Gente di montagna

Denis Urubko

“Quello di Moro e Urubko è un alpinismo classico, lontano sia dalle spedizioni commerciali che dalle collezioni di Ottomila. Un alpinismo di esplorazione che punta all’essenziale.”

Reinhold Messner

È il quindicesimo uomo al mondo ad aver completato la salita dei 14 Ottomila, il nono ad averlo fatto senza bombole d’ossigeno. Denis Urubko è una vera e propria macchina da guerra dell’himalaysmo. Per lui l’altissima quota è divertimento puro, il luogo in cui si può esprimere al meglio di sé. Con all’attivo due prime invernali, realizzate insieme all’italiano Simone Moro, e cinque nuove vie il suo nome appartiene oggi alla storia dell’alpinismo. Doti tecniche eccezionali e determinazione fuori dal comune non sono le uniche caratteristiche di Urubko. L’alpinista di origini sovietiche ha anche sempre dimostrato generosità e cuore impegnandosi ogni qual volta necessario in aiuto ad altri alpinisti. Basti pensare all’incredibile soccorso di Elisabeth Revol sul Nanga Parbat invernale, portato avanti insieme al polacco Adam Bielecki; oppure alla scorsa stagione himalayana quando Denis è stato protagonista di due salvataggi nella zona dei Gasherbrum, tra cui quello all’italiano Francesco Cassardo.

La vita

Nato il 29 luglio 1973 a Nevinnomyssk, nel sud-ovest della Russia, Denis Urubko coltiva in adolescenza la passione per il teatro e per la recitazione. Oltre a queste porta avanti anche il sentimento per quello che poi si rivelerà essere il suo vero talento. A venti anni infatti, nel 1993, si trasferisce in Kazakistan con l’obiettivo di entrare a far parte del gruppo sportivo dell’esercito Kazako, l’unico in tutta l’Unione Sovietica ad avere una sezione dedicata all’alpinismo. Questo è un periodo particolarmente duro per Denis che vive in una difficile condizione economica prima di riuscire a essere arruolato e potersi dedicare a tempo pieno alla sua passione.

Urubko impara a scalare sulle severe montagne del Caucaso, cime aspre e selvagge dove gli avvicinamenti sono lunghi e spossanti. Vette che forgiano il fisico e che temprano la mente.

Negli anni ha cambiato diverse volte cittadinanza: con lo scioglimento dell’Unione è divenuto cittadino kazako; nel 2013 ha preso quella russa; dal 2015 è cittadino polacco. Nonostante questo, quando non è in spedizione, vive la sua vita a Nembro, nella bergamasca.

Gli Ottomila

Con oltre 1500 ascensioni alle spalle, tra cui più di 40 in solitaria Denis Urubko è uno degli alpinisti più prolifici del nostro tempo. Figlio di un altro mondo, ha saputo dimostrare fin da subito di possedere un vero e proprio talento naturale per l’alpinismo. Il primo ad accorgersene è Simone Moro che, nel 1999, gli propone di scalare con lui i cinque Settemila presenti nel territorio dell’Ex Unione Sovietica, un primato che vale a chi lo porta a termine il riconoscimento di “Snow leopard”. Il progetto di Moro è farlo nel giro di poche settimane, un’idea nata con l’amico Anatolij Bukreev scomparso due anni prima sull’Annapurna. “Volevo tenere in vita il nostro progettoracconta Moro. “Quindi ho contattato un amico comune kazako e gli ho raccontato che volevo realizzare lo Snow Leopard con Mario Curnis e coinvolgere due ragazzi del corpo sportivo militare di cui faceva parte Bukreev. Lui ha organizzato una specie di gara interna, che è stata vinta da Denis Urubko e Andrej Molotov. Quest’ultimo aveva lo stesso cognome della nota bomba, ma devo dire che erano veramente una ‘bomba’ tutti e due. Esperti fino a un certo punto, certo, ma volenterosi, con tanta voglia di capire come funzionava il mondo dell’alta quota”. Urubko e Molotov portano così a compimento il progetto, riuscendo a salire tutti i Settemila in appena 42 giorni. Simone deve invece rinunciare all’ultimo a causa di un problema di stomaco. Nasce così l’amicizia che fa scoprire a Denis l’altissima quota, facendolo innamorare perdutamente.

