Montagne

Monte Rosa

È il massiccio montuoso più esteso delle Alpi, il secondo per altezza dopo il Monte Bianco. Qui si trova la più alta cima svizzera e anche del Piemonte. Stiamo parlando del massiccio del Monte Rosa su cui si trovano 9 delle prime 20 cime delle Alpi. Montagna da record, la sua parete est è una pietra miliare nella storia dell’alpinismo. Con un dislivello di 2600 metri e una larghezza di 4 chilometri è la più grande delle Alpi, l’unica di stampo himalayano. Sulla Punta Gnifetti, una delle cime più alte del massiccio, si trova la Capanna Margherita, il rifugio più alto d’Europa, vero sogno alpinistico per molti appassionati.

Il nome Monte Rosa non deriva, come si potrebbe pensare, dal colore che assumono le sue pareti all’alba e al tramonto ma dal termine valdostano “rouése” o “rouja”, che significa “ghiacciaio”. Ghiacciaio che ritorna anche nei toponimi di lingua tedesca: Gletscher. Antiche testimonianze riportano anche i nomi Mons Silvius, Mon Boso o Monboso. Questi ultimi due usati in un libro di Da Vinci. In una mappa del 1740 viene invece chiamato Monte Bosa, più avanti Monte Boso o Monte Biosa.

Geografia

Posto al confine tra Italia e Svizzera il massiccio del Monte Rosa appartiene alle Alpi Pennine. In Italia si estende tra Piemonte, nei comuni di Alagna Valsesia e Macugnaga, e Valle d’Aosta, ne comuni di Ayas, Gressoney-La-Trinité, Gressoney-Saint-Jean e Valtournenche. Delimitato a est del Cervino e a sud del Massiccio del Mischabel, la sua massima elevazione è rappresentata da Punta Dufour (4634 m). Sulla Gnifetti (4554 m) si trova invece la Capanna Margherita, il più alto rifugio d’Europa. Sul comune di Macugnaga si affaccia la verticale parete est, la più alta delle Alpi e anche la più affascinante dal punto di vista alpinistico.

Il massiccio è interessato da numerosi ghiacciai, i più estesi si trovano sul versante svizzero esposto a nord (Gornergletscher, ghiacciaio del Grenz, ghiacciaio del Monte Rosa). Sul versante italiano abbiamo invece 16 formazioni glaciali, tra cui spiccano quello di Verra e del Lys. Tutte queste strutture glaciali, in special modo quelle sul versante italiano, mostrano un’elevata trasformazione subita negli ultimi venti anni a causa dei cambiamenti climatici.

Storia

Il massiccio del Monte Rosa è conosciuto fin dall’antichità. I suoi valichi, che mettono in comunicazione le vallate della montagna sono infatti stati utilizzati fin dal 1200, quando il popolo Walser è transitato per il Colle del Lys durante la sua migrazione dal Canton Vallese. Le principali vette del massiccio vennero invece salite tra la fine del Settecento e la fine dell’Ottocento.

Tra i primi a effettuare studi geologici sulla montagna figura Leonardo Da Vinci, che si reca in questa porzione di Alpi sul finire del 1400. Due secoli più tardi tocca a Horace-Bénédict de Saussure, fondatore dell’alpinismo.

La prima salita alla Punta Dufour, massima elevazione del massiccio, avviene il primo agosto 1855 da parte di una cordata composta da John Birkbeck, Charles Hudson, Ulrich Lauener, Christopher Smyth, James G. Smyth, Edward Stephenson, Matthäus Zumtaugwald e Johannes Zumtaugwald. Negli anni precedenti avvengono invece le salite alle altre maggiori cime: Punta Gnifetti, 9 agosto 1842; Punta Zumstein, 1 agosto 1820; Piramide Vincent, 5 agosto 1819; Punta Giordani, 23 luglio 1801.

Vie alpinistiche

La principale porta di accesso al Monte Rosa è quella che vede gli alpinisti raggiungere la Capanna Margherita, sulla Punta Gnifetti. Questo rappresenta anche l’itinerario più semplice per il raggiungimento di una delle principali cime del massiccio. La salita parta da Punta Indren, luogo di arrivo degli impianti da Gressoney o Alagna Valsesia.

