Alpinismo

Le "emozioni polari" dei Ragni di Lecco

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LECCO — Cinque vie nuove con difficoltà fino al 7b+. Aperte scalando senza sosta, sotto il sole di mezzogiorno e poi quello di mezzanotte. Ecco lo splendido bottino della spedizione "Northern Light Climbing" in Groenlandia dei Ragni di Lecco, che nelle scorse settimane ha visto Matteo della Bordella, Simone Pedeferri, Lorenzo Lanfranchi e Riky Felderer impegnati sulle selvagge big wall del Fox Jaw.

Meglio di così non poteva andare. Questa la sensazione dei giovani Ragni al rientro dalla spedizione durante la quale hanno aperto 5 vie nuove dai 400 ai quasi 700 metri di sviluppo e con difficoltà massime di 7b+. Vie tradizionali, senza spit, ma anche moderne, a spit sia a mano che con trapano.

"Il posto è molto selvaggio ed isolato – racconta Della Bordella -, dista circa 50 chilometri dal’ultimo centro abitato e 15 chilometri a piedi da dove si arriva in barca: un tracciato che abbiamo dovuto percorrere tre volte, ovviamente senza portatori, per portare al campo base i nostri materiali. In 3 settimane di permanenza abbiamo visto solo 2 persone! Le pareti sono poco scalate ed esplorate solamente da un paio di spedizioni".

Della Bordella è entusiasta del risultato di quella che per lui è stata la prima spedizione alpinistica fuori dalle Alpi. Un viaggio in Groenlandia, iniziato con qualche classico problemino con il cargo dei materiali, e finito dopo 20 giorni di attività febbrile ed entusiasta sulle pareti del Foxjaw. Il gruppo, affiatatissimo, è rientrato in Italia la settimana scorsa.

"Quando siamo arrivati il nostro materiale era già lì, su una barca – racconta l’alpinista – ma gli Inuit non ce lo volevano consegnare prima di due settimane. E’ stata dura convincerli ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Robert Peroni, un nostro amico altoatesino che vive lassù, ci ha poi finalmente potuto accompagnare dentro il fiordo del Foxjaw. Ci è passato a prendere 20 giorni dopo".

Dal campo base, gli alpinisti percorrevano 900 metri di dislivello per arrivare all’attacco delle vie. Molto spesso salivano e, approfittando della luce  di mezzanotte, continuavano a scalare senza interruzione fino al giorno dopo.

"E’ forse per questo che siamo riusciti ad aprire tante vie – spiega Della Bordella -. Ed è questo il bello della Groenlandia, continuare a scalare non stop. Tante volte stavamo in parete 20 ore, e non scendevamo finchè non finivamo la via. Tra l’altro le temperature, di notte, erano buone: circa 7, 8 gradi a confronto dei 15 che c’erano di giorno".

Per aprire la via più lunga, battezzata "Emozione Polare", i quattro alpinisti sono partiti alle 6 del mattino e sono scesi alle 8 del mattino del giorno dopo: in totale 26 ore di parete.

"Quella è stata l’unica via che abbiamo aperto tutti insieme – racconta Della Bordella -. E’ la più lunga, con i suoi 700 metri, e la più estetica, perchè si svolge sul pilastro centrale della parete, affilato e con una colata nera in mezzo. Arriva a difficoltà di 7a. Abbiamo messo un solo spit sulla via e qualcuno alle soste".

Altre due vie sono state aperte dalla cordata del Ragno Pedeferri con il ticinese "Pala" Lanfranchi. Sono "El cavajo dell’angel", senza spit, difficoltà fino al 7b+, che si svolge prevalentemente in fessura ma anche su pezzi di placca impegnativi; e "Il gemello diverso", che sale tutta in fessura, con difficoltà fino al 7b. "Simone le ha aperte entrambe a vista" dice Della Bordella.

Le ultime due vie sono state aperte da Della Bordella e dal fotografo e alpinista Felderer. "Una l’abbiamo aperta di notte – dice l’alpinista – e per questo l’ho voluta battezzare "Ingirum imus nocte": un nome latino che significa: andiamo in giro di notte, ma che è anche palindromo e se letto al contrario significa: bruciamo nel fuoco. Lì abbiamo usato spit perchè si tratta di una via su placca, infatti ci abbiamo messo un po’ più delle altre. Il secondo giorno, quando l’abbiamo finita, l’ho poi salita rotpunkt in libera. L’altra è "Qui nell’universo" ed è una via tradizionale che arriva al sesto grado".

Sara Sottocornola

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