AlpinismoAlta quota

K2 invernale. Foto e racconto dell’epica impresa nepalese

Sono passati più di due mesi dal 16 gennaio, una giornata storica per l’alpinismo grazie a Nirmal Purja, Mingma David Sherpa, Mingma Tenzi Sherpa, Geljen Sherpa, Pem Chiri Sherpa, Dawa Temba Sherpa, Mingma G, Dawa Tenjin Sherpa, Kilu Pemba Sherpa e Sona Sherpa. Dieci scalatori nepalesi che hanno vinto la sfida dell’invernale al K2, l’ultimo 8000 inviolato fino a quel momento nella stagione fredda.

Come è normale che sia, di questa impresa si è tanto parlato e discusso soprattutto a causa dell’assenza di dettagli e foto della salita. Del resto in questi ultimi anni stiamo vivendo un alpinismo 2.0 con il pubblico degli appassionati che chiede informazioni e immagini in tempo reale e spesso l’alpinista che non si fa seguire live grazie al Gps viene visto con sospetto, come se avesse qualcosa da nascondere (chissà come avrebbero fatto nell’epoca dei dispacci via telegrafo!). Sono eccessi del nostro tempo, che si riflettono anche nell’aria sottile, con la conseguenza che a molti, assuefatti dal Grande Fratello degli 8000, non basta più la parola d’onore dell’alpinista e magari il riscontro di chi era con lui in cima (informazioni che poi possono essere verificate ulteriormente con i confronti come l’Himalayan Database fa da decenni). No, oggi bisogna pubblicare sui social le tracce Gps, le fotografie dettagliate, i report. Se non lo si fa, la vetta non sarà creduta da tutti. E la certificazione del successo fatta da istituzioni importanti e terze come l’American Alpine Journal o l’Himalayan Database non è sufficiente, non ci si fida: “Se non vedo non credo” è il mantra dei San Tommaso 2.0 della montagna.

Tempi strani questi che stiamo vivendo. Fatto sta, che nelle ultime settimane, anche su spinta delle numerose polemiche, Mingma G. Sherpa ha pubblicato a puntate il suo racconto della spedizione al K2 in inverno, che per la sua squadra e quella di Nirmal Purja è terminata con la vetta.

Il Racconto della prima invernale al K2

L’idea

L’idea di provare la vetta, racconta Mingma G., arriva l’11 gennaio. Il giorno prima Nirmal e la sua squadra sono a campo 2 con lo scopo di scoprire quali danni avesse fatto il maltempo dei giorni precedenti. I due capi spedizione si incontrano in tenda e decidono che il 15 gennaio è il momento giusto per provare a compiere l’impresa. Nirmal sarebbe salito prima, il 12 gennaio, e Mingma G. lo avrebbe raggiunto direttamente a 7000m solo dopo aver avuto conferma che il proprio materiale non fosse stato spazzato dal vento. “Sapevamo che altre squadre non ci avrebbero seguito perché non erano acclimatate, non avevano niente sopra il campo 2, il tempo non era buono e la via oltre campo 3 non era attrezzata – scrive lo Sherpa -. Nessuno credeva che saremmo riusciti a raggiungere la cima. Alla fine, Nims ha proposto di andare tutti insieme in vetta e lì di cantare il nostro inno nazionale. Questo ha reso tutti molto eccitati e patriottici: la sua idea ha dato a tutti quello scatto di energia e coraggio che serviva. Ci siamo detti che non importava se avessimo perso le dita delle mani o dei piedi, avremmo fatto la cima ad ogni costo”.

La strategia è fatta e lo spirito per tentare l’impossibile è forgiato grazie a Nirmal, che abbiamo ben imparato essere un abile motivatore.

La salita

È il 12 gennaio. Nirmal e compagni salgono a campo 2 (6650m), con loro hanno carichi molto pesanti perché stanno riportando in quota tutto quello che era stato portato via dal vento.

