tranquilla e felice. Con i genitori e i suoi tre fratelli passa buona parte dell’anno a Milano e la restante parte nella villa di famiglia nel bellunese. È qui che, fin da piccolo, Dino inizia a sfogliare avidamente i libri della vasta biblioteca oltre a dedicarsi alla pittura e allo studio della musica. A 12 anni suona pianoforte e violino, strumenti che lascia nell’adolescenza scoprendo una nuova passione, quella per la montagna. Un amore che non lo abbandonerà mai e che lo porterà, per tutta la vita, a desiderare una nuova salita verso l’alto.

Gli anni di studio proseguono prima con il liceo, a Milano, quindi all’università, dove studia giurisprudenza. Nel 1928, dopo essersi laureato, Buzzati viene assunto come praticante al Corriere della Sera. Inizia la gavetta che lo porterà, con umiltà, a diventare una delle più prestigiose firme per la testata. Anche se Dino si è sempre ritenuto un pittore “il quale, per hobby, durante un periodo purtroppo alquanto prolungato, ha fatto anche lo scrittore e il giornalista”.

Nel 1933, cinque anni dopo aver messo per la prima volta piede al Corriere, pubblica il suo primo articolo elzeviro (scritto che regge la terza pagina dei quotidiani, quella dedicata alla cultura) creando trambusto tra le grandi firme del periodo.

Verso la metà degli anni Trenta si dedica, al di fuori dei ritmi lavorativi, alla scrittura di racconti brevi che trovano spazio sulle pagine del Corriere. Nel 1940 pubblica il suo più grande successo, Il deserto dei Tartari, e in contemporanea viene mandato ad Addis Abeba come inviato di guerra. Nel 1942 lo mandano invece in Sicilia, sempre come inviato di guerra. Il suo lavoro prosegue anche con la Repubblica di Salò, nonostante la rigida sorveglianza fascista. Lavora anche nel giorno della liberazione, è suo infatti l’editoriale che apre la prima pagina del Corriere il 26 aprile 1945: Cronaca di ore memorabili. Una pagina storica che riporta a caratteri cubitali un titolo aspettato per anni, “È giunta la grande giornata. Milano insorge contro i nazifascisti”.

Dopo la guerra la sua scrittura giornalistica sarà prevalentemente dedicata alla cronaca nera, la preferita da Buzzati. Parlerà però anche di cultura e di sport. Nel 1949 verrà inviato al Giro d’Italia e darà molto spazio all’alpinismo come allo sci. Negli anni Cinquanta ricopre la carica di vicedirettore del settimanale Domenica del Corriere. Qui svolge, essenzialmente, il ruolo del direttore riuscendo a trainare il giornale verso un successo inaspettato. Gli anni Sessanta lo vedono invece partire come inviato verso il Giappone, poi a Gerusalemme al seguito di Papa Paolo VI e ancora a New York, poi in India e a Praga.

Giornalista impegnato Buzzati è una penna prolifica non solo sulle pagine dei quotidiani. Impressionante il numero di volumi prodotti dall’autore nel corso della sua carriera. Testi in cui, come già detto, torna spesso il tema della montagna, ma non solo. Buzzati divaga toccando temi molto diversi tra loro. Scrive per i bambini e per il teatro, affronta il tema della femminilità, redige poesie ed è autore satirico.

La penna di Dino Buzzati è qualcosa che va oltre la cronaca, è un caso. Il suo giornalismo è laboratorio linguistico, dove sperimentare nuove forme e nuove tecniche. Giornalista e scrittore, capace di adattarsi all’una e all’altra scrittura, senza mai confondere le sue narrazioni.

Muore il 28 gennaio 1972 a causa di un tumore al pancreas. Nel 2010 le sue ceneri sono state disperse sulla Croda da Lago, tra le Dolomiti ampezzane.

La montagna

La passione per la montagna accompagna Buzzati per tutta la vita. Ama frequentare le Dolomiti, con particolare attenzione verso la Croda da Lago e le Pale di San Martino. Qui vive esperienze di arrampicata anche difficili, le porta a compimento con amici alpinisti e guide alpine. Proprio sulle Pale si trova oggi il sentiero attrezzato Dino Buzzati, a lui dedicato dall’amico Gabriele Franceschini per tanti anni sua guida tra le crode dolomitiche.

