AlpinismoGente di montagna

Andrea Oggioni, l’alpinista operaio

Il fortissimo alpinista brianzolo realizzò alcune delle più importanti imprese degli anni 50 del secolo scorso. La tragica scomparsa sul Pilone Centrale del Freney a soli 30 anni di età

“Qualcuno ha detto, di noi alpinisti, che la nostra è una specie di missione che ci accingiamo a compiere, ogni volta, con tutti i sacrifici che occorrono, senza mai raggiungerne la fine.

Io non lo so, ma forse è proprio così”.

Andrea Oggioni nelle ultime pagine del suo diario

Oggioni, scalatore di punta dei Pell e Oss e tra i protagonisti dell’alpinismo degli anni ‘50, ha costruito un curriculum degno di nota nei trent’anni della sua breve ma intensa vita.

Andrea Oggioni nasce il 20 luglio 1930, in una cascina di Villasanta, in Brianza. Figlio di contadini, inizia a mettere da parte qualche spicciolo come apprendista, poi da meccanico e, infine, come operaio alla Lombarda Petroli. I soldi guadagnati gli serviranno per le prime avventure verticali nelle montagne viste ogni giorno da casa e sognate trangugiando libri di alpinismo. Proprio tra le pareti delle Grigne e del Resegone conosce Walter Bonatti e Josve Aiazzi; amici e compagni di cordata per tutta la vita. Nel 1948, entra nel gruppo alpinistico Pell e Oss di Monza, fondato un paio di anni prima nell’Unione Operaia Escursionisti Italiani.

Fin da subito Oggioni prende in mano la penna dopo ogni impresa; pagine e pagine raccolte e pubblicate nel 2001 nel libro “Le mani sulla roccia. Diario Alpinistico.” Tutti i suoi scritti rispecchiano il suo essere umile, gentile e sincero, ma capace di esprimersi con un’energia, fisica e mentale, davvero invidiabile. Andrea ama leggere di scalate e scalatori, e questa passione accresce in lui il desiderio di montagne da esplorare.

Le grandi ripetizioni

É il 1949 quando al forte trio si unisce Giulio Viganò per compiere una delle prime ripetizioni della Oppio-Colnaghi al Croz dell’Altissimo, ben 1100 m con numerosi tratti di VI grado. Nello stesso anno, i tre Pell e Oss e Alini Baldassarre, realizzano la prima ripetizione italiana della Cassin sulla vertiginosa Nord-Est del Badile.

La sua veloce crescita alpinistica non resta inosservata alla sede centrale del CAAI che lo vuole tra gli Accademici, il più giovane a ricevere questo onorevole titolo. Uscito dalle Grigne, Oggioni esplora le Dolomiti, la Val Masino e, ovviamente, il Monte Bianco. In questo massiccio, con Bonatti, Emilio Villa e Mario Bianchi, compie la terza salita della Ratti-Vitali, all’Aiguille Noire de Peuterey, e ripete lo Spigolo Cassin alla Punta Walker sulle Grandes Jorasses.

Lui ed Aiazzi scalano la Ratti-Cassin sulla parete Nord della Cima Ovest di Lavaredo nel 1950 e salgono, per primi, lungo la Livanos-Gabriel alla Cima su Alto nel 1952.

Nuove vie

Grandi ripetizioni ma, soprattutto, grandi aperture. Tra le prime esperienze si ricorda la via Cinquantenario CAI Monza sulla Sud della Cima di Campiglio, in cordata con Bonatti ed Aiazzi nel 1949. Con quest’ultimo vince, per primo, il Gran Diedro della parete est della Brenta Alta nel 1953. Durante il Trento Film Festival di quell’anno, la pellicola che li vede protagonisti, ossia “La Grignetta” di Renato Gaudioso, vince un importante premio.

Qualche mese prima, a marzo, in tre gelide giornate in parete, i due portano a termine la prima invernale della Costantini-Apollonio alla Tofana di Rozes.

Alla coppia super affiatata non può sfuggire la prima salita del Diedro Nord-Ovest del Campanile Alto, compiuta nel 1954. Nel 1955 Aiazzi e Oggioni sono alla base della Cima d’Ambiez, in Brenta, dove si imbattono per caso nella cordata di Armando Aste e Giorgio Miorandi; dopo i primi gelidi sguardi, con grande intelligenza, i quattro uniscono le forze e tracciano la “Via della Concordia”.
Lo stesso anno, ma decisamente più a occidente, Aiazzi e Oggioni lasciano il segno anche nel Gruppo del Gran Paradiso, salendo per primi sulla Becca di Mocorvè.

Alpinista completo anche su ghiaccio e misto, sale la Nord del Piz Roseg, nel Gruppo del Bernina con Roberto Gallieni, Carlo Mauri e Carlo Aldè, nel giugno del 1959.

