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Alpinismo

Zavka/Rai2: l’opinione di Simone Moro

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BERGAMO — "Mi dispiace che l’alpinismo, ancora una volta, sia finito in tv con una tragedia. Ma da questa storia si può trarre un riflessione matura su come migliorare la sicurezza nelle spedizioni". Simone Moro ha commentato ai microfoni di Montagna.tv il documentario mandato in onda da Rai 2 sulla spedizione al K2 in cui ha perso la vita Stefano Zavka.

Moro, lei ha visto lo speciale di Rai 2 sulla spedizione K2 Freedom?
Sì. E’ stato un bel documentario, si vede che ci hanno lavorato sopra. I colloqui via radio sulla montagna erano così simultanei e ben fatti che all’inizio ho pensato fossero ricostruiti in studio, ma immagino che siano originali. Nella prima parte ho prestato molta attenzione anche ai particolari tecnici, da cui si può sempre imparare. Moi mi ha preso la storia.
 
La storia di un sogno che è diventato incubo, come dice il titolo del film. Qual è la sua opinione in merito?
Ci tengo a premettere che il mio è un commento di un alpinista esperto che però sino in vetta al K2 non c’è stato. Detto questo, non posso non evidenziare che arrivare in cima alle 18.30 è frutto di una scelta, non di una casualità. E chi ha fatto quella scelta ha anche scelto di assumersi i rischi, potenziali, che essa implica. Vielmo ha avuto capacità e fortuna per gestire le conseguenze di questa scelta, Zavka, purtroppo, no.
 
La sua scomparsa sulla montagna, però, ha destato molte polemiche…
E’ vero, ed è naturale, quasi automatico ogni volta che ciò accade. Col senno di poi si potrebbe dire che la cosa si poteva gestire diversamente. Ma ormai è andata così e le polemiche non porteranno indietro Zavka e fatte a posteriori sono sempre troppo facili.
 
Conosceva i protagonisti della spedizione K2 Freedom?
Non bene. Avevo già incontrato Vielmo, il più esperto dei quattro. Nardi forse l’ho visto una volta. Non conoscevo Zavka, nè Fait, ma questo non significa che non fossero all’altezza.
 
Che cosa pensa delle critiche fatte al loro operato?
Non amo le polemiche e trovare sempre colpe e colpevoli. Faccio comunque una riflessione e cerco di imparare anche io qualcosa da questa vicenda. Per esempio, il fatto che Zavka non avesse la radio non mi stupisce più di tanto. Non ho mai visto una spedizione dove ogni componente avesse la propria radio personale con sè. Certo, se uno resta indietro normalmente gliela si lascia, ma mi è sembrato di capire che Vielmo non pensava di lasciarlo indietro di molto e sono stati quasi sempre assieme. Questa non è una giustificazione ma una constatazione a posteriori. Forse hanno fatto il traverso al collo di bottiglia uno alla volta per non caricare troppo le corde o provocare lo sbilanciamento del compagno appeso magari alla stesso tratto di corda e dunque si sono dovuti dividere per ragioni di sicurezza e non di negligenza. Questa è una supposizione e non posso saperlo io ma chi era lassù. Dal filmato questo non lo si capisce.
 
In che senso?
Sarebbe forse ora, senza entrare nel merito di questa spedizione ma parlando in generale, che quando si vanno a fare queste cose si cambi un po’ comportamento e si capisca che ognuno si dovrebbe dotare di radio. Io dal 2003 uso le radioline portatili, quelle piccoline e leggerissime che costano poche decine di euro, che pesano pochi grammi (meno di cento) e per le quali non è richiesto nessun permesso o licenza: per la comunicazione interna tra gli alpinisti sulla montagna, sono comodissime perché non si perde mai il contatto con nessuno. Sullo Shisha Pangma sono persino riuscito a parlare col campo base ad oltre 10 chilometri e dunque non dovevo neppure utilizzare le radio più grosse e potenti o fare da ponte.
  
Ritiene che l’emergenza sia stata gestita nel migliore dei modi?
Dobbiamo considerare che al campo base c’erano due persone in gamba che non sono alpinisti. Uno comunque più esperto, Tessarolo, e uno meno esperto, Mazzocchi. Hanno gestito la cosa forse come avrebbe fatto chiunque nella loro condizione. Forse è un po’ strano che se ne siano andati a letto senza la certezza che fossero tutti salvi, un capospedizione alpinista o ex-alpinista forse non l’avrebbe fatto. Ma loro erano un po’ cotti visto che erano stati in piedi la notte precedente, e saranno stati portati a capire che a campo 4 c’erano tutti. Il fatto che Tessarolo piangesse, quando Vielmo e Zavka hanno annunciato la cima così tardi, denota che comunque era lucido e consapevole del rischio.
 
