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Nuove tariffe all’Everest: Alessandro Gogna, più rifiuti e meno sicurezza

Alessandro Gogna (Photo courtesy grivel.com)
Alessandro Gogna (Photo courtesy grivel.com)

MILANO – Secondo quanto dichiarato dal governo nepalese e riportato da più parti dalla stampa internazionale, sarebbero due le ragioni dietro al nuovo tariffario dei permessi di salita delle montagne nepalesi, tra cui svetta (in senso letterale e figurato) l’Everest. Da un lato il turismo: costi più bassi dei permessi singoli vorrebbero portare più alpinisti, non solo in alta stagione, ma anche in altri periodi dell’anno. Dall’altro la sicurezza: permessi individuali meno costosi convincerebbero gli alpinisti – nell’intento del ministero – a formare gruppi più piccoli, evitando così carovane di gente che non si conosce e che sta insieme solo per condividere il permesso. Non la pensa così Alessandro Gogna, a cui abbiamo chiesto un parere sulla questione.

“Sui rifiuti non c’è dubbio – ci dice Alessandro Gogna, alpinista e scrittore, impegnato in prima linea sulle tematiche alpinistiche anche con l’Osservatorio per la Libertà in Montagna e Alpinismo -: il problema si aggraverà, direi che è logico. La diminuzione delle tariffe è mirata ad aumentare il numero di persone che convergeranno nel Khumbu con l’idea di tentare la vetta dell’Everest. Più gente uguale più rifiuti. Dirò di più: è facilmente prevedibile, con l’aumento degli aspiranti summitters, un’escalation nella tipologia e durata dell’equipaggiamento che ogni stagione gli sherpa provvedono. Nulla vieta di costruire una serie di bivacchi a schiera, fissi al Colle Sud, per esempio, per non dire al Campo 2. Questi non sono rifiuti, ma di certo l’ascensione all’Everest ne risulterà ulteriormente impoverita, esattamente quello che è successo al Monte Bianco o con le corde fisse e con la Capanna Luigi Amedeo della cresta del Leone al Cervino.

E in merito alla sicurezza le previsioni di Gogna non sono migliori.

“Con l’aumento delle strutture apparirà che la sicurezza ne abbia un aumento – dice infatti -. Secondo me non è vero, perché si rischierà di più sapendo che comunque ci sono strutture fisse. Con lo stesso meccanismo che interviene quando si vuole scalare una parete qui sulle Alpi, alla cima della quale ci sia un bivacco fisso: danno temporali alle 14? Beh, per le 14 saremo già in cima, e lì caso mai c’è il bivacco. Errore di valutazione che è costato la vita a molti, più di quelli che invece ne hanno avuto un fortunoso beneficio. Alle carovane infinite dobbiamo fare abitudine: sarà sempre peggio, mi dispiace dirlo. La cronica mancanza di fantasia che spinge a salire la più alta montagna del mondo è un virus che si diffonderà come la peste. Può consolare notare che oggi la peste non c’è più? C’è stata per secoli, oggi per fortuna abbiamo altri tipi di pestilenze”.

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3 Commenti

  1. Gogna come sempre è molto diretto, tagliente, forse anche cinico. Ma ha avuto e ha tutt'ora ragione.
    Dobbiamo capire che le montagne non sono il nostro parco dei divertimenti privato e la natura il nostro giardinetto. Noi siamo ospiti sulla Terra.

  2. Quando sento parlare questi ex-alpinisti o alpinisti ancora in attività definiti "di punta mi viene rabbia. Sembra che solo loro abbiano il diritto di scalare montagne.
    A loro che per primi sono andati ad "inquinare" quei luoghi, era forse lecito farlo? E solo loro ci possono ritornare?
    La montagna è libertà. In ogni senso. Tutti devono avere la possibilità di scalare, ovviamente nel rispetto della montagna.
    Voglio proprio vedere quanti resti hanno lasciato le prime spedizioni di questi signori che si sono cimentati nell'ascensione nei decenni passati. Loro avevano il diritto di farlo? gli altri no? perchè? sono solo nati dopo?

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