Nel 2000 esce per la prima volta dalla nazione e con Simone raggiunge la vetta dell’Everest; l’anno successivo scalano insieme in Kazakistan realizzando la prima invernale del Marble Wall (6400 m); tentano quindi di fare la traversata Everest-Lhotse, ma le cose non vanno secondo programma: durante il tentativo di vetta sul Lhotse, Simone interviene in soccorso di un alpinista in difficoltà a ottomila metri ritrovandosi poi a corto di energie per la cima; Denis raggiunge invece la vetta ma sceglie di non continuare la traversata verso l’Everest. “L’avevo pensata con te, e se tu non ce l’hai fatta è perché hai salvato una persona. Rinuncio anche io e ritenteremo insieme” le parole che Denis ha rivolto al compagno di spedizione. Questo per Denis è un periodo denso di esperienze himalayane. Solo nel 2001, oltre a raggiungere la vetta del Lhotse, scala i due Gasherbrum. Nel 2002 sale Kangchenjunga e Shisha Pangma. L’anno successivo tocca invece al Nanga Parbat e al Broad Peak. Con Simone Moro e Bruno Tassi apre, nel 2004, “Ciao Patrick” sull’ancora inviolata parete nord del Baruntse che il gruppo sceglie di dedicare alla memoria di Patrick Berhault, da poco scomparso. Sempre nel 2004 raggiunge la vetta dell’Annapurna e, nel 2005, realizza in stile alpino una nuova via sulla parete sud-ovest del Broad Peak insieme a Serguey Samoilov. Con lo stesso compagno sale, nel 2006, due volte il Manaslu: la prima seguendo la via normale, la seconda aprendo una nuova via sulla parete nord-est. Nel 2007 aggiunge alla sua lista di Ottomila il Dhaulagiri e il K2. Nel 2009 porta a termine, insieme a Simone Moro, la prima invernale al Makalu e, nell’estate dello stesso anno, apre con Boris Dedeshko un nuovo tracciato in stile alpino sulla parete sud-est del Cho Oyu completando così la sua cavalcata ai 14 Ottomila del Pianeta, ma non solo. La salita gli vale inoltre il prestigioso premio Piolet d’Or.

A questo punto molti si sarebbero accontentati del risultato raggiunto allentando la presa su picche e ramponi, ma non Denis che senza prendersi nemmeno un anno di pausa ritorna in Himalaya. Lo fa nella primavera 2010, in solitaria, sul Lhotse dove apre una variante al Colle Sud. Nel 2011 è invece sulla vetta invernale del Gasherbrum II insieme a Simone Moro e Cory Richards, la sua seconda prima nel corso della stagione fredda. Nel 2014 sceglie di ritornare sul Kangchenjunga, che sale passando per il versante nord, quindi lo ritroviamo nel 2018 a tentare insieme ai polacchi la prima invernale al K2. Per lui questa è la seconda volta al K2 in inverno dopo il tentativo fallito del 2003, sempre portato avanti con la spedizione polacca. In questa occasione Denis partecipa attivamente, insieme ad Adam Bielecki, al soccorso di Elisabeth Revol sul Nanga Parbat. Una volta rientrato al campo base del K2, sul finire di febbraio decide di disubbidire al capospedizione tentando la vetta della seconda montagna della terra in solitaria. Raggiunge una quota di 7600 metri prima di prendere la decisione di rientrare verso valle, impossibilitato a salire dalle pessime condizioni climatiche. La scelta di effettuare questo tentativo è da ricercarsi nella visione invernale di Denis che segue la stagionalità meteorologica (secondo cui l’inverno inizia il primo dicembre e termina il 28 febbraio) e non quella astronomica (che vede l’inverno iniziare il 21 dicembre e terminare il 21 marzo). La spedizione invernale 2020 al Broad Peak, che l’ha visto protagonista con Don Bowie, è stata portata avanti con la medesima strategia.

Il suo ultimo grande exploit risale all’estate 2019 quando, nel silenzio mediatico, scala dapprima il Gasherbrum II lungo la via normale. Quindi vi torna in vetta tracciando una nuova linea che sceglie di chiamare “honeymoon”, una diretta alla tredicesima montagna del Pianeta che l’alpinista avrebbe dovuto aprire insieme alla sua compagna Maria Cardell purtroppo bloccata a campo base da un problema fisico.

Curiosità

Denis Urubko suona la chitarra e sovente, durante le sue conferenze, da prova di questo suo talento esibendosi in canzoni della tradizione sovietica, ma non solo. Durante le serate realizzate in Italia si cimenta nei grandi classici della nostra musica, come “Nel blu dipinto di blu” o “L’Italiano”.

Onorificenze

  • 1999 – Snow Leopard.
  • 2006 – Asian Piolet d’Or con Serguey Samoilov per la nuova via sulla parete Nord-Est del Manaslu.
  • 2009 – Asian Piolet d’Or con Boris Dedeshko per la nuova via sulla parete sud-est del Cho Oyu.
  • 2010 – Piolet d’Or con Boris Dedeshko per la nuova via sulla parete sud-est del Cho Oyu.
  • 2011 – Asian Piolet d’Or con Gennady Durov per la nuova via sulla parete Ovest del Pik Pobeda.
  • 2018 – David A. Sowles Award per il salvataggio di Elisabeth Revol sul Nanga Parbat
  • 2019 – Legione d’Onore per il salvataggio di Elisabeth Revol sul Nanga Parbat.
  • 2019 – Ordine della Polonia Restituta per il salvataggio di Elisabeth Revol sul Nanga Parbat.

Libri

  • Colpevole di Alpinismo, Priuli & Verlucca Editori, 2010
  • Eccesso di Montagna, Priuli & Verlucca Editori, 2012
  • Leopardo delle Nevi, LemuRRR Edition, 2019

 “Non mi piacciono le montagne: ho perso molti amici lassù.”

Denis Urubko

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3 Commenti

  1. Scusate ma il libro: “Leopardo delle Nevi, LemuRRR Edition, 2019” dove lo si può trovare??
    onestamente non lo avevo mai sentito…

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