Alpinismo

Mario Panzeri: dopo il Makalu, voglio i Gasherbrum

 

BERGAMO — E’ fra gli alpinisti italiani più forti degli ultimi anni. Mario Panzeri, alpinista lecchese appena rientrato dalla durissima scalata al Makalu, 8473 metri,
è già in partenza per il Gasherbrum II (8.035 metri) insieme all’amico Mario Merelli. Con l’obbiettivo di salire, se possibile, anche il Gasherbrum I (8.068 metri).

Panzeri, è appena rientrato dal Makalu. Che esperienza è stata?
E’ stata un’esperienza bellissima e abbastanza dura: siamo stati quasi due mesi sopra i 5.500 metri, abbiamo trovato un sacco di neve sulla montagna. Bellissima perché siamo riusciti ad raggiungere la cima.
 
Qual è stato il momento più intenso?
Come su tutti gli ottomila, quando si lascia l’ultimo campo – campo 3 – e ci si spreme al massimo per arrivare in vetta.
 
Ci racconti come è stato.
Siamo arrivati in vetta abbastanza tardi – alle 4 del pomeriggio – con daniele bernasconi, renzo de benedetti. Poi ci hanno seguito Mario Vielmo e Angelo Giovanetti. Siamo partiti alle 4 di mattina da campo 3, dove siamo ritornati alle 9 di sera.
 
Qual è il prossimo obiettivo?
Parto domani per il Gasherbrum II con l’amico Mario Merelli e degli amici spagnoli.
 
Che tipo di scalata sarà?
Tentiamo la via normale del GII e…. speriamo di riuscire ad andare in cima!
 
C’è qualcosa che la preoccupa, riguardo il tracciato di salita?
Non ci sono tante difficoltà tecniche, la cosa più brutta di queste montagne a sono le grosse valanghe che si staccano dai pendii in caso di grandi nevicate.
 
Sarà solo un’esperienza alpinistica?
No, sarà qualcosa di più. Ho avuto l’incarico dalla mountain equipe di fare un servizio fotografico per verificare la sit ambientale sul percorso che porta al gii versante pakistano.
 
Cosa vede nel suo futuro?
Spero di continuare a salire gli ottomila. Anche se “ottomila” sembra solo un numero, così semplice, dietro c’è una grossa preparazione atletica e di materiale. Per andare su queste montagne, si sta in quota un mese e mezzo e bisogna portarsi dietro tutti i viveri e l’attrezzatura. Poi c’è un altro problema: la situazione finanziaria, che è sempre dura da pareggiare.
 
Spesso le spedizioni servono a testare dei materiali…
Sì, anche io devo testare la tuta d’alta quota della Tecnopiumini, che già ho utilizzato sul K2 e con la quale mi sono trovato benissimo. La ripescherò ancora sul GII e al ritorno saprò dire ai produttori pregi e difetti del prodotto.
 
Quanti ottomila ha scalato?
Sono andato in cima a sei ottomila. Tre grazie ad Agostino Da Polenza, con spedizioni scientifico-alpinistiche che mi hanno portato sull’Everest, dove abbiamo rimisurato la cima; sul K2, dove abbiamo dovuto portare il teodolite in cima per permettere ai ricercatori di fare le rilevazioni; e sul Lhotse con una spedizione medica, in cui ci prelevavano il sangue e ci facevano test fisiologici a 7400 metri di quota. Poi ho salito il Cho Oyu, l’Annapurna l’anno scorso e quest’anno il Makalu.
 
E l’anno prossimo?
Abbiamo qualche idea con Mario Vielmo, ma decideremo tutto al ritorno da questa spedizione.
Mario Panzeri, 41 anni, di Mandello del Lario (Lecco) ha scalato tutti i suoi ottomila senza ossigeno. E’ legato a Mario Merelli da una forte amicizia, che li ha portati ad arrivare insieme sulla vetta dell’Annapurna (8.091 metri) nel 2005, dopo un’insidiosa scalata e schivando per un soffio la valanga che, pochi giorni dopo il loro successo, ha ucciso l’altoatesino Christian Kuntner.
 
 
 
Sara Sottocornola

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