Gente di montagna

Giusto Gervasutti

“Se mi fosse dato di vivere senza la possibilità di sognare e di lottare per un sogno, bello quanto inutile, sarei un uomo finito.”

Giusto Gervasutti

Soprannominato “Il Fortissimo”, Giusto Gervasutti fu punta dell’alpinismo europeo tra gli anni Trenta e Quaranta del Novecento. Abile e preparato tecnicamente, capace di salite ancora oggi guardate con rispetto e ammirazione, Gervasutti segnò un periodo. Seppe fondere la corrente dolomitica con quella occidentale dando il là all’alpinismo moderno e aprendo le porte a una nuova era. L’idea di affrontare le grandi pareti delle Alpi Occidentali con un approccio dolomitico gli permise di realizzare imprese ritenute impossibili.

Giusto Gervasutti non fu mai stato uomo dalla tempra docile. Come scrisse Gian Piero Motti, “era divorato dal fuoco dell’azione eroica e sublime, viveva nel costante disprezzo della normalità e della vita dei comuni mortali, vissuta nella quotidianità. Era costantemente alla ricerca del bello, del nobile e del sublime: l’azione non era che un mezzo per soddisfare, almeno in parte, la sua sete di infinito”.

La vita

Nato il 17 aprile 1909 a Cervignano del Friuli, Giusto Gervasutti è oggi riconosciuto come uno dei più grandi alpinisti torinesi, dove si sarebbe trasferito solo vent’enne.

Figlio di una famiglia di modesti bottegai trascorse i primi venti anni di vita nel paese natale. Al tempo spostarsi non era facile come oggi e anche piccoli viaggi, come quello che l’avrebbe portato verso ovest, avevano le dimensioni di una grande transvolata oceanica. Il servizio militare obbligatorio rappresentò per lui la prima occasione di scoprire le Alpi Occidentali. Venne inviato a Cuneo, dove prestò servizio come sottotenente nell’artiglieria di montagna. Terminato il periodo di naja, a 22 anni decise di trasferirsi a Torino per dedicarsi agli studi universitari. Studi che abbandonò dopo un anno per concentrarsi sull’alpinismo. Per lui questo fu un momento molto intenso, in cui fece un vero e proprio salto di qualità in termini atletici. Nell’alpinismo fu capace di portare un nuovo livello e una nuova visione.

Segnato da un’infanzia dura Gervasutti cresce ambendo all’infinito, all’oltre.

L’alpinismo

La passione per la montagna nacque quando ancora era un bambino. Traspare attraverso le pagine della sua autobiografia “Scalate nelle Alpi”, ormai pezzo per collezionisti, come l’ambiente montano lo abbia plasmato fin dai primi anni. Il contatto con la roccia e la scalata arrivò solo con l’adolescenza, a 16 anni, sui monti della Carnia. Sono le selvagge e aspre cime di casa a battezzarlo e a offrirgli spazio d’esplorazione. Dimostrando subito uno spiccato talento naturale per la disciplina si dedicò alla ripetizione delle più ambite vie dolomitiche. Sestogradista non emerse mai realmente al di sopra di altri nomi del tempo, come Riccardo Cassin, Emilio Comici o Ettore Castiglioni. Per Gervasutti la vera spinta in avanti arrivò con il trasferimento a Torino.

Nel mondo sabaudo venne presto a contatto con gli esponenti dell’alpinismo occidentale del periodo. Giovani forti e vigorosi come Renato Chabod, Gabriele Boccalatte, Piero Zanetti, Amilcare Crétier e tanti altri. Con loro si avvicendò sulle grandi pareti del Monte Bianco e sulle cime del Delfinato, dando una scossa all’aristocratico ambiente Torinese. Dopo la prima ripetizione della cresta sud dell’Aiguille Noire de Peuterey, nel 1933 con Piero Zanetti, si dedicò ad alcuni problemi nel Delfinato. Nel 1934 è sul Pic d’Olan insieme a Lucien Devies, dove salì per la parete nord-ovest. Con lo stesso compagno, nel 1935, salì su per la dentellata cresta del Pic Gaspard e nel 1936 sulla nord-ovest dell’Ailefroide Occidentale. Quest’ultima fu un vero e proprio capolavoro alpinistico e testimonianza della grande volontà e dello spirito combattivo che albergava in Giusto Gervasutti. Durante l’avvicinamento alla parete Giusto cadde su dei massi instabili. Fu una botta secca che gli frantumò alcune costole, gli spezzò qualche dente e lo lasciò dolorante un po’ dappertutto. Chiunque si sarebbe ritirato, ma non Gervasutti. Che determinato come mai decise di continuare verso l’atto attaccando la parete. I tratti più difficili toccavano il sesto grado del tempo, il più duro di tutti.

