Libri

Premetti il viso contro la neve cercando di portar ordine nel mio cervello confuso. E ora, che fai, Joe?

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LA MORTE SOSPESA


Joe Simpson

Cda&Vivalda editore

Nuova edizione 2005

252 pp


Nel 1985 i due alpinisti britannici Joe Simpson e Simon Yates si trovano nella cordillera andina Huayhuash per salire alla Siula grande (6536 metri) lungo l’inviolata parete ovest. E “La morte sospesa” è il racconto autobiografico di una drammatica vicenda in alta quota.
Touching the Void è il titolo originale dell’opera che nel 1993 vinse il “Cardo d’argento” del Premio Itas del libro di montagna, e che successivamente ispirò l’omonimo film di Kevin MacDonald, docudrama vincitore della 52^ edizione del Filmfestival “Città di Trento”.
Paola Mazzarelli, nella prefazione all’edizione italiana, sottolinea come il libro non sia solo la storia di un incidente in montagna ma anche la storia di un’amicizia che, provata in uno scenario drammatico, ne esce più forte.
Raggiungere i 6536 metri della Siula Grande nella cordillera andina peruviana, lungo l’inviolata parete ovest. Questa l’impresa a cui i due amici alpinisti si sentivano pronti. Consapevoli dei rischi. Dalle righe del racconto traspare l’ansia di un incidente in alta quota, in una zona dove è impossibile organizzare operazioni di soccorso, in una situazione di totale isolamento. “Marzo 1985. Campo Base. Gelo durante la notte, bel tempo stamani. Devo ancora abituarmi all’essere qui: un’impressione di solitudine, terrificante ed entusiasmante al tempo stesso. Infinitamente meglio che sulle Alpi: niente orde di alpinisti, elicotteri, squadre di soccorso. Siamo soli, noi e le montagne…”.
Leggere il libro è un po’ come essere testimoni della drammatica vicenda vissuta da un uomo che può contare esclusivamente sulle proprie forze per rimanere in vita. Storia di ipotermia, congelamenti, ferite. Storia di solitudine, disperazione, paura. E storia di consapevolezza. Consapevole fortuna o grazia del cielo perché, ricorda l’autore stesso, “a fronte delle poche, straordinarie storie di sopravvivenza di cui ogni tanto veniamo a conoscenza stanno infinite altre battaglie assai più terribili delle quali non sappiamo nulla, per il fatto che nessuno è tornato a raccontarle”.
Elisa Lonini

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