Vera e propria icona alpinistica è la parete est del massiccio, su cui si sono scritte epiche pagine di alpinismo. Salita per la prima volta il 22 luglio 1872 da William Martin Pendlebury con suo fratello Richard Pendlebury e Charles Taylor, dalle guide Giovanni Oberto, Ferdinand Imseng e Gabriel Spechtenhauser costituisce un punto di riferimento che negli anni ha visto approcciarsi alla parete i migliori alpinisti al mondo intenzionati a lasciare un proprio segno sul verticale muro di roccia e ghiaccio. Meno omogena è la parete valsesiana, formata in realtà da un articolato insieme di pareti. La prima via su questa parete è stata aperta l’11 luglio 1872 da Adolphus Warburton Moore con H.B.George, C.Almer e M.Zumtaugwald. Anche qui nel corso degli anni sono stati tracciati itinerari di estrema difficoltà e grande fascino che raggiungono Punta Parrot, Punta Gnifetti, Corno Nero e Punta Giordani.

Altri eventi storici degni di nota

Le due pareti più importanti del massiccio, la est e quella valsesiana, sono state oggetto di eventi drammatici. La prima avviene l’8 agosto 1881 ed è tristemente nota come la tragedia Marinelli. Tre alpinisti, Damiano Marinelli con le guide Ferdinand Imseng e Battista Pedranzini, perdono la vita travolti da una valanga sulla parete est. Oltre a loro si trova impegnato nella salita il portatore Alessandro Corsi, che sopravvive alla valanga e corre a valle a dare l’allarme. Questo evento porta i locali ad attribuire alla est del Rosa il nome di “parete delle valanghe”, che non avrebbe più abbandonato la montagna. Nei primi giorni di settembre vengono invece recuperati i corpi di Mario Barbonaglia e Marco Turcotti, alpinisti del CAI di Borgosesia impegnati nella salita al Balmenhorn dal versante valsesiano. I due vengono trovati appesi alle corde. Nel 1960 è la volta dei tedeschi Hans Giaiertaes e Heirold Mayer durante un tentativo lungo la cresta Signal. La loro è un’agonia tremenda. Partiti con il maltempo lungo questo tecnico percorso Hans a un certo punto perde l’equilibrio, scivola e nella caduta subisce la perforazione della pleura di un polmone con conseguente collasso. Vive ancora 12 ore prima di trovare la morte tra i ghiacci del Monte Rosa, un tempo in cui riesce a comprendere quello che sta accadendo e decide di dettare testamento all’amico e compagno di cordata. Dopo la morte del compagno Mayer prosegue la salita da solo e raggiunge la Capanna Margherita, dove avvisa della morte del compagno e indica il punto in cui è stato lasciato. Poco dopo riprende la sua attività alpinistica aggregandosi a un gruppo di connazionali trovati in loco e salendo con loro la Punta Dufour. Ultima delle grandi tragedie è quella che interessa la nota guida Felice Giordano il 29 aprile 1968. Nel tentativo di estrarre il corpo di un alpinista finito in un crepaccio nei pressi della Piramide Vincent cade lui stesso nel buco, perdendo la vita.

Guida al Monte Rosa

La via di accesso più facile per raggiungere il vero cuore del Monte Rosa è quella che sale alla Capanna Margherita, rifugio più alto d’Europa. Per molti appassionati un vero e proprio sogno alpinistico.

Per raggiungerla è prima di tutto necessario arrivare nei comuni di Alagna Valsesia o Gressoney-La-Trinité. Da qui, tramite gli impianti a fune si raggiunge in comodità Punta Indren quindi, in meno di due ore di marcia è possibile raggiungere la Capanna Gnifetti o il rifugio Mantova. Da qui le possibili escursioni in quota sono molteplici, ma la principale via seguita è quella che porta alla Punta Gnifetti. Ricordiamo che, pur trattandosi di un itinerario facile e molto battuto, si tratta pur sempre di un percorso di stampo alpinistico che si svolge su ghiacciaio e ad alta quota. Per questo tipo di ascensioni sono richieste specifiche competenze, oltre che una preparazione fisica e un equipaggiamento adeguati. Qualora voleste realizzare la salita, ma non vi sentiste sicuri e certi delle vostre capacità il consiglio è quello di affidarsi ad amici con esperienza oppure ai professionisti della montagna.

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