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Alta quota

Nanga Parbat, giornata di paura. Scatta l’allarme, poi il messaggio: “Tutto bene”

“Siamo tutti in tenda” è il rassicurante messaggio che Cala Cimenti ha inviato alla moglie Erika dalla notte pakistana. Una “notte magica”, come lo sciatore ha chiamato quella che ha trascorso al campo 4, sul bacino Bazhin, insieme a Vitaly Lazo e Anton Pugovkin, nel giorno della prima ascesa alla montagna.

Partiamo però dall’inizio. Sono le 14:46 italiane quando Cala invia a Erika il messaggio di vetta: “Sono sdraiato in cima al mondo e piango e rido e ti amo”. Poi le comunicazioni si fermano. Il traker di Cala rimane per lungo tempo fermo a pochi metri dalla cima e dello sciatore piemontese non si sa più nulla. La prima news arriva da Maria Pugina, che segue la comunicazione del team russo, con un messaggio che recita: Cala e Vitaly stanno scendendo con gli sci mentre Anton è a piedi”. I tre del gruppo avevano programmato di ritrovarsi in un punto, lungo il percorso di salita, dove Anton aveva lasciato il suo zaino. “Anton è sceso ma Vitaly e Cala non ci sono, o hanno accidentalmente superato il punto d’incontro o gli è successo qualcosa. Chiama l’assicurazione“.

L’allarme scatta immediatamente, il satellitare di Cala risulta irraggiungibile anche se la posizione del traker è in lento movimento. Come sempre in questi casi viene allertato anche Agostino Da Polenza, ponte di collegamento con le autorità pakistane, che subito prende contatto con la famiglia dello sciatore d’altissima quota e inizia a studiare la situazione e le possibili dinamiche. Una macchina che va avanti fino alle 18:15 italiane, quando Cala finalmente scrive a Erika: “Tutto bene, abbiamo avuto un po’ di ritardo e il telefono di Anton è gelato”. La strada per la sicura tenda di campo 4 è però ancora lunga e i tre la raggiungeranno solo a notte inoltrata.

“Questa mattina Cala mi ha scritto alle 4:30 circa dicendo che stavano facendo colazione con le aringhe e poi sarebbero ripartiti per il campo base” ci racconta Erika finalmente sorridente. “Non è facile star qui ad aspettare notizie, la vivi tutta la spedizione. È come essere in un limbo: da una parte la mia quotidianità, dall’altra l’attesa. È come se tutto si fermasse, a volte è come essere sulla montagna con lui“.

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