Montagne

Lhotse

Con i suoi 8516 metri è il quarto picco della Terra. Conosciuto nell’ambiente per la sua enorme parete sud, sulla quale hanno perso la vita alcuni dei migliori scalatori della passata generazione, il Lhotse è parte del massiccio dell’Everest e forse per questo non ha un suo nome tradizionale. Identificato dai cartografi indiani come E1 è poi il miliare britannico Charles Howard-Bury (primo a compiere una missione ricognitiva per un probabile tentativo all’Everest) a chiamarlo Lhotse, che in tibetano significa “picco sud”.

Geografia

La struttura del Lhotse non è particolarmente complessa. Appartenente al massiccio dell’Everest è separato da questo dal Colle Sud (7900 m). La sua cima si trova sul confine tra Tibet e la regione nepalese del Khumbu. Oltre alla vetta principale la montagna presenta altri due picchi minori, che comunque superano gli ottomila metri di quota: Lhotse Middle e Lhotse Shar. Il primo, con i suoi 8410 metri rappresenta l’ultima punta sopra quota ottomila a essere stata raggiunta dall’uomo. I primi sono stati un gruppo di alpinisti russi nel 2001. Il Lhotse Shar, alto 8383 metri, è stato salito per la prima volta nel 1970 da Sepp Mayerl e Rolf Walter.

Storia

Il primo tentativo di raggiungere la vetta del Lhotse venne messo in campo nel 1955 da una spedizione guidata da Norman Dyhrenfurth, alpinista di origine tedesca emigrato negli Stati Uniti. Già nel 1952, partecipando come membro della spedizione svizzera intenzionata a realizzare la prima salita dell’Everest, aveva avuto occasione di vedere il Lhotse. A metà degli anni Cinquanta vi ritorna con una spedizione internazionale composta dagli austriaci Erwin Schneider ed Ernst Senn, dagli svizzeri Bruno Spirig e Arthur Spöhel e dagli americani Fred Beckey, George Bell e Richard McGowan. Con loro duecento portatori e diversi Sherpa d’alta quota.

Il primo approccio alla montagna lo fecero con l’intenzione di scalarne la cima più bassa, quella del Lhotse Shar, ma dopo aver compreso le elevate difficoltà preferirono rivolgersi al Western Cwm, un piatto e ondulato bacino glaciale che raggiunge la parete nord-ovest del Lhotse. Lungo questa rotta riuscirono a salire bene, fino a 8100 metri dove vennero respinti dal vento e dalle basse temperature percepite.

La prima salita

Conclusasi la spedizione del 1955 subito la Swiss Foundation for Alpine Research chiese il permesso per una nuova campagna alpinistica. A differenza delle altre missioni condotte dalla fondazione questa aveva uno scopo prettamente alpinistico: gli svizzeri miravano a essere i primi in cima al Lhotse, oltre a realizzare la seconda ascensione dell’Everest.

Capospedizione fu nominato il leader delle truppe di montagna Albert Eggler mentre la squadra di alpinisti venne selezionata tra i migliori svizzeri in circolazione. Un gruppo numeroso, di oltre venti scalatori, tra cui spiccavano Ernst Reiss, meccanico di aeroplani che già aveva raggiunto il Colle Sud nel 1952; e Jürg Marmet, guida alpina e chimico.

La squadra si approcciò alle due montagne ad aprile. Già acclimatati da altre salite su cime minori iniziarono subito a lavorare sulla montagna allestendo i campi. Obiettivo primario era il Lhotse, ancora inviolato. Per tutto il mese si dedicarono alla posa delle corde fisse e alla preparazione della via poi, il 18 maggio Ernst Reiss e Fritz Luchsinger diedero il via al loro attacco di vetta. In sei ore dall’ultimo campo, fissato a circa 7400 metri, gli alpinisti riuscirono a raggiungere la cima, su cui trascorsero tre quarti d’ora. Finite le bombole iniziarono poi la discesa tornando prima del buio alla piccola tenda. Il giorno seguente proseguirono poi la discesa verso valle. Pochi giorni dopo la spedizione festeggiò con successo anche la seconda ascensione dell’Everest.

