AlpinismoAlta quota

Voleva salire l'Everest. Ma la droga gli ha bruciato il sistema nervoso

NEW YORK, Usa — Il suo nome è Jesse Easterling. Nel 2009 era un atleta di primo piano, ed era pronto a salire la montagna più alta della Terra. Oggi ha 31 anni, soffre di depressione, tremolio agli arti, acne e attacchi di panico. La colpa è del Desamethasone, detto “dex”, un tipo di steroide che il suo medico gli aveva prescritto secondo un dosaggio letteralmente “folle” semplicemente per prevenire il mal di montagna. Al campo base, Easterling è stato ad un passo dalla morte, e oggi ha deciso di denunciare la sua storia alla rivista americana Outside Online, che l’ha pubblicata il 17 marzo scorso: “La sola ragione per cui accetto di essere intervistato è per mettere in guarda gli altri: la gente deve sapere che il dex uccide. Il mio sistema nervoso è praticamente fritto”.

E’ il pomeriggio del 17 maggio del 2009 quando Easterling si sente male al campo base dell’Everest. I medici della tenda di pronto soccorso del campo base – Torrey Goodman ed Eric Johnson, entrambi con grande esperienza di alta quota – lo vedono entrare biascicando e tremolando, coperto di rash cutaneo e con un deposito anormale di grasso sul collo. Easterling non è in grado di dire come si chiama, nè di rispondere a semplici domande, così i medici inviano uno sherpa a cercare eventuali medicinali nella sua tenda.

I medici inorridiscono quando vedono lo sherpa tornare con un vassoio colmo di scatole di desamethasone, (dex) uno steroide che ha dimostrato di mitigare alcuni effetti del mal di montagna e di avere un effetto portentoso in caso di edema cerebrale, purtroppo ultimamente diventato molto popolare fra gli alpinisti. “Ce n’erano 30 scatole – si legge sulla rivista – più di quelle che i medici avrebbero usato per curare tutti gli alpinisti del campo base in una intera stagione”.

I medici scoprono che Easterling aveva cominciato a prendere il dex 3 volte al giorno a partire da Lukla, paesino a 2800 metri dove inizia il trekking per l’Everest. In pratica, un mese prima. Poi aveva smesso improvvisamente di prenderlo, in vista della scalata: una cosa che – secondo i medici – poteva mandare in tilt il suo sitema adrenalinico. “Glielo aveva prescritto il suo medico – racconta Outside -, un cambogiano laureato alle isole Cayman, che aveva semplicemente consultato un database farmaceutico online”.

Easterling si era poi aggregato – da solo – ad una spedizione dell’Asian Trekking, agenzia nepalese che organizza spedizioni a basso costo, semplicemente fornendo servizi agli alpinisti e condivisione di permessi di salita, senza nessun tipo di team building o formazione come spesso fanno invece gli operatori occidentali. Nessuno, quindi, sapeva delle sostanze che Easterling stava assumendo.

Easterling è stato evacuato dal campo base in elicottero e in condizioni estremamente critiche. E’ stato ricoverato per 12 giorni a kathmandu in terapia intensiva, con una grave emorragia gastrointestinale. Poi si è miracolosamente ripreso ed è tornato negli Stati Uniti, ma ancor oggi il suo fisico paga le conseguenze di quella terribile esperienza. E lui ha voluto fare “outing” per evitare che qualcun altro potesse cadere nello stesso errore.

Pare, infatti, che il dex sia molto diffuso fra gli alpinisti. In Spagna è noto come “levanta muertos” dato che in molti casi, utilizzato in emergenza, ha rimesso in piedi alpinisti in situazioni disperate e sull’orlo del coma. Purtroppo, si è scoperto che usandolo durante la salita aumenta la lucidità, regala euforia e fa scomparire la fatica, e molti lo usano come “aiuto” nel giorno di vetta, anche perchè – secondo Outside – sarebbe facile da ottenere solo con una prescrizione medica o, sottobanco, nelle strade del Nepal. Ma è una sostanza molto pericolosa, con gravi e diffusi effetti collaterali. Inoltre, se un corpo è già assuefatto al dex, quest’ultimo non ha più efficacia in caso di incidente o difficoltà.

Secondo Eric Johnson, il 50 per cento degli alpinisti lo usa sopra campo 3. “Famose guide e alpinisti sono venuti a chiedermelo al campo base – dice Johnson alla rivista Outside -. Ma non vogliono ovviamente che si sappia”. Il dex ha avuto anche un contestato e poco chiaro ruolo nei soccorsi al Lhotse del 2011, che ha coinvolto celebri climber. “Sono fissati col niente ossigeno, ma usano il dex. E’ uno schifo” aveva dichiarato Damian Benegas, che in quell’occasione soccorse diversi alpinisti.

Ma come fare per fermare questo terribile fenomeno? L’inchiesta di Outside dimostra che molti organizzatori di spedizioni commerciali ne vietano l’uso, come l’Alpine Ascents, o lo condannano, come la Himex. Altri invece lo tollerano, scaricandone la responsabilità sul singolo. Ma, come dice il noto alpinista Ed Viesturs, 14 ottomila senza ossigeno, “purtroppo non c’è via di uscita. Nessuno verrà mai al campo base a prelevare campioni per rilevare il doping”.

Non c’è dunque via d’uscita?

 

Links: Leggi l’intero articolo sulla rivista Outside

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4 Commenti

  1. buongiorno,
    credo che si parli di dexamatasone (nome commerciale piu usato, DECADRON) e non desomethasone.
    buona giornata

  2. Montagna.tv appare una iniziativa abbastanza seria. Per questo raccomando che, oltre che ai contenuti, dia la massima importanza al rigore del linguaggio. Nel caso specifico il farmaco è in inglese “Dexamethasone” e in italiano “Desametasone”.
    Detto questo il tipo in questione non fa ovviamente testo. Tutti sanno, e chi non lo sa e si accinge a scalare l’Everest dovrebbe documentarsi in proposito, che un buon programma di acclimatamento consente di salire ben oltre i 2800 metri senza correre rischi fino a quote elevate. Quindi iniziare a prendere farmaci a 2800 metri e in quelle dosi è segno di grave, ingiustificabile e soprattutto inescusabile ignoranza. Chi è causa del suo mal pianga sè stesso.
    Evito quasiasi commento sul fatto che la performance sia diventata un fine che giustifica qualsiasi mezzo. E’ un segno grave, solo uno dei tanti, della irresistibile decadenza dell’occidente.

  3. Se per poter salire una montagna mi devo avvelenare, rinuncio con umiltà e buon senso.
    Anche un medico dovrebbe rifiutarsi di prescrivere queste medicine se non per curare una malattia.

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