Alpinismo

Spedizione polacca verso Nanga Parbat

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ISLAMABAD, Pakistan — Un itinerario poco battuto su una montagna dalla fama sinistra, a causa l’elevato numero di alpinisti che hanno incontrato la morte sui suoi versanti. Una prospettiva da brivido, che però non spaventa la squadra polacca capitanata dal celebre Krzysztof Wielicki, diretta alla via Schell del Nanga Parbat (8.125 metri). Da salire in invernale.

Una cresta rocciosa che si eleva per 1.500 metri sul versante Rupal, tutta da attrezzare con corde fisse. Poi una virata intorno ai 7000 metri, per raggiungere il Diamir e raggiungere la cima. Un itinerario poco consueto e lunghissimo – si prevedono quattro, forse cinque campi alti -, scelto dagli alpinisti su suggerimento dello stesso Hans Schell che la inaugurò nel 1976.
 
L’obiettivo è tutt’altro che semplice. Ma i climber polacchi sono imbattibili in fatto di prime invernali sugli ottomila: una storia di successi costruita negli ormai lontani anni ottanta. E al Nanga Parbat ci sta andando i migliori alpinisti del panorama nazionale.
 
In testa, c’è un vero mostro sacro: Krzysztof Wielicki, il quinto uomo del mondo ad aver salito i 14 ottomila, che vanta le prime invernali di Everest, Lhotse e Kangchenjunga. Con lui ci saranno Artur Hajzer, che nella sua carriera ha intascato 4 ottomila e la prima invernale sull’Annapurna, e Dariusz Zaluski anche lui 4 ottomila scalati e ben 4 tentativi in invernale su K2, Makalu, Nanga e Shisha Pangma.
 
Non finisce qui. Saranno della partita anche Jan Szulc, capo della spedizione che ha portato a casa la prima invernale sullo Shisha Pangma; Jacek Berbeka, con 4 ottomila scalati; Krzysztof Tarasewicz, "solo" 3 ottomila; Jacek Jawien, già stato allo Shisha Pangma e al K2; e il giovanissimo Przemyslaw Lozinski, alla sua prima esperienza su un ottomila.
 
La squadra ha raggiunto nei giorni scorsi il campo base (3.800 metri) dopo un avvicinamento durato circa una settimana. Il meteo è stato piuttosto favorevole, ma le temperature sono più basse del previsto: "Di notte sscendono fino a 20 gradi sottozero e il massimo toccato, a mezzogiorno, è di due gradi" si legge nei report di Hajzer. Ora, non resta che prepararsi all’inizio della scalata.
 
Nanga Parbat, in Urdu, significa "montagna nuda". Tra gli Sherpa nepalesi, però, la montagna è conosciuta come “mangiauomini” o "montagna del diavolo", a causa delle innumerevoli tragedie accadute durante le scalate delle sue pareti (tra cui anche quella a lungo discussa in cui è morto Ghuenter Messner, il fratello del più celebre Reinhold).
 
 
Sara Sottocornola
 
 
 


Fonte immagine: HiMountain Polish team

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