AlpinismoAlta quota

La battaglia di Txikon allo strano inverno dell’Everest

Questo che scala Alex Txikon non è l’Everest sovraffollato di vanitosi e milionari che poi si ammassano, si fanno fotografare – e alcuni muoiono – in attesa in coda a più di ottomila metri. Non c’è traccia nella neve che segna il percorso, nessun campo-alveare dove viene servito il shushi né chiacchiere al sole nella Valle del Silenzio. Qui invece c’è il silenzio. O almeno dovrebbe, dato che il vento dà a malapena tregua da quando l’alpinista basco e la sua squadra sono arrivati ​​al campo base il 1 ° febbraio“. Inizia così la nota, dai toni decisamente forti, diffusa dall’ufficio stampa dell’alpinista basco, al momento al campo base del Tetto del Mondo.

La squadra è in attesa di una finestra di bel tempo che permetta di procedere oltre campo 2, dove ci sono 3.000m di corde pronte da essere fissate sulla via verso la vetta, se non fosse che la montagna continua a respingere gli alpinisti.

“Siamo solo il quattro”

Stiamo facendo un lavoro disumano – afferma Alex – e siamo solo quattro!”.Il gruppo è infatti decimato nelle presenze: una caduta accidentale in un crepaccio ha costretto al ritiro Jonatan García; poi l’evacuazione di Oscar Cardo da campo 2 durante l’ultima rotazione a causa di un acuto mal di montagna. “In poche ore passò, dall’essere un pilastro per la spedizione, a distruggersi a vista d’occhio, con dolori, afasia, confusione. E’ stata una notte senza fine ed angosciante quella a campo 2, che fortunatamente è finita bene alle 7:20 del mattino seguente, quando un elicottero è riuscito salire ai 6.050 metri di campo 2 ed evacuare Oscar”.

Crolli dalla parete del Lhotse

Il problema più grande rimane però la condizione della parete del Lhotse, dove viene posizionato campo 3: “E’ scioccante vedere quante pietre cadono lungo la via normaleUn’altra conseguenza del cambiamento climatico, che questo inverno si sta notando molto più che nelle nostre due invernali all’Everest precedenti” ha commentato Txikon, che ha anche aggiunto: “Dormo a Campo 2 con un sacco da 350 grammi, qualcosa di impensabile nei precedenti tentativi, e ho visto l’acqua a 6500 metri, quando il sole c’è soltanto dalle 9 alle 14.452″. 

Una nuova variante alla via normale

La soluzione a questa situazione è stata trovata: dopo avere attraversato il crepaccio ai piedi del Lhotse hanno preso una strada alternativa. È un ripido terreno di ghiaccio, ma al sicuro dalle pietre che cadono dall’erosa parete sud-ovest del Lhotse. Secondo quanto riferisce Alex, segue la destra della via aperta dai polacchi Jerzy Kukuczka e Andrzej Czok nel 1980 sul Pilastro meridionale. L’idea è quella di seguire questo percorso direttamente verso Colle Sud, circa 1500 metri più in alto, ha detto Alex. “Il terreno va bene ma non è possibile montare Campo 3 come nella via normale, Semmai, per quanto si possa, potremmo provare ad incastrare una tenda creando una piattaforma“.

Lunedì, la squadra ha raggiunto il punto più alto finora, lungo questa pista ghiacciata. “Mi sono fermato a 6.900 m, come ha segnato il mio InReach, ma Nurbu, in testa, è avanzato di duecento metri su una pala di oltre 55 gradi di inclinazione, cioè fino a 7000“. Secondo Txikon, con questo nuovo tratto attrezzato si potrebbe raggiungere Colle Sud, già a quota 8000.

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