Cronaca

Famiglia in fuga sulle Alpi: salvata

LUGANO, Svizzera — Per tre giorni e due notti sono sopravvissuti all’addiaccio, a 1.500 metri di quota, nutrendosi di acqua e neve. Erano scalzi, mezzi svestiti e quasi assiderati. Così una mamma e cinque bambini ucraini sono stati trovati sulle Alpi svizzere nei giorni scorsi: erano scappati dal loro paese per chiedere asilo politico in terra elvetica. E per un pelo, non hanno rischiato di morire.

La famigliola dispersa è stata recuperata dalla Rega, il soccorso alpino svizzero, sul monte Lema, una vetta di 1624 metri nel canton Ticino. Si trattava di una donna di 48 anni con i suoi cinque figli di 21, 15, 13, 10 e 9 anni.
 
Il soccorso li ha trovati sotto il precario riparo di una roccia. Le loro condizioni erano disperate: reduci da tre giorni di gelo e di diguno, a piedi scalzi, con vestiti leggeri. Il bambino più piccolo era addirittura senza pantaloni: tutti gli abiti che avevano con loro, infatti, erano zuppi d’acqua e inutilizzabili.
 
Le loro grida di aiuto sono state udite per miracolo da un radioamatore italiano di Lodi che ha captato con la sua apparecchiatura l’sos di una donna, disperata, che si era persa con altre persone sulle montagne svizzere. Si trattava della figlia 21enne della donna, che parlava un inglese stentato e aveva con sè un walkie talkie. La ragazza, però, non aveva idea della zona in cui si trovassero.
 
Subito, l’uomo ha avvertito le autorità e poi ha continuato a tenersi in contatto con i dispersi, attorno ai quali si sono stretti anche altri radioamatori nel tentativo di capire la loro posizione. Uno di loro, residente a Caslano nel ticinese, è riuscito a mantenere un contatto fisso con la ragazza per diverse ore e, facendo da ponte con le autorità, ha facilitato l’individuazione dei profughi.
 
"Ho pensato che fossero delle persone che praticavano snowboard e si erano perse – ha raccontato poi il radioamatore -. Non avevo la più pallida idea che era invece una famiglia che cercava asilo politico".
 
Ci sono comunque volute molte ore prima di trovarli. I soccorritori hanno infatti battuto tutte le montagne circostanti prima di recuperarli sul monte Lema, in extremis sul far della notte, e trasportarli subito in ospedale.
 
Tre sono stati ricoverati in stato di ipotermia, due in modo grave. Per il bimbo più piccolo si è temuto di dover procedere all’amputazione dei piedi, gravemente congelati, ma secondo quanto riferisce la stampa svizzera. ora le sue condizioni sarebbero migliorate e dovrebbero risolversi con un mese di ricovero.
 
 
 
 
Foto courtesy Ticinonline

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