Alpinismo

Sfida al record degli Huber sul Nose

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SAN FRANCISCO, Usa — Quella che si sta svolgendo sulla celebre via del Nose di El Capitan, è una vera e propria gara fra fuoriclasse dell’arrampicata. Il record dei  fratelli Huber, che lo scorso ottobre erano saliti in 2 ore e 45 minuti, è stato sfidato pochi giorni da Hans Florine e Yuji Hirayama. Ma i due  hanno perso il duello a distanza per soli 2 minuti e mezzo.

Non è riuscita per un soffio l’impresa di Florine e Hirayama di strappare il nuovo record di arrampicata sulla famosissima via del Nose. Il tentativo, compiuto lo scorso 29 giugno, è fallito per soli 2 minuti e 30 secondi, ma ci si può credere, la gara tra fuoriclasse è appena cominciata.
 
A detenere il tempo migliore nella scalata dei 900 metri del Nose sono quindi ancora i fratelli Huber, Thomas e Alexander, che lo scorso 9 ottobre avevo compiuto l’impresa in 2 ore e 45 minuti, superando il precedente primato di 3 minuti. Ma gli sfidanti si dicono agguerriti, e non intendono lasciare loro questo vanto ancora per molto.
 
Hans Florine vorrebbe insomma riconquistare quello che un tempo era stato suo. Sì, perchè il climber aveva già ottenuto il record di arrampicata sul Nose in passato. La prima nel 1991, quando era salito col compagno Steve Schneide in 8 ore, e poi ancora altre volte fino all’ultima, quella del 2002, quando in compagnia dello stesso climber giapponese Yuji Hirayama avevano scalato la via in 2 ore e 48 minuti.
 
Quando nel 2007 i fratelli Huber hanno sottratto alla coppia il record di velocità, i due climber hanno capito che era di nuovo il momento di provare a fare meglio. Pare che sia stato Hirayama a chiamare Florine la scorsa primavera e a suggerirgli di riacchiappare il primato perduto.
 
Così a giugno i due si sono trovati nello Yosemite, hanno fatto alcune prove di arrampicata sul Nose prima del tentativo vero e prorpio che si è compiuto infine il 29. La salita si è conclusa in 2 ore 47 minuti e 30 secondi. Il record è sfuggito per un soffio, ma gli Huber hanno poco di che rallegrarsi: la sfida non è certo finita qui.
 
Valentina d’Angella

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