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Il Parco Nazionale del Pollino

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A cavallo tra Calabria e Basilicata si estende il Parco Nazionale del Pollino, il più esteso d’Italia con i suoi 192.565 chilometri. Nel suo territorio sono comprese fortezze medioevali, reperti greci e paesini in cui sopravvive "l’arbeshe", una tradizione culturale e linguistica italo-albanese. E sulle vette potrete incontrare l’aquila reale, il lupo appenninico e il capriolo autoctono di Orsomarso.

 

Il parco presenta ambienti naturali profondamente diversi tra loro. A est e a ovest è bagnato dal mare. Mentre tra le vette si contano le più alte dell’Appennino meridionale, come il Dolcedorme (2267 metri) e il Monte Pollino (2248 m). Sui rocciosi pendii di queste cime si inerpica il pino loricato, l’emblema del parco. Si tratta di un albero a corteccia fessurata in placche, a lucenti scaglie bianco grigiastre, che contrasta con il verde cupo degli aghi, lunghi fino a 6-7 centimetri. Il loricato ha una storia molto antica, che risale fino all’ultima glaciazione. Il suo territorio prediletto è la nuda roccia delle zone più impervie, dove il forte vento, l’aspro gelo e i fulmini modellano il suo tronco nella crescitta.

Tra i rilievi montuosi, degno di nota è il monte Alpi, un imponente bastione composto da calcare cretaceo. La sua forma singolare, a cuneo, spicca tra le morbide onde dei sedimenti circostanti, di origine più recente. La roccia del monte è stata scavata per l’estrazione di alabastro, impiegato soprattutto per ornamenti. I suoi pendii sono il regno del pino loricato, mentre ai suoi piedi il terreno argilloso è ricoperto da agrifogli e tassi secolari. Dalla sua cima ci si affaccia su un paesaggio unico, che spazia dal Tirreno alle più alte vette del Cilento, all’alta Val d’Agri, al massiccio del Pollino a sud, fino alla Sila, a est i monti Calanchi e il mar Ionio.

Dai monti sono facilmente raggiungibili le spiagge ioniche e tirreniche, ma è un peccato non inoltrarsi nelle verdeggianti valli che si stendono pigre sotto i pendii. Tra i pascoli potrete cercare le numerose piante officinali, che crescono spontaneamente nel parco: l’iperico, la ginestra minore, il tarassaco, la cornetta dondolina e la ginestra odorosa. Qui si nascondono piccoli centri abitati, custodi del costume tradizionale, dove le donne anziane indossano ancora il costume tradizionale. Nei paesi più grandi i organizzano diverse iniziative culturali.

Gioiello del parco per la sua bellezza e per la sua maestosità, la Valle del Raganello: una dei luoghi geologicamente più famose della nostra penisola. Il torrente Raganello, nato ai piedi della Serra Ciavole, scorre inizialmente tra freschi boschi, per buttarsi subito dopo nel cuore della roccia della Timpa di San Lorenzo. Qui apre la spaventosa gola di Barile, nascosta ai raggi del sole dalle alte pareti calcaree. Da lassù prende vita il canyon di Raganello, un percorso spettacolare fra grotte e anfratti, in cui il torrente scorre scavalcando massi sparsi e passando per scivoli e cascate di spuma.

 

 

Candida Cereda

 

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