La prima salita invernale

La storia invernale del Lhotse rappresentò un indiscusso primato per l’himalaysmo polacco, in particolare per Krzysztof Wielicki che riuscì a compiere questa ascensione in solitaria. Della spedizione facevano parte, oltre a Wielicki, Andrzej Zawada e Leszek Cichy (primo salitore invernale dell’Everest con Wielicki). La sua scalata in completa solitudine fu un evento non previsto, dovuto ad alcuni problemi di salute accorsi ai suoi compagni.

Weilicki partì dal campo base il 30 dicembre e salì rapido fino al terzo campo. Qui riposò per poi attaccare la cima al mattino del giorno seguente. Fu una salita a dir poco perfetta, senza inconvenienti, che permise al polacco di toccare il punto più alto della montagna due ore prima del buio.

Un simile exploit invernale non è mai più stato ripetuto.

Vie alpinistiche

La via “normale” per salire il Lhotse si trova sul versante nepalese della montagna e coincide per buona parte con la “normale” alla vetta dell’Everest. I due itinerari si sovrappongono fino a poco oltre campo 3, dove si trova la famosa “fascia gialla”. Qui gli alpinisti diretti al Lhotse virano a destra e continuano a salire fino a incontrare il Couloir Reiss, dal nome del primo salitore, che porta alla cima principale.

Sulla montagna, nel corso degli anni, sono state aperte altre vie, anche se mai in misura eccessiva. Le più importanti realizzazioni da questo punto di vista sono i percorsi disegnati sull’immensa parete sud.

Altre ascensioni degne di nota

  • 1970 – Il 12 maggio Sepp Mayerl, Rolf Walter raggiungono l’inviolata vetta del Lhotse Shar come membri di una spedizione austriaca.
  • 1974 – Per la prima volta nella storia una spedizione cerca di raggiungere la vetta di un Ottomila in inverno. A provarci sono i polacchi Andrzej Zawada e Andrzej Heinrich che sul Lhotse toccano gli 8250 metri prima di rinunciare.
  • 1979 – Il Lhotse viene salito senza uso di bombole d’ossigeno da parte di Andrzej Czok e Jerzy Kukuczka.
  • 1981 – Il 30 aprile la vetta viene raggiunta per la prima volta in solitaria dal bulgaro Hristo Prodanov.
  • 1986 – Il 16 ottobre Reinhold Messner raggiunge la vetta del Lhotse divenendo il primo uomo al mondo ad aver salito tutti e 14 gli Ottomila.
  • 1990 – Tra mille polemiche lo sloveno Tomo Česen realizza in solitaria la prima salita della parete sud del Lhotse. La sua scalata viene messa in dubbio sia da una spedizione sovietica che da Reinhold Messner.
  • 1990 – In ottobre una spedizione sovietica riesce a salire la parete sud del Lhotse.
  • 1994 – Il 13 maggio il messicano Carlo Carsolio realizza la salita alla vetta in sole 23 ore e 50 minuti.
  • 1996 – La francese Chantal Mauduit è la prima donna a toccare la cima del Lhotse.
  • 1996 – Il 17 maggio, una settimana dopo aver salito l’Everest, Anatolij Bukreev batte il precedente record di velocità compiendo l’ascensione da campo base a vetta in sole 21 ore e 16 minuti.
  • 2011 – L’americano Michael Horst realizza la salita di Everest e Lhotse nell’arco di 21 ore e senza scendere al di sotto del Colle Sud.
  • 2011 – L’indiano Arjun Vajpai diviene il più giovane ad aver salito il Lhotse. Quando raggiunge la vetta, il 20 maggio, ha 17 anni 11 mesi e 16 giorni.
  • 2017 – Il belga Stef Wolfsput è il primo disabile a scalare il Lhotse.
  • 2018 – Hilaree Nelson e Jim Morrison e riescono nella prima discesa con gli sci dal Lhotse.