Il 13 gennaio è il turno della squadra di Mingma G. di partire, rassicurata da alcune foto che il proprio campo a 7000m era ancora lì, malgrado la tenda rotta. Nel frattempo, il team Nirmal prosegue lentamente, affaticato dal peso. Interviene in un abile gioco di squadra Mingma G. che comunica via radio al gruppo sopra di lasciare un po’ di materiale, lo avrebbero portato loro che erano più leggeri. A fine giornata Nirmal si ferma a campo 3 giapponese, sopra la Piramide Nera (circa 7100m), Mingma G. e compagni a 7000m, ma, dopo una breve pausa, raggiunge durante la notte in un paio ore la squadra di Nirmal. A questo punto interviene Chhang Dawa Sherpa, manager di Seven Summit Traks, che dal campo base avverte le due squadre che il vento del giorno seguente sarebbe stato forte e che conveniva si riposassero. Anche le previsioni meteo che arrivano a Nirmal Purja confermano quanto viene detto dal CB, ma Mingma G. riceve invece un bollettino diverso che annuncia bel tempo. La strategia viene discussa, ma alla fine ogni decisione viene rimandata al 14 mattina.

Il 14 gennaio il meteo è buono, con poco vento e sole. La decisione è quindi quella di salire a C3 (7330m). Arrivati, mentre alcuni preparano il campo, altri continuano a fissare la via ancora più in alto. La sera si stabilisce che il giorno dopo, il 15 gennaio, metà squadra sarebbe salita a C4 per mettere le corde, mentre gli altri avrebbero riposato. Quest’ultimi sarebbero stati coloro che il 16 gennaio, giorno del vertice, sarebbero partiti prima e quindi con l’onere di allestire le corde nella parte alta della via. Inoltre, tutti avrebbero portato lo stesso carico di materiale. Un’organizzazione perfetta e precisa. L’unica possibile per quello che stavano realizzando.

Il 15 gennaio verso la Spalla salgono Mingma Tenzi, Mingma David, Sona e Mingma G. L’intenzione è quella di seguire la via normale estiva, ma a un certo punto, poco prima di campo 4 (7800m) il percorso viene bloccato da un grosso crepaccio impossibile da attraversare. Dopo qualche tentativo di passare alla destra prima e alla sinistra poi, i quattro sherpa decidono di tornare indietro fino a poco sopra C3 per provare a spostarsi verso la Cesen. Fortuna ha voluto che lì ci fosse un seracco crollato che copriva in parte il crepaccio consentendo di attraversarlo e raggiungere finalmente C4 attorno alle 16.00. “Il percorso da campo 3 al campo 4 richiede solitamente 2-3 ore, ma ci sono volute più di 8 ore per trovare un modo di passare e fissare la via per C4. All’inizio non pensavamo ci sarebbe voluto così tanto, siamo stati fortunati ad avere un giorno in più a campo 3 a causa del meteo cambiato, in caso contrario non sarebbe stato possibile salire in vetta direttamente da C3. Abbiamo parlato un po’ della nostra fortuna e del duro lavoro prima di scendere. Ogni volta che siamo sulla montagna preghiamo sempre che sia benevola per la nostra sicurezza e che ci accetti. La Dea K2 questa volta ci ha accolto”.

La vetta

Tornati a C3, si discute il piano per il giorno di vetta e dato che il meteo sarebbe stato molto buono la decisione è quella di partire all’1 del mattino invece che alle 23, considerando 14 ore al massimo per raggiungere la cima e tornare indietro. “Al mattino mi sentivo ancora stanco, quindi ho rinunciato al mio piano di salita senza ossigeno. Nims, Kili, Dawa Tenjin, Sona, Dawa Temba e Mingma Tenzing erano invece pronti e hanno iniziato a salire”.

Più o meno quando la prima squadra è a C4, anche la seconda comincia la scalata nel gelo dell’inverno. Alle 6 arriva finalmente il sole e con esso una pausa per riscaldarsi: “Il calore del sole ci ha dato energia extra. La nostra prima squadra aveva già iniziato a fissare le corde nella parte inferiore del Collo di Bottiglia, così noi abbiamo cercato di raggiungerli. Alla fine, dopo il Collo di Bottiglia, l’intero team si è incontrato sul Traverso”. Una piccola pausa a 200 metri dalla vetta, dove lasciano anche un deposito con gli ultimi 100 metri di corda avanzati (ne avevano con loro circa 1200m), e poi l’ultimo sforzo tutti legati