E sulla montagna?
Su un ottomila normale si opera a quote "possibili", intorno ai settemila metri e dunque con capacità e velocità più “umane”. Qui è successo tutto tra gli 8000 e 8400. Lassù, dopo che hai dormito una notte, bisogna essere sinceri, le forze e la lucidità diminuiscono di tanto e per tutti. Vielmo poi è andato comunque fuori dalla tenda per cercare il compagno, nonostante fosse disfatto dalla salita e questo va ricordato. Per il resto, penso che non si possa pretendere da protagonisti così provati un comportamento "da manuale" non mi sento di colpevolizzare nessuno. Come ho già detto, la scelta di andare in cima tardi comporta maggiori rischi e bisogna sapere che si deve essere pronti ad assumerseli. Ma questa è una considerazione che tutti gli alpinisti, passati presenti e futuri, dovrebbero tener presente.
 
Cioè?
Vielmo, Nardi e gli altri hanno fatto solo le stesse cose, magari discutibili o non condivisibili (come lo è ogni scelta personale), che altri alpinisti hanno fatto prima di loro. Per esempio anche le strategie e le decisioni prese dagli amici bergamaschi sull’Everest questa primavera, nella spedizione in cui è morto Pierangelo Maurizio. Ad alcuni le stesse decisioni non hanno comportato conseguenze tragiche, a loro invece è andata male. L’importante, ora, è tirar fuori una riflessione matura su questa storia, e non limitarsi a puntare il dito. Ricordiamoci sempre che scalare una montagna è una libera scelta e nessuno può imporre le proprie, ma semmai suggerire riflessioni come sto provando a fare adesso.
 
Che cosa si può imparare da questa storia?
Si punta sempre e solo all’allenamento fisico (a volte nemmeno sufficientemente) e non tanto alla tattica e alla logistica, io ho imparato a farlo negli anni. Molte volte la logistica influisce sulla sicurezza. Forse bisognerebbe iniziare a parlare del fatto che oltre alle radioline per ogni alpinista, sugli ottomila bisognerebbe iniziare ad usare anche l’Arva. Come sulle Alpi, può essere utile trovare persone ancora in vita o altrimenti destinate a venir fuori dai ghiacci dopo decenni, martoriate e parzialmente decomposte. Esempio personale: sull’Annapurna nel 1997, io ho cercato Anatoli e non l’ho trovato. Ma chi mi dice che non fosse sotto la neve di soli 20 centimetri? Se avessimo avuto l’Arva, magari l’avrei trovato in tre minuti. E’ vero poi che non ci sono Arva leggerissimi come le ultimissime radioline, ma salvano comunque una vita. Ma andare a cuor leggero e poi lasciarci la pelle e rimanere “dispersi”, non è  una grande dimostrazione di saggezza…
 
Il filmato di Rai 2 è una delle poche trasmissioni alpinistiche che si vedono in tv. Come ne è uscito l’alpinismo?
Mi spiace che ancora una volta abbia avuto spazio in tv una bella storia funestata da una tragedia. E mi dispiace che si siano percepite delle scelte che anche un non-alpinista comprende non essere da manuale: parlo dell’andare in cima tardi e delle comunicazioni difficili ma sfido qualsiasi alpinista a negare di non avere mai osato lassù. Non penso comunque che ci sia dietro una speculazione: questo film  sarebbe probabilmente andato in onda lo stesso. Ma, anche solo per coincidenza, c’è ancora una volta un morto di mezzo.
 
Comunque voglio fare i complimenti a Vielmo, a Zavka e anche a Nardi. Hanno salito il K2 e fatto proprio delle belle immagini, non è mai facile. Hanno preso le loro decisioni e si sono fatti carico delle responsabilità. Per quanto riguarda Zavka, ha voluto vivere intensamente e fino in fondo il suo sogno, come lui stesso ha detto nell’intervista e, secondo la mia opinione, questo fa di lui una persona da rispettare.
 
 
Sara Sottocornola
 
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Ha ragione Simone Moro grande professionista,quando dice che ogni alpinista dovrebbe avere in dotazione una radio,anche se su un 8000 non è mai semplice ci possono essere molte casualità,e questa soluzione potrebbe essere un passo avanti per quanto riguarda la sicurezza.Menziona anche l’uso dell’arva,strumento indispensabile.Come dice lui forse avrebbe potuto trovare Anatoli. Esiste poi la consapevolezza di conoscere i propri limiti, deve esseci razionalità,e come dice Simone l’orario per raggiungere la vetta è essenziale a volte bisogna sapere rinunciare per vivere. Ciao Stefano con grande rispetto.                              Robby
 
 
 
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1 Comment

  1. Ciao Stefano…io conservo (ed uso ancora) le piccozze da ghiaccio che mi hai dato qualche hanno fa a casa di un amico…ti ricordero’ per sempre per il tuo animo sempre allegro e sempre disponibile…ci manchi Ste’!

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