Altri eventi storici importanti

Nel 1989 sulla temibile parete sud del Lhotse perde la vita Jerzy Kukuczka, impegnato nel tentativo di violarla per la prima volta. A causarne la morte è probabilmente la rottura di una vecchia corda che lo lascia precipitare nel vuoto.

Guida al Lhotse

Il Lhotse condivide il campo base con l’Everest, il percorso di avvicinamento è quindi lo stesso. Molti dei trekker che affrontano questo percorso lo fanno ovviamente per la più alta montagna della Terra, ma poter osservare con i propri occhi entrambe le cime, più quelle minori, dona al luogo un fascino particolare. Gli escursionisti si possono avvicinare alla montagna durante tutto l’anno, anche se il periodo migliore per visitare il Lhotse va da inizio marzo a metà maggio e da inizio settembre a metà novembre. Gli alpinisti non possono invece scappare a questi range climatici pre e post monsonici (a meno che vogliano tentare un’ascensione invernale).

Per raggiungere il Lhotse la prima cosa da fare è volare su Kathmandu, la capitale nepalese, da cui prendere un volo interno per Lukla. Sono operative diverse compagnie e il volo dura appena 25 minuti ma, per alcuni potrebbe essere l’esperienza più adrenalinica di tutto il viaggio. In alternativa è possibile volare su Phaplu, tre giorni di cammino a sud di Lukla, o a Jiri, a sette giorni da Lukla. In caso di maltempo i voli potrebbero subire ritardi o slittamenti.

A Lukla inizia il trekking verso campo base, che dura circa 10 giorni. Il primo giorno di solito si raggiunge il villaggio di Monju, porta del Parco nazionale di Sagarmatha, dove è necessario esibire il passaporto e pagare una tassa di 3000 Rupie Nepalesi. Da qui il cammino prosegue verso Namche Bazar (3440 m), dove solitamente ci si ferma per un giorno o due in modo da adattare il corpo alla quota. Quindi si arriva a Tengboche (3870 m) e poi al villaggio di Pangboche (3860m). Il giorno successivo si supera quota 4000 raggiugendo Pheriche (4240 m), quindi ancora Lobuche (4930m) e Gorak Shep, che sarà il punto di partenza per visitare il campo base del Lhotse. Per il rientro si consiglia di proseguire attraverso il passo Cho La (5370m) e poi lungo la splendida Valle di Gokyo.

Se siete persone abituate a gestirvi in autonomia e a organizzarvi da voi i vostri viaggi-avventura potete raggiungere il campo base in autonomia. Non è infatti obbligatorio avere con se guide e portatori. In caso contrario il consiglio è quello di rivolgersi a un’agenzia specializzata che saprà costruirvi un pacchetto su misura. In Nepal ne esistono molte e molto affidabili. Lungo tutto il percorso è possibile soggiornare nei comodi lodge dotati ormai di ogni comfort, persino di rete internet.

Gli alpinisti interessati alla scalata del Lhotse dovranno munirsi di un permesso di scalata il cui costo si aggira intorno ai 3mila dollari. Trattandosi di una salita alpinistica non priva di rischi il permesso viene fornito solo agli scalatori in possesso di un certo curriculum. Come per i trekker queste spedizioni possono essere organizzate in autonomia, oppure avvalendosi di un’agenzia specializzata.

Il Lhotse nella filmografia

  • Lhotse, 1987, di Pierre Royer
  • Lhotse, 2019, di Dutch Simpson

Il Lhotse nei libri

  • Lhotse ’75, 1977, Riccardo Cassin e Giuseppe Nangeroni, Club Alpino Italiano
  • The Everest-Lhotse adventure, 1957, Albert Eggler
  • Lhotse South Face – The Wall of Legends, 2017, Edward Morgan, Bee Different Books
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