Pareti

Patagonia, cordata giapponese apre “Echoes in the Dark” sul Cerro Cota 2000

Yudai Suzuki, Toru Nakajima e Kosuke Kawachi hanno aperto una nuova via di 800 metri sulla parete est del Cerro Cota 2000, nel massiccio del Paine, in Patagonia. Venti tiri, difficoltà fino al 7a, A3 e un impegno complessivo valutato X.

Tra il 5 e il 9 marzo 2026 i giapponesi Yudai Suzuki, Toru Nakajima e Kosuke Kawachi hanno aperto una nuova via sulla parete est del Cerro Cota 2000, elegante torre di granito situata nel settore orientale del massiccio del del Paine.

La linea, battezzata Echoes in the Dark (“Echi nell’oscurità”), si sviluppa per circa 800 metri e 20 lunghezze, con difficoltà fino al 7a in libera, A3 in artificiale e un grado d’impegno complessivo X, indicativo di una salita severa, remota e complessa da proteggere.

L’ascensione è stata resa nota soltanto nelle ultime settimane, a circa tre mesi dalla realizzazione. Nel raccontare l’apertura, i tre alpinisti hanno descritto una parete che ha richiesto di affrontare problemi molto diversi tra loro: lunghi tratti di arrampicata artificiale, camini verticali con oltre 20 metri di runout, placche compatte, zone caratterizzate da scaglie estremamente fragili e persino un camino ghiacciato superato indossando le scarpette d’arrampicata. “Terreno sconosciuto, ostacoli senza fine, arrampicata indimenticabile”, hanno scritto i tre giapponesi nel post con cui hanno annunciato la salita.

La cordata ha approfittato di una finestra di bel tempo dopo diversi giorni di condizioni avverse. Proprio l’incertezza meteorologica, unita alla qualità non sempre affidabile della roccia e alla difficoltà di un eventuale ritiro, rappresenta uno degli elementi che conferiscono alla via il suo marcato carattere avventuroso.

Sebbene Echoes in the Dark rappresenti una nuova linea, la salita non si sviluppa interamente su terreno vergine. Le prime sei lunghezze coincidono infatti con Osa ma non troppo, la via aperta nel 2007 dagli italiani Elio Orlandi, Michele Cagol, Fabio Leoni e Rolando Larcher.

Da quel punto Suzuki, Nakajima e Kawachi hanno proseguito su terreno inesplorato, cercando una propria logica di salita lungo l’immensa parete orientale. Il risultato è una via più lunga e più impegnativa rispetto alla linea italiana, nella quale la difficoltà non si concentra in un singolo tiro estremo ma nell’accumulo di problemi tecnici e logistici lungo l’intera ascensione.

 

 

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