Storia dell'alpinismo

Makalu invernale: 11 anni fa Moro e Urubko in vetta

Il 9 febbraio 2009 è una data storica per l’alpinismo. In quel giorno di undici anni fa Simone Moro e Denis Urubko sono arrivati in vetta al Makalu, l’ultimo tra gli Ottomila nepalesi ancora da violare in inverno.

Ventinove anni dopo la prima storica invernale dell’Everest (di cui quest’anno ricorre il quarantesimo anniversario) e dopo svariati tentativi anche la quinta montagna della Terra viene scalata nel freddo dell’inverno. Nel corso degli anni ci ha provato, senza successo, l’altoatesino Reinhold Messner. Nel 2006 ha perso la vita, nel tentativo di raggiungerne la vetta in solitaria il francese Jean-Christophe Lafaille. Due anni dopo sono Niver Meroi e Romano Benet, insieme a Luca Vuerich, a provarci dovendo però rinunciare a causa delle pessime condizioni meteo. Nello stesso inverno sulla montagna si muove anche un’alta squadra composta dai kazaki Denis Urubko, Serguey Samoilov, Eugeny Shutov e Gennady Durov. A causa delle condizioni i 4 gettano la spugna prima ancora degli italiani.

Con quest’impresa si chiude un cerchio e se ne apre un altro. Il Makalu è infatti la salita dei record: è la prima volta in cui un Ottomila viene salito da un team dove non compaiono alpinisti polacchi, gli iniziatori a questo tipo di himalaysmo; ed è anche, come accennato in apertura, l’ultimo Ottomila del Nepal ad essere violato. Un evento che apre le porte a quelli pakistani su cui, negli anni a venire, si scriveranno pagine e pagine di storia. Una storia affascinante, ma a tratti svilente, che oggi si concretizza nella piramidale forma del K2, l’ultimo ancora inviolato nella stagione più fredda. Condensa tutto la seconda montagna della Terra: nella sua immagine si manifesta la grandiosa sfida che ha rappresentato (e rappresenta tutt’ora) l’alpinismo invernale.

La vetta

Una salita andata senza intoppi, velocissima. I due alpinisti sono arrivati in vetta 17 giorni dopo aver raggiunto il campo base. Sono sempre stati velocissimi in questa spedizione, dimostrando una condizione fisica non indifferente. Anche il giorno di vetta sono saliti veloci, nonostante temperature ben al di sotto dei -40 gradi e venti a 100 chilometri orari. Folate roboanti che avrebbero potuto compromettere la riuscita dell’impresa, ma che alla fine hanno solamente soffocato l’urlo di felicità dei due amici sulla cima della quinta montagna del Pianeta. Per Simone si tratta del secondo Ottomila scalato in inverno, dopo lo Shisha Pangma; per Denis del tredicesimo Ottomila e della prima invernale.

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Un commento

  1. Urubko e poi Moro, non il contrario (Urubko in alto l’ha “pistata” e ha tolto le fisse dal ghiaccio).
    Tra l’altro Denis è di gran lunga più forte di Simone.

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