Alpinismo

“Così saliranno le alpiniste sul K2”. Agostino Da Polenza risponde agli attacchi

L’organizzatore della spedizione promossa dal CAI replica alle critiche ricevute nei giorni scorsi. Di seguito le risposte sulle corde fisse, sull’ossigeno e sul coinvolgimento (negato) di Nimsdai

Le corde fisse ci saranno, cinque ragazze su otto saliranno senza respiratori e bombole. La spedizione non sarà aiutata da Sherpa ma da tre portatori d’alta quota pakistani. E Nirmal Purja non c’entra con la spedizione organizzata dal CAI con l’appoggio del Ministero del Turismo per celebrare i 70 anni (1954-2024) della prima ascensione del K2.

Queste, in sintesi, le risposte di Agostino Da Polenza, presidente di Ev-K2-CNR e organizzatore della spedizione di quest’anno, alle dure critiche al progetto arrivate da Alessandro Filippini, uno dei più esperti giornalisti di montagna italiani, poche ore dopo la presentazione della spedizione giovedì 14 marzo a Milano. Critiche che sono state in parte riprese dai media, e in particolare da Sofia Farina e da Pietro Lacasella, il 18 marzo, su “Il Dolomiti/L’altra montagna”.

Ero presente alla presentazione di giovedì scorso a Milano, è stato subito chiaro a tutti che si trattasse di un evento promozionale e celebrativo e non di una conferenza stampa con spazio per domande e discussione. Anch’io, come molti altri, sono rimasto a bocca aperta, nei giorni successivi, di fronte ai giornali che hanno scritto di “Ardito Desio sulla vetta del K2”, o di una spedizione “composta solo da Compagnoni e Lacedelli”.

So bene, purtroppo, che refusi di ogni tipo sono sempre più comuni sulla stampa italiana (il “Corriere della Sera”, giorni fa, in una cronaca dall’Abruzzo, ha trasformato il Palazzo Silone dell’Aquila in Palazzo Silano come il caciocavallo). Imputare questi strafalcioni ad Antonio Montani, ad Agostino Da Polenza o alla ministra Daniela Santanché mi sembra francamente ridicolo.

Per lo stesso motivo, se qualcuno, tra gli organizzatori o nei media, ha definito la spedizione di quest’anno come “prima femminile” ha sbagliato. Ma non mi sembra un errore così grave. Restano invece in piedi le critiche/accuse più serie che il CAI ed Ev-K2-CNR avrebbero potuto evitare fornendo qualche dettaglio tecnico nella presentazione di Milano. Per saperne di più abbiamo parlato con Agostino Da Polenza, presidente di Ev-K2-CNR e organizzatore della spedizione in partenza.

Ho letto che la vostra spedizione è organizzata in collaborazione con Nirmal Purja. E’ vero?

E’ falso, Nirmal Purja non c’entra nulla.

Le alpiniste italiane e pakistane saranno accompagnate da Sherpa?

Altro falso. Con noi ci saranno tre portatori d’alta quota pakistani, che hanno già lavorato per noi e che si occuperanno anche del problema scientifico.

Non vi coordinerete con le spedizioni delle agenzie nepalesi?

Il K2 da qualche anno è diventato come l’Everest, con corde fisse dall’attacco alla vetta e centinaia di clienti delle spedizioni commerciali sulla montagna. E’ chiaro che bisognerà coordinarsi con gli altri, anche perché i campi sullo Sperone Abruzzi sono minuscoli. Ma non ci siamo affidati a Seven Summit Treks, a Elite Exped o ad altri operatori nepalesi.

Cosa farete con le corde fisse?

Anche in questo bisognerà coordinarsi con gli altri. Mi piacerebbe arrivare presto, attrezzare noi i primi 1.200 metri, e poi lasciar fare alle altre spedizioni. Ma porteremo un’ampia scorta di corde, per far fronte a qualunque imprevisto.

Le alpiniste italiane e pakistane useranno ossigeno in bombola?

Le quattro italiane e Samina Baig no, le tre pakistane più giovani proveranno a salire senza ma hanno chiesto di avere bombole e respiratori a portata di mano. Posso aggiungere una cosa?

Prego.

Sono orgoglioso di questa spedizione, che darà la possibilità di toccare con mano il K2 a due alpiniste italiane molto esperte e a due che non sono mai andate su quel tipo di montagne. Credo anche che, se faremo bene, daremo una mano alle alpiniste e alle altre donne del Pakistan.

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