AlpinismoAlta quota

Inverno protagonista su K2, Everest e Gasherbrum

Una stagione, quella invernale. Quattro montagne, tra le più alte della Terra. Cinque spedizioni e cinque protagonisti totalmente diversi per pensiero e modo di agire.

Questo ci propone in modo avvincente, ma anche duro e brutale come solo l’inverno sugli 8000 sa essere, la stagione delle “imprese” invernali che si è aperta.

 

Broad Peak e K2

Denis Urubko, classe 1973, russo, polacco, bergamasco di Nembro, come ama definirsi lui. Tra i più forti himalaysti al mondo d’estate e d’inverno, punta alla prima invernale del Broad Peak, che lui ritiene ancora da realizzare perché considera il periodo invernale sugli 8000 da inizio dicembre a fine febbraio.

Con Don Bowie e Lotta Nakyva sono arrivati a Skardu, nord del Pakistan, per raggiungere il campo base del Broad Peak, ma con l’occhio e il cuore puntati alla prima invernale del K2, del quale ha in tasca il permesso. Lo stile è quello della cordata leggera che punta dritto alla vetta, senza ossigeno evidentemente.

Gl e Gll

Simone Moro, classe 1967, bergamasco, quattro Ottomila invernali al suo attivo secondo il calendario astronomico.

Ha annunciato di voler tentare, insieme a Tamara Lunger, la “traversata dei Gasherbrum”, ossia dei dirimpettai Gasherbrum 1 e 2, separati dal Gasherbrum La, un colle di 6400 metri. Per intenderci, non si tratta del concatenamento delle due montagne realizzato da Messner e Kammerlander nel 1984 (un’impresa formidabile allora e oggi, ripetuta nel 2003 da Meroi e Benet, i quali ci aggiunsero poi anche il Broad Peak), ma della “traversata”: qualcosa in più in difficoltà e rischio e che in inverno si trasforma in una sfida eccezionale, al pari del K2. Il tutto senza ossigeno e in stile leggero. Interessante, dal punto di vista scientifico, il pre-acclimatamento intensivo in camera ipobarica e climatizzata. Sull’opportunità di questo tipo di acclimatamento le opinioni si sono divise.

Con Urubko, Moro è stato in passato su degli Ottomila, anche d’inverno. Poi hanno separato le loro strade e il loro pensiero rispetto ai calendari da seguire d’inverno.

Everest

Alex Txicon, classe 1981, spagnolo. Ha salito in inverno il Nanga Parbat con Ali Sadpara e Simone Moro. Quest’inverno, dopo due tentativi falliti all’Everest e uno al K2, aveva preferito puntare sulla bianca Antartide, ma la passione per quota si è insinuata nella sua mente e allora ha incominciato prima a pensare all’Ama Dablam (6812m) e poi, visto che era nella valle del Khumbu, ha infine riflettuto che un terzo tentativo all’Everest poteva farlo e ha quindi annunciato una salita in stile classico, senza ossigeno supplementare, almeno per lui, che sarà accompagnato da Oscar Cardo e Jonatan García e dagli sherpa Chhiji Nurbu, Pechhumbe e Tenjen.

Un buon tentativo anche se non contende il podio della visibilità a Urubko e a Moro. L’insieme delle imprese Antartide, Ama Dablam ed Everest è comunque notevole.

Jost Kabosh, classe 1992, austriaco. New entry sul red carpet dell’himalaysmo invernale. Tenterà la prima invernale dal versante Nord dell’Everest lungo l’Horbain Coiloir, che dalla base del ghiacciaio settentrionale dell’Everest punta dritto alla vetta. 27 anni di forza, entusiasmo e una discreta esperienza alpinistica, ma sufficiente a fargli seguire delle regole precise: salita in stile alpino, in solitaria, senza ossigeno supplementare. Non poco. Riuscisse nella sfida si contenderebbe gloria e onori con Urubko e Moro.

K2

Migma G. Sherpa, John Snorri, Gao Li, Sirbaz Khan e Tamting Sherpa. Migma ha 31 anni ed è proprietario di un’agenzia nepalese di alpinismo e trekking, si accompagna con un connazionale, un cinese, un islandese e un pakistano. Tentano il K2, ma non conosciamo le “regole” con le quali pensano di affrontarlo. Intanto stanno ancora cercando soldi, in attesa di partire a gennaio. Sono la speranza di Denis Urubko che ha annunciato che proverà il K2 se, dopo il suo tentativo al Broad, la spedizione di Mingma sarà arrivata ad attrezzare almeno a campo 2 a 6.600 m.

Cinque sfide diverse tra loro

Chi segue questo sito e le cose dell’alpinismo sa perfettamente che una stagione invernale non avrebbe potuto mettere insieme sulle due montagne più alte e più note della Terra un parterre di protagonisti più differenti ed eterogeni dal punto di vista umano e tecnico.

Perfino gli approcci tecnici alla montagna sono agli antipodi gli uni dagli altri: chi ha scelto in nome della scienza, ma anche dell’acclimatazione confortevole, di chiudersi un una scatola di acciaio e vetro, risparmiando al campo base tempo, sofferenza e denaro; e chi se ne va in Antartide e poi si acclimata sull’Ama Dablam; chi si allena sulle Prealpi Orobie e sul monte Misma, poco più di mille metri; chi punta all’integrità stilistica di Mummery preparandosi sulle montagne nepalesi inviolate e poco frequentate; e chi preferisce la vaghezza di un cocktail di tecniche e probabilità da assaggiare al momento come l’eterogeneo gruppo di Mingma. Speriamo che tutti si divertano.

Certo, anche seduti al caldo negli uffici o davanti al caminetto con il panettone e lo spumante ci sarà da appassionarsi e divertirsi.

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