Alta quota

Nanga Parbat: Cimenti a campo base. Oggi partenza per Chilas e nuovo obiettivo

Giornata di gioia quella di ieri al campo base del Nanga Parbat. Sci ai piedi Carlalberto “Cala” Cimenti e Vitaly Lazo hanno raggiunto le propaggini del ghiacciaio. “Ci hanno accolto con coca cola, mango e biscotti” scrive Cala. Poi, a campo base, la vera festa per la buona conclusione della spedizione che già oggi ha smontato il campo per dirigersi verso Chilas. “Da lì ripartirò quasi subito verso Skardu” dove poi si incontrerà con l’italiano Francesco Cassardo, già suo compagno di spedizione lo scorso anno al Gasherbrum II, e insieme proseguiranno lungo il ghiacciaio Baltoro fino ai Gasherbrum.

Rispetto alle informazioni percepite nella confusa giornata di vetta, apprendiamo che anche Cala e Vitaly, come il francese Boris Langenstein, non hanno agganciato gli sci in cima alla montagna. “È impossibile sciare le rocce dalla cima”, così i due hanno preparato l’attrezzatura circa 50 metri sotto la vetta e quindi sono partiti. Rimaniamo però in attesa della foto di vetta, con gli sci.

Langenstein, il primo in vetta

Al francese Boris Langenstein va riconosciuto di essere stato il primo alpinista ad aver raggiunto la vetta del Nanga Parbat nel corso di questa stagione. Con lui si trovava anche la compagna di spedizione Tiphanie Duperier che, da quanto raccontato dai due, non ha raggiunto la cima a causa di un malore che l’avrebbe fermata a circa 7800 metri. Quota a cui il duo si è scattato quella che per ora è l’unica foto resa pubblica.

Il tentativo di vertice dei francesi è stato particolarmente faticoso. Arrivati infatti a campo 4 dopo tre giorni di salita lungo la montagna hanno fatto un primo tentativo. “Purtroppo la via era davvero difficile da battere e ci siamo dovuti fermare a 8030 metri”. Rientrati quindi all’ultimo campo in piena notte hanno deciso di prendersi un giorno di riposo prima di ritentare nuovamente. Probabilmente il lungo tempo passato in quota ha compromesso il successo per Tiphanie.

Boris, arrivato in cima, ha raccontato a Montagnes Magazine di essere sceso per un tratto a piedi e di aver quindi inforcato gli sci a una quota di circa 8070 metri, dove li aveva lasciati durante la progressione verso l’alto. Recuperate le assi il francese ha raggiunto la compagna che nel frattempo si è riparata dal vento dietro a una roccia. Da qui i due hanno sciato fino a campo 4 dove hanno passato la notte, prima di iniziare la discesa verso campo base. “Siamo stati in grado di sciare fino in fondo la variante Kinshofer, ma sotto campo 3 ci siamo dovuti attaccare alle corde fisse per superare un tratto ghiacciato di circa 100 metri” hanno raccontato.

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