Fu nel 1938 che emerse in modo prepotente il suo stile dolomitico. Tra il 19 e il 20 agosto, con Gabriele Boccalatte, attaccò la sud-ovest del Pic Gugliermina. Una salita interamente su roccia con un approccio diverso da quello al tempo utilizzato sul Monte Bianco. Due anni dopo, insieme a Paolo Bollini, si dedicò invece al Pilone Nord del Freney. Nel 1942 toccò alle Grandes Jorasses dove, dopo aver perso la gara per la prima sulla parete nord, decise di dedicarsi alla est. In due giorni, tra il 16 e il 17 agosto, insieme a Giuseppe Gagliardone disegnò una linea superba. Tecnicamente difficile e ardita segnò l’ingresso di Gervasutti tra i più forti di sempre. Aprì altre vie, sempre con la sua filosofia orientaleggiante. Grandi classiche del tempo moderno. Ma Gervasutti non fu mai soddisfatto realmente, non trovò mai appagamento di fronte alla beltà delle sue realizzazioni. Con quel suo sorriso triste e carico di malinconia continuò a cercare qualcosa tra le montagne, lasciando tracce importanti che oggi appartengono alla storia. La sua vita fu corta ma di intensa attività, se ne andò nel nulla, leggero, durante una ritirata sul Mont Blanc du Tacul. Era il 16 settembre del 1946, il mondo aveva ritrovato la sua pace e Giusto Gervasutti moriva per un banale incidente in corda doppia.

Le principali salite nelle Alpi

  • 15 giugno 1933, Cima di Valbona, Sperone Est-nord-est, prima salita con Renato Chabod e Alfredo Corti.
  • 2-3 agosto 1933, Aiguille Noire de Peuterey, Cresta Sud, seconda salita con Piero Zanetti
  • 6 ottobre 1933, Torre Re Alberto, Parete Ovest e cresta Sud-ovest, prima salita con Aldo Bonacossa
  • 27 luglio 1934, Tour Ronde, Couloir Gervasutti, prima salita con Renato Chabod
  • 13 agosto 1934, Mont Blanc du Tacul, Couloir Gervasutti, prima salita con Renato Chabod
  • 23-24 agosto 1934, Pic d’Olan, Parete nord-ovest, prima salita con Lucien Devies
  • 16 settembre 1934, Punta Allievi, Spigolo sud, prima salita con Carlo Negri e Aldo Bonacossa.
  • 16 luglio 1935, Pic Adolphe, Spigolo ovest, prima salita con Gabriele Boccalatte, Nini Pietrasanta e Renato Chabod
  • 30-31 agosto 1935, Pic Gaspard, Cresta sud, prima salita con Lucien Devies
  • 23-24 luglio 1936, Ailefroide Occidentale, via Devies-Gervasutti parete nord-ovest, prima salita con Lucien Devies.
  • 17-18 agosto 1938, Pic Gugliermina, via Gervasutti-Boccalatte spigolo sud-ovest, prima salita con Gabriele Boccalatte
  • 13 agosto 1940, Pilone nord del Freney, via Bollini-Gervasutti, prima salita con Paolo Bollini.
  • 16-17 agosto 1942, Grandes Jorasses, via Gervasutti parete est, prima salita con Giuseppe Gagliardone.
  • Agosto 1944, Pic Adolphe, via Gervasutti parete sud, prima salita con Gigi Panei.
  • 16 agosto 1946, Petit Capucin, via Gervasutti parete est, prima salita con Carlo Arnoldi e Giuseppe Gagliardone.

Curiosità

Il suo soprannome, “Il Fortissimo”, gli venne dato dopo la partecipazione al Trofeo Mezzalama, nel 1933. Un giornale torinese titolò la notizia “il fortissimo Gervasutti” e da qui gli amici presero spunto sottolineando come il titolo gli si addicesse notevolmente.

A Gervasutti è dedicato l’omonimo bivacco in Val Ferret, a 2835 m di altitudine, in località Ghiacciaio di Frebouzie. Aperto nel 1948, fu poi completamente ricostruito nel 1961. Nel 2011, si decise di sostituire la struttura con una nuova ecosostenibile e all’avanguardia. Dal bivacco è possibile accedere alla parete Est delle Grandes Jorasses, dove corre la via aperta da Giusto Gervasutti e Giuseppe Gagliardone nel 1942 e ripetuta in solitaria invernale da Renato Casarotto nel 1985.

Libri

  • Scalate nelle Alpi, CDA & Vivalda, 2005
  • Alpinismo, Roma, C.A.I, Sede centrale, 1935 (con Renato Chabod)
  • Il desiderio di infinito, di Enrico Camanni, Laterza, 2017

Film

Giusto Gervasutti il solitario signore delle pareti, Regia di Giorgio Gregorio, Italia / 2010 / 45′

“Alla luce della moderna psicologia Gervasutti era affetto da un notevole conflitto nevrotico che giustifica ampiamente il suo rifiuto del sociale, un certo misoginismo, il timore della vecchiaia, della normalità e della decadenza fisica, la costante e lacerante insoddisfazione con la relativa coercizione ad un continuo autosuperamento, la notevole dose di narcisismo evidenziata dal culto del proprio fisico e dal timore della debolezza e infine lo sviluppo inconscio di un desiderio di morte, posto al termine della nostra analisi ma certo causa prima di tutto del formarsi di una personalità.”

Gian Piero Motti

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Un commento

  1. Questi friulani han proprio scombussolato l’ambiente alpinistico !
    Comici con la grande arte dell’arrampicata, Cassin con i grandi problemi, Giusto con le grandi idee, Benet con gli 8000 in stile alpino…… e tanti arrampicatori moderni da Cozzolino in avanti, per non parlare degli scrittori…..

    Leggendo le loro storie, mai scritte da loro, vedo che tutti li hanno adottati appropriandosene con un po’ di “puzzo sotto il naso”, per non invidiarli troppo 🙂

    Sloveni e friulani sono come una scala reale: non li supera nessuno!
    Magari qualche eccezione c’è come quella bergamasca o quella vicentina e poche altre 🙂

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