Cronaca

Val Varaita, neonato morto in un dirupo

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Updated PONTECHIANALE, Cuneo — Gettato in un dirupo tra i rifiuti e i rovi coperti di neve. Così è stato ritrovato nella notte tra sabato e domenica il corpo esanime di un neonato in Alta Valle Varaita. Arrestata la madre ventenne, la nonna del bambino e il suo compagno. Si attende l’autopsia per stabilire se si è trattato di aborto spontaneo o infanticidio.

Nel pomeriggio di sabato, una giovane donna si è presentata all’ospedale di Savigliano, un paese in provincia di Cuneo: perdeva molto sangue, e i medici hanno subito capito che aveva appena partorito. Interrogata sull’accaduto, la ragazza, la madre quarantenne e il suo convivente di 50 anni, hanno dato risposte evasive e confuse. Così, insospettiti, i dottori hanno chiamato i carabinieri.
  
Davanti ai militari i tre hanno alla fine confessato: secondo il loro racconto, la donna avrebbe avuto un aborto spontaneo, e i due familiari avrebbero poi buttato via il corpo del neonato.
 
Subito sono iniziate le ricerche: dopo ore di perlustrazioni nei boschi delle montagne dell’alta valle Varaita, sopra Saluzzo, alle due di notte, è avvenuto il macabro ritrovamento.
  
In un dirupo, a 1800 metri d’altezza, i carabinieri hanno trovato un sacchetto di cellophane giallo. Dentro, ormai morto da tempo, il corpo del bambino, insieme a pacchetti di sigarette, tetrapak di vino, cartoni della pizza e vecchie ciabatte.
  
E ora si attendono i risultati dell’autopsia. Il responso medico infatti, dovrà stabilire se si tratti del cadavere di un feto o di un bambino, e se è stata una disgrazia o un infanticidio. Il piccolo potrebbe essere nato senza vita, o prematuramente e morto poco dopo per cause naturali o a seguito di un gesto violento o di mancato soccorso.
  
Gli inquirenti non escludono neanche l’ipotesi dell’aborto, forse indotto dai familiari: il patrigno della ragazza e compagno della madre, è infatti sospettato di essere il padre del neonato. Inoltre, troppe sono le contraddizioni nei racconti dei tre.
  
"Una situazione di degrado morale", queste le parole usate dai carabinieri per descrivere la condizione della famiglia indagata per l’accaduto. I tre si erano trasferiti a Pontechianale da pochi mesi: in paese li definiscono persone riservate , piuttosto schive, che non uscivano spesso di casa.
  
L’abitazione ora è sotto sequestro, e la famiglia è indagata per infanticidio e occultamento di cadavere. La giovane è appena stata trasferita dall’ospedale al carcere di Cuneo, dove si trova anche il patrigno,  mentre la madre  è in cella a Saluzzo.
 
 
Valentina d’Angella

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