Tra il 3 e il 6 luglio dello stesso anno, a pochi giorni da un primo tentativo fallito, Oggioni e Bonatti scalano lo slanciato Pilastro Rosso del Brouillard, bivaccano e proseguono lungo l’omonima cresta fino in vetta al Monte Bianco, dove iniziano la discesa per la Vallot nel mezzo di una bufera.

Oltre le Alpi

Legge e sogna le montagne anche al di là delle Alpi e, per questo, non si lascia sfuggire la spedizione italiana nelle Ande del Sud del Perù, durata dal 20 aprile al 23 settembre del 1958, raggiungendo ben 15 vette inviolate.
Altri viaggi gli lasciano un certo amaro in bocca: decisamente discutibile quel “no” ricevuto da Desio e dal CAI al suo desiderio di toccare la cima del K2 e del Gasherbrum IV.

Grande successo, invece, per la spedizione monzese del 1961 nelle Ande di Huayhuash, in Perù. Lui, Bonatti, Bruno Ferrario e Giancarlo Frigeri raggiungono la cima del Nevado Rondoy Nord e altre due vette vergini.

L’ultima, fatale, impresa

Nell’estate di quell’anno viene scritta una delle pagine più articolate della storia alpinistica. Il rosso granito del Pilone Centrale del Freney spinge i migliori alpinisti a mettersi in gara per la prima ascensione. Sulla parete si trovano a lottare la cordata italiana di Bonatti, Oggioni e Gallieni e quella di quattro francesi. A circa metà pilastro il tempo volge al brutto e, dopo una settimana in parete, inizia una disperata fuga verso il basso alla ricerca della salvezza. Libri, giornali e film raccontano quelle drammatiche ore sotto diverse angolazioni ma il risultato non cambia: solo Bonatti, Gallieni e Mazeud sopravvivono. Andrea Oggioni si spegne per sfinimento al Colle dell’Innominata, a poche ore dalla salvezza, il 16 luglio 1961.

Poche settimane dopo, tra il 27 e il 29 agosto, Chris Bonington con Don Whillams, Jan Clough e Jan Dusglosz riescono nella salita del Pilone.

Di Andrea restano gli aneddoti dei suoi tanti amici, i suoi scritti, i videoracconto e l’affetto di un mondo intero. In occasione del sessantesimo anniversario dalla sua scomparsa, Villasanta gli ha dedicato una scuola, una piazza e la sede CAI. Sorge invece sul colletto del Disgrazia, in Valmalenco, il Bivacco Andrea Oggioni realizzato nel 1965 e sostituito nel 1995 da una nuova struttura.

Un grande uomo che ha messo piede in ogni angolo delle Alpi e non solo; da sognatore che fu, ora è diventato fonte di ispirazione per ogni amante delle altitudini!

Principali salite

  • 1949 – Oppio-Colnaghi-Guidi al Croz dell’Altissimo
  • 1949 – Cassin sulla Nord-Est del Badile
  • 1949 – Ratti-Vitali sull’Aiguille Noire de Peuterey
  • 1949 – Cassin allo Sperone Walker delle Grandes Jorasse
  • 1949 – Apertura via Cinquantenario C.A.I. Monza alla Punta di Campiglio
  • 1950 – Ratti-Cassin sulla Nord della Cima Ovest di Lavaredo
  • 1952 – Livanos-Gabriel alla Cima Su Alto
  • 1953 – Prima invernale della via Costantini/Apollonio sul Pilastro di Rozes
  • 1953 – Apertura via del Gran Diedro alla Brenta Alta
  • 1954 – Apertura Diedro Nord-ovest al Campanile Alto
  • 1955 – Apertura via della Concordia alla Cima d’Ambiez
  • 1955 – Prima ascensione alla Becca di Moncorvè per lo spigolo Sud
  • 1959 – Nord del Piz Roseg
  • 1959 – Prima salita del Pilastro Rosso del Brouillard

Libri

  • “Andrea Oggioni. La vita dello spirito nel ritmo delle cose”, di Alessandro Giorgetta, Tamari, 1991
  • “Le mani sulla roccia. Diario alpinistico” di Andrea Oggioni, Nordpress 2001 (ripubblicato da Vivalda nel 2012)
  • “Diario olografo” di Andrea Oggioni, Nordpress, 2003.

Film

  • “La Grignetta” di Renato Gaudioso. Protagonisti: Oggioni e Aiazzi. 1953
  • “Grimpeurs” di Andrea Federico, 2016. Documentario sulla tragedia del Freney.

“Viso Popolaresco. Non ho mai visto nessuno che, pur in così piccole dimensioni, esprimesse un così intenso concentramento di energia fisica”

Dino Buzzati

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