AlpinismoAlta quota

Invernali: qualche considerazione sulla stagione senza vette

È marzo e qualsiasi calendario adottiate per decretare l’inizio della primavera, le invernali sono ufficialmente terminate con il finire di febbraio.

Cosa si può dire di questa stagione senza vette? Non molto, anche se qualche considerazione possiamo farla con lo sguardo rivolto al futuro.

Jost Kobusch

Nonostante non sia riuscito a mettere a segno la vetta, il protagonista è stato certamente Jost Kobusch. Il 27enne tedesco, con un’unica esperienza estiva sugli 8000m (l’Annapurna), è la rivelazione dell’inverno: il suo è un alpinismo bello da seguire che dà una svecchiata all’himalaysmo, oramai relegato ai soliti nomi.

Con entusiasmo e voglia di superare i propri limiti, Jost è partito con un obiettivo ambizioso: l’invernale in solitaria dell’Everest dall’Hornbein couloir. Impresa che farebbe impallidire alpinisti con ben più esperienza di lui. Chi temeva che la sua fosse solo incoscienza e voglia di stupire per far parlare di sé si è dovuto ricredere: Kobusch durante i mesi di spedizione ha lavorato duramente, con umiltà e consapevolezza dell’ambiente in cui era e delle proprie capacità sapendo rinunciare a tempo debito. E tanto è bastato per raggiungere i 7360m del Tetto del Mondo, nessuno ha fatto meglio di lui quest’anno.

Jost Kobusch è una boccata d’ossigeno nell’aria rarefatta degli 8000. Non vediamo l’ora di poterlo seguire nuovamente, sono certa farà cose interessanti.

Altre belle novità all’Everest

Sempre all’Everest abbiamo assistito ad un’altra bella novità: la spedizione di Tashi Lakpa Sherpa. Team tutto al nepalese, pronto ad affrontare la propria montagna con uno stile moderno: in velocità e senza ossigeno supplementare. Peccato non ci siano riusciti, sarebbe stato bello vederli in vetta. Sarà per la prossima volta.

Il futuro del K2

Da potenziale grande protagonista dell’inverno, il K2 quest’anno è stato rilegato a palcoscenico di avanspettacolo. La fortuna è che gli attori hanno avuto il buon senso di rinunciare prima che la comicità si trasformasse in tragedia.

Il messaggio è stato però chiaro: non si può affrontare l’ultimo 8000 inviolato in inverno con superficialità. Che sia di esperienza per tutti, anche per gli alpinisti del team di quest’anno che vorranno tornare.

Cosa aspettarci dal futuro? il prossimo inverno dovrebbe essere abbastanza affollato: polacchi, russi e chissà chi altro. Seven Summit Treks ha già pubblicato l’annuncio di una spedizione commerciale. Speriamo bene.

L’addio all’alpinismo estremo di Denis Urubko

Con la spedizione al Broad Peak, Denis Urubko ha comunicato la fine della sua carriera nell’alpinismo estremo. Un addio con dei risvolti di amarezza, come si può leggere nella sua lettera aperta, ma chiaro: la vita dell’alpinista ora sarà dedicata alla famiglia e all’arrampicata.

Ci spiace ovviamente non poterlo più seguire nelle sue imprese, ma sono certa che si continuerà a parlare ancora di lui come protagonista.

L’inverno sta cambiando sugli 8000

È stato un inverno strano e in parte è questa la causa dell’assenza di vette. La stagione fredda delle grandi catene montuose della Terra, Himalaya e Karakorum, sta mutando a causa dei cambiamenti climatici.

All’Everest Alex Txikon si è dovuto confrontare con una situazione inaspettata per la stagione: crolli di pietre e acqua a 6500 metri. Simone Moro e Tamara Lunger, escludendo l’incidente, hanno affrontato per giorni un ghiacciaio dei Gasherbrum che aveva un aspetto più estivo che invernale tanto era squarciato dai crepacci.

Una questione, quella dei mutamenti delle montagne a causa del clima, che l’alpinismo, non solo invernale sugli 8000, dovrà necessariamente affrontare con urgenza.

Tags

Articoli correlati

2 Commenti

  1. Molto bello soprattutto il fatto che la traduzione automatica dei post di facebook del tedesco lo trasforma in “Jost Kocespuglio”.

  2. Da che mondo è mondo l’inverno boreale è sempre iniziato il 21 dicembre, per terminare il 20 marzo. Da un anno all’altro il momento esatto può variare di qualche ora, prima o dopo la mezzanotte dell’equinozio o del solstizio.
    Se poi si desidera introdurre un inverno “alpinistico”, uno “meteorologico” o persino un inverno “agricolo” o chissà che altro, con date differenti da quelle fissate dall’astronomia, fate pure: il mondo è bello perché è vario.
    Ricordo che una volta esisteva una grandezza fisica chiamata “temperatura”. Poi è stata inventata la “temperatura percepita”, ora di gran moda. In tal modo si è creata solo confusione.
    … … …
    NOTA. Nelle Alpi, fino alla metà degli anni Settanta, a volte si consideravano come “invernali” anche ascensioni effettuate alla fine di marzo o addirittura nei primi giorni di aprile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Back to top button
Close