La sua prima montagna è la Schiara, che sale a 15 anni. Negli anni a venire ne salirà tante altre bramando la possibilità di scalare ogni qual volta le faccende della vita l’avrebbero portato lontano dalle sue amate cime. È un amore puro il suo, lo ritroviamo anche nei suoi libri. I primi sono ambientati tra le montagne, tra i boschi e la solitudine delle terre alte. Nel 1933 esce Bàrnabo delle montagne e due anni dopo pubblica Il segreto del bosco vecchio al cui interno si trova persino una fittizia salita alpinistica narrata con lo stille classico delle recensioni. Poi il suo titolo più grande Il deserto dei Tartari che Buzzati ambienta sul vasto altipiano, dall’aspetto lunare, delle Pale di San Martino.

Le estati per lui significano montagna, scalate, scenari dolomitiche, almeno fino allo scoppio della seconda guerra mondiale. Gli incarichi come inviato di guerra lo allontanano dalle cime per lungo tempo. Il desiderio di tornarvi è però forte. Le sogna la notte, e a loro si rivolge chiedendo pazienza immaginando un futuro di pace. “Aspettate qualche tempo tranquille, e poi provate di nuovo” scrive. “Un bel giorno ritroverete via libera, spero. Nei miei sogni, chissà, tornerete a innalzare le vostre muraglie coronate di nubi e di sole”.

Acceso difensore delle montagne ne racconta i problemi, e la perdita ideologica in favore di un turismo massificatore, sulle pagine del Corriere della Sera. Si scaglia contro l’idea di una funivia a deturpare il paesaggio del Cervino (Risparmiare al Cervino lo scandalo di una funivia, pubblicato il 23 giugno 1951) e difende le Tre Cime di Lavaredo dalla proposta di una strada che dal lago di Misurina sale al rifugio Locatelli per raggiungere il rifugio Zsigmondy-Comici (Salvare dalle macchine le Tre Cime di Lavaredo, pubblicato il 5 agosto 1952). Le montagne, grande passione, entrano quindi in simbiosi son la sua professione di scrittore e narratore. Contaminano anche l’arte. Estremamente affascinante il dipinto Le crode dei Marden sotto la luna. Cupo e ispido a raccontare solitudine ed estraniazione.

Curiosità

Lo scrittore premio Nobel per la letteratura John Maxwell Coetzee si è ispirato a Il deserto dei Tartari per la trama del suo Aspettando i barbari.

A Buzzati è dedicata una sala presso la sede del Corriere della Sera, oltre alla biblioteca di Villa Welsperg in Val Canali. Oltre a questa portano il suo nome una strada di Milano, una di Limana, la via panoramica di Belluno e una via di Pozzuoli. È inoltre intitolato a lui il largo Dino Buzzati a Roma e il sentiero che collega Valmorel a Limana. Sempre a lui sono dedicate due scuole medie, una a Milano e l’altra a Limana. Infine, presso la villa dei Vescovi ei Torreglia è posta una targa letteraria in sua memoria.

Nel gruppo delle Pale di San Martino è possibile percorrere il sentiero attrezzato Dino Buzzati

Libri

  • Bàrnabo delle montagne, 1933, Treves-Treccani-Tumminelli
  • Il segreto del Bosco Vecchio, 1935, Treves-Treccani-Tumminelli
  • Il deserto dei Tartari,1940, Rizzoli
  • La famosa invasione degli orsi in Sicilia, 1945, Rizzoli
  • Il grande ritratto, 1960, Mondadori
  • Un amore, 1963, Mondadori
  • I sette messaggeri, 1942, Mondadori
  • Paura alla Scala, 1949, Mondadori
  • In quel preciso momento, 1950, Neri Pozza
  • Il crollo della Baliverna, 1954, Mondadori
  • Esperimento di magia. 18 racconti, 1958, Rebellato
  • Sessanta racconti, 1958, Mondadori
  • Egregio signore, Siamo spiacenti di…, 1960, Elmo
  • Il colombre e altri cinquanta racconti, 1966, Mondadori
  • La boutique del mistero, 1968, Mondadori
  • Le notti difficili, 1971, Mondadori
  • Romanzi e racconti, a cura di G. Gramigna, 1975, Mondadori
  • Opere scelte, a cura di Giulio Carnazzi, 1998, Mondadori
  • I capolavori, a cura di Giulio Carnazzi, 2005, Mondadori
  • 180 racconti, con una presentazione di C. Della Corte, 1982, Mondadori
  • Il reggimento parte all’alba, con una prefazione di Indro Montanelli e uno scritto di Guido Piovene, 1985, Frassinelli
  • Il meglio dei racconti, a cura di F. Roncoroni, 1990, Mondadori
  • Lo strano Natale di Mr. Scrooge e altre storie, a cura di D. Porzio, 1990, Mondadori
  • Bestiario, a cura di Claudio Marabini, 1991, Mondadori
  • Le cronache fantastiche di Dino Buzzati, a cura di L. Viganò, 2003, Mondadori
  • Il panettone non bastò. Scritti, racconti e fiabe natalizie, a cura di L. Viganò, 2004, Mondadori
  • Il bestiario di Dino Buzzati, a cura di L. Viganò, Mondadori
  • Il reggimento parte all’alba, 2018, a cura di L. Viganò, Henry Beyle

Al ritorno dalla scalata mi faceva il disegno della vetta che avevamo salito. A corona picchi bellissimi e selvaggi, sfuggenti in cielo, scuri spigoli ben in risalto, profondi canaloni; qua e là qualche masso pencolante, il ghiaione ripidissimo su cui arrancavano due minuscole sagome. Io, curvo sotto il sacco, lui con l’alpenstock smisurato.”

Gabriele Franceschini

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3 Commenti

  1. Tra le illustrazioni de i Miracoli di Valmorel…ce ne vorrebbe una dedicata alla sconfitta del Covid…in stile Buzzati.
    Adatto al momento il racconto “L’uomo che volle guarire”, pure sul web, chi cerca lo trova in pdf.
    Ma anche in molti altri racconti e romanzo….l’attesa di un destino indefinito..di una cura…per fischio al naso ,in casa di cura. DUI SETTE PIANI…o il nonno vecchietto lentamente avvelenato dalle care nipotine…
    Insomma , montagne ma non solo..pure sci… TRA LE ATTIVITA’IN CLAUSURA , DICONO CHE IL RIORDINO E’TRA LE PIU’ GETTONATE, INFATTI TRA CATASTE DI LIBRI IN SCATOLA HO RITROVATO”LE MONTAGNE DI VETRO, I MIRACOLI DI VALMOREL, LA FAMOSA INVASIONE DEGLIORSI IN SICILIA, CHE SAREBBE BENE VEDERE NELLA VERSIONE ANIMATA DI MATTOTTI,IN TV RAI SENZA INTERRUZIONI SPOT E MANDARLA PURE IN RAI SCUOLA , AL POSTO DEI SOLITI SPAGHETTI WESTERN.

  2. Miglior scrittore italiano, il Deserto dei Tartari è un capolavoro della letteratura di tutti i tempi. Ho avuto modo di farlo conoscere a colleghi russi, che pur ne hanno di buona letteratura, e sono rimasti inpressionati da Dino Buzzati.

  3. Alla Guida preferita, ANZI ALL’AMICO FRATERNO Gabriele Franceschini, una bel caratterino esuberante, DINO BUZZATI consiglio’ “NON DIVULGARE, TIENI TUTTO PER TE!”
    Invece Gabriele pubblico’, racconti e pure guide di scalate e gli dedico’ il tracciato del sentiero …che corrisponde completamente all’ultima descrizione di disegni. Guglie, spigoli, creste e forra, ghiaioni.praterie alte con erbe scivolose…che precipitano nel vuoto..possibilita’ di collegarsi ad altri percorsi o di ritornare alla partenza..con auto parcheggiata ai prati Piereni..con percorso ad anello…meglio in autunno.

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