Gente di montagna

Renato Casarotto

“In montagna cercava la grande avventura. Quasi sempre da solo. Per Renato Casarotto, uno dei più forti scalatori sulla ribalta mondiale negli anni Settanta e Ottanta, il gioco dell’alpinismo consisteva nell’immaginare una via, prepararsi in maniera meticolosa e poi tentare la salita, senza nemmeno immaginare cosa gli avrebbe riservato il viaggio verticale.”

Roberto Mantovani

Ricercatore di un contatto con la natura e con gli elementi, Renato Casarotto è internazionalmente celebre grazie alle sue esperienze alpinistiche vissute in solitaria durante la stagione invernale. Il suo alpinismo non si fermava alla ricerca della purezza del gesto, ma rappresentava una vera e propria esplorazione dell’ambiente e dei suoi elementi. Alpinista completo è stato capace di prime salite in condizioni proibitive, dando prova di un grande equilibrio psico-fisico.

Ritenuto uno dei massimi alpinisti di sempre, ha lasciato traccia del suo passaggio dal Monte Bianco alle Dolomiti, dalla Patagonia al Karakorum. Umile, modesto e disponibile era, per il periodo, un alpinista anomalo. Rispetto a molti suoi colleghi preferiva la montagna ai riflettori. Era attento a non farsi prendere dal facile abbaglio economico e dalla commercializzazione del suo modo di vivere la montagna.

La vita

Nato ad Arcugnano, piccolo centro a pochi chilometri da Vicenza, Renato Casarotto si avvicina alla montagna durante l’adolescenza. Una montagna diversa da quella che conoscerà in epoca matura. Escursioni, qualche via ferrata e semplici arrampicate lo accompagnano nella crescita.

Solo con il servizio militare, nel 1968, si avvicina al mondo dell’alpinismo. I mesi di naja li trascorre presso il Battaglione Esploratori Alpini, in Cadore. Qui frequenta corsi di roccia e ghiaccio, effettuando numerose salita insieme ai suoi compagni. Quel primo contatto genera in Renato una grande passione per la montagna e per il ghiaccio. Terminato il servizio miliare lavora per qualche anno come impiegato per le Ferrovie dello Stato.

Nel 1973 incontra Goretta Traverso, che due anni dopo diventerà sua moglie oltre che inseparabile compagna di ogni spedizione.

L’alpinismo

Terminato il periodo di leva militare Casarotto inizia a frequentare con costanza le montagne di casa, le Piccole Dolomiti, cime poco note al grande pubblico dove però risiede una lunga tradizione alpinistica. Qui Renato ripete vie, cercando fin da subito di effettuare salite in libera ed evitando l’artificiale, metodo molto diffuso al tempo.

La sua prima solitaria arriva nel 1971, lo fa sul Soglio Rosso (Pasubio), lungo la via Carlesso. Un mese dopo porta a termine la sua seconda solitaria mentre nel dicembre del 1972 esplora per la prima volta l’inverno. Lo fa con Adriana Valdo, Renato Gobbato, Renzo Timellero, Paolo e Ludovico Cappellari lungo la via Solleder al Sass Maor. Pochi mesi dopo, tra il 18 e il 19 marzo del 1973, tocca alla Torre Trieste, che sale con il quindicenne Diego Campi. Sempre con lui in maggio apre la via Casarotto-Campi al Soglio Rosso.

Nell’agosto del 1973 si dedica invece alla traversata integrale del Civetta. Con Giacomo Albiero impiegano cinque giorni per salire 22 cime e un dislivello totale di circa 4mila metri.

Il marzo dell’anno successivo è di nuovo Diego Campi, e in aggiunta Piero Radin, ad accompagnarlo nella prima invernale allo Spigolo Strobel sulla Rocchetta Alta di Bosconero. In dicembre si reca invece sul Pelmo, dove in cinque giorni ripete in solitaria la via Simon-Rossi, è una prima invernale. Sempre da solo, nel febbraio del 1975 sale la Adrian-Faè al Civetta, questa volta i giorni parete sono sei. In giugno si muove sulle Pale di San Lucano, insieme a Piero Radin. In quattro giorni aprono una nuova via sullo Spiz di Lagunaz.

Nell’estate del 1976 si muove sulla Busazza, insieme a Giuseppe Cogato e Giacomo Albiero, dove apre un nuovo percorso estremamente tecnico e con uno sviluppo di mille metri. Un anno dopo, di nuovo sullo Spiz Lagunaz, con Bruno De Donà apre un nuovo percorso che gli stessi apritori valutano di settimo grado.

Nel luglio del 1978 fa la sua comparsa sul massiccio del Monte Bianco aprendo, insieme a Gianni Comino e Gian Carlo Grassi, una via sulla parete nord dell’Aiguille Verte, la goulotte Comino-Grassi-Casarotto. Sempre su questo massiccio, nell’inverno del 1982, compie una delle sue imprese più grandi: il Trittico del Frêney. Un’invenzione tutta sua che lo impegna in solitaria per i primi quindici giorni di febbraio, una vera e propria lotta con gli elementi. In sequenza sale la Ratti-Vitali all’Aiguille Noire de Peuterey, la Gervasutti-Boccalatte al picco Gugliermina e la Bonington al Pilone Centrale del Frêney.

Sempre in inverno affronta a cavallo tra 1982 e 1983 il Diedro Cozzolino al Piccolo Mangart di Coritenza. Dieci giorni di scalata solitaria.

Nel settembre del 1983 apre, con Gian Carlo Grassi, la Casarotto-Grassi al Pic Tyndall e ancora, due anni dopo, si sposta sulle Grandes Jorasses. Questa volta da solo per ripetere in solitaria e in invernale la via Gervasutti.

Le grandi montagne

Renato Casarotto vive la sua prima esperienza extraeuropea nel 1975, quando apre una nuova via sulla sud del Nevado Huandoy. Con lui si trova Agostino Da Polenza.

Nel 1977 arriva poi il vero successo. In solitaria e in soli 17 giorni riesce a violare la parete nord dell’Huascarán. Al campo base, a seguire le sue due settimane di scalata ininterrotta, la moglie Goretta. L’Huascarán per lui è l’arrivo del successo, quello che gli permette di cambiare marcia, di dedicarsi all’alpinismo con un’altra ottica. Con una fame ambiziosa di chi ha ancora tanto da spendere.

Nel 1978 è in California, pronto ad affrontare la sua prima Big Wall: la sud del Mount Watkins, dove effettua la prima solitaria della via di Yvon Chouinard.

Nel gennaio del 1979 è in Patagonia, pronto ad affrontare in solitaria il pilastro nord-nordest del Fitz Roy. Come sempre al campo base lo aspetta Goretta. Nello stesso anno parte alla volta del K2, come membro della spedizione Messner. Insieme tentano la Magic Line, ma ben presto sono costretti a rinunciare. Messner decide così di salire lungo lo Sperone Abruzzi mentre Casarotto preferisce rientrare a casa, profondamente deluso dall’esperienza vissuta.

Il 1980 lo vede trasportare la sua passione per l’alpinismo invernale sugli Ottomila con un tentativo fallito al Makalu.

Per tre anni si tiene lontano dalle grandi montagne del mondo, poi vi ritorna. Nell’Ottantatré è sulla nord del Broad Peak Nord (7538 m), dove in sette giorni sale il difficile sperone nord. Nel 1984 vola in Alaska dove realizza la prima salita del Denali per la cresta sud-est. Percorre i 5 chilometri di terribile cresta in solitaria, lungo lo stesso itinerario che negli anni ha respinto le cordate più forti. Nel 1985 sale, insieme alla moglie, il Gasherbrum II. Goretta diventa così la prima donna italiana ad aver raggiunto la cima di un Ottomila.

Nel 1986 ritorna sul K2, questa volta per provare la cresta sud-ovest. Lo fa in solitaria, riuscendo a salirla quasi tutta, arriva a poche centinaia di metri dalla cima, poi deve arrestare la sua corsa: la bufera lo costringe a tornare sui suoi passi. Ma non si arrende. Passa la notte al campo in quota e ci riprova il giorno dopo. Nuovamente la meteo gli impedisce di proseguire fino in cima. Rinuncia e inizia a scendere. Il 16 luglio è ormai ai piedi della montagna, a poche ore dalla tenda di campo base e dalla moglie Goretta. Cammina veloce quando un ponte di neve cede sotto i suoi piedi facendolo precipitare in un crepaccio. In qualche modo grazie alla radio riesce a chiedere aiuto. Subito dal campo base parte una squadra di soccorso, sono gli italiani di “Quota 8000”, spedizione guidata da Da Polenza, che stavano osservando la sua discesa con il binocolo. Lo raggiungono che è ancora vivo, lo estraggono dal buco in cui è finito. Renato prova a muoversi, ma le ferite interne sono troppo gravi. Muore poco dopo.

Seppellito in un crepaccio, il suo corpo è stato riportato alla luce nei primi anni Duemila dallo scorrere del ghiaccio. I resti, recuperati, sono stati tumulati presso il Memorial Gilkey al campo base della montagna.

Curiosità

  • A Renato Casarotto è dedicata una cima di 6187 metri sulla catena montuosa dell’Hindu Raj.
  • Lo spettacolo teatrale Due amori, ispirato da un testo di Nazareno Marinoni, racconta la storia di Casarotto.

Bibliografia

  • Oltre i venti del Nord, di Renato Casarotto, Dall’Oglio, 1986
  • Goretta e Renato Casarotto. Una vita tra le montagne, di Goretta Traverso, De Agostini, 1996
  • I monti di ghiaccio, di Goretta Traverso, GET, 2001
  • La via della montagna. Un cammino possibile, di Goretta Traverso, Priuli & Verlucca, 2008

Filmografia

Solo di cordata. Esplorando Renato Casarotto, di Davide Riva, 2016

“In montagna, il mio zaino non è solo carico di materiale e di viveri. Dentro ci metto la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi, il mio carattere, la mia solitudine. In montagna non porto solo il meglio di me stesso; porto solo me stesso, nel bene e nel male.”

Renato Casarotto

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2 Commenti

  1. Provo sempre profonda malinconia al ricordo di Renato e del suo alpinismo.
    Sono felice perché dopo tanti anni lui è ancora considerato dai “suoi simili” insuperato nelle idee e nelle realizzazioni delle sue solitarie invernali.

  2. Personaggio meraviglioso, per me autentico punto di riferimento e non solo per l’eccezionale attività alpinistica… Personaggio autentico capace ancora a distanza di anni di farmi riflettere, emozionare, crescere… Grazie

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