Alpinismo al femminile: donne che hanno fatto la storia
Dalle prime pioniere dell’Ottocento alle grandi protagoniste degli Ottomila, molte alpiniste hanno sfidato montagne e stereotipi, dimostrando che passione, coraggio e determinazione non hanno genere. In occasione della Festa della Donna, scopriamo alcuni dei nomi più significativi dell’alpinismo al femminile.
Dalle pioniere dell’Ottocento alle protagoniste degli Ottomila, il percorso non è stato per nulla facile… anzi. Per lungo tempo la montagna è stata raccontata come un mondo quasi esclusivamente maschile. Per secoli pregiudizi culturali e sociali hanno sostenuto che le donne non avessero le capacità fisiche o mentali per affrontare le grandi salite. Eppure la storia dell’alpinismo dimostra il contrario: generazioni di alpiniste hanno sfidato non solo le montagne, ma anche stereotipi radicati, lasciando il segno. Alcune di loro, con le loro imprese, appartengono oggi alla storia dell’alpinismo. Obbiamo scelto 8 nomi con cui raccontare questa storia, ma l’elenco potrebbe essere infinito.
Lucy Walker
Tra le prime grandi figure dell’alpinismo femminile c’è Lucy Walker. Nel 1871 fu la prima donna a raggiungere la vetta del Cervino lungo la cresta Hörnli. Quella salita fu solo la più famosa delle molte imprese della sua carriera: nell’arco della sua vita completò quasi cento ascensioni. E se questo numero oggi può sembrare quasi “normale”, ricordiamoci che parliamo della seconda metà dell’Ottocento.
Annie Smith Peck
Alpinista, scrittrice e sostenitrice dei diritti delle donne, Annie Smith Peck fu una delle figure più originali della storia dell’alpinismo. Alla fine dell’Ottocento scalò montagne importanti come il Pico de Orizaba e il Popocatépetl in Messico. Nel 1908 raggiunse anche l’Huascarán in Perù, dimostrando che le donne potevano affrontare grandi spedizioni internazionali con la stessa determinazione degli uomini.
Junko Tabei
Il 16 maggio 1975 la giapponese Junko Tabei entrò nella storia diventando la prima donna a raggiungere la vetta dell’Everest. La sua carriera fu segnata da numerosi primati: fu la prima donna a salire sul Manaslu, sullo Shisha Pangma e la prima a completare le Seven Summits, le sette montagne più alte di ogni continente. Fondatrice del Ladies Climbing Club in Giappone, dovette affrontare pregiudizi e difficoltà anche nel trovare sponsor per le spedizioni, ma continuò a scalare per tutta la vita.
Wanda Rutkiewicz
Tra le più grandi alpiniste di sempre, la polacca Wanda Rutkiewicz scrisse una pagina fondamentale della storia dell’Himalaya. Nel 1986 diventò infatti la prima donna a raggiungere la vetta del K2, senza utilizzare bombole di ossigeno. Le sue imprese sugli Ottomila la resero una delle alpiniste celebri della sua generazione e una fonte di ispirazione per molti scalatori.
Lynn Hill
Nel 1993 l’americana Lynn Hill compì un’impresa che fino ad allora nessuno era riuscito a realizzare: la prima salita in libera della via “The Nose” su El Capitan (Yosemite). Quella scalata segnò un momento storico nel mondo dell’arrampicata, e dimostrò ancora una volta come il concetto di limite fosse semplicemente qualcosa che ancora non era stato fatto.
Gerlinde Kaltenbrunner
L’austriaca Gerlinde Kaltenbrunner è stata la prima donna al mondo a scalare tutti i 14 Ottomila. Risultato raggiunto, senza l’uso di bombole di ossigeno, il 23 agosto 2011. Cresciuta tra le Alpi dell’Austria, ha sviluppato fin da giovane una forte passione per la montagna, iniziando con sci e arrampicata prima di dedicarsi all’Himalaya. Nel corso degli anni ha scelto uno stile di alpinismo leggero e rigoroso, lontano dalle spedizioni commerciali e basato sulla ricerca di vie difficili e poco battute. Il suo approccio etico all’alpinismo l’ha resa una delle figure più importanti dell’altissima quota contemporanea.
Nives Meroi
L’italiana Nives Meroi è una delle alpiniste più importanti della sua generazione e una figura simbolo dell’alpinismo himalayano moderno. È la seconda donna al mondo ad aver scalato tutti i quattordici Ottomila senza bombole di ossigeno e senza l’aiuto di portatori d’alta quota, un’impresa completata insieme al marito e compagno di cordata Romano Benet, con cui ha condiviso praticamente ogni vetta. Tra i suoi primati c’è la prima traversata in assoluto dei tre Ottomila (Gasherbrum II, Gasherbrum I e Broad Peak), e il fatto di essere stata la prima italiana in vetta al Nanga Parbat e al K2, sempre in stile leggero e autonomo. Più che la quantità, per Nives conta il rapporto con la montagna: nelle sue salite la sfida è sempre stata con sé stessa e con l’ambiente, non con il cronometro o la competizione.
Elisabeth Revol
La francese Elisabeth Revol è una delle alpiniste più intense e profonde dell’alta quota contemporanea. Nata nel 1979 nella Drôme, ha iniziato l’alpinismo a 19 anni e nel corso degli anni ha scalato diverse montagne himalayane. È stata la seconda donna dopo Marianne Chapuisat a raggiungere la vetta di un Ottomila in inverno, realizzando la salita del Nanga Parbat per una nuova via salita in stile alpino (Salita che che costò la vita al compagno di cordata Tomasz “Tomek” Mackiewicz) La sua carriera è segnata da salite di rilievo come il concatenamento di Broad Peak, Gasherbrum I e Gasherbrum II in soli 16 giorni e la vetta del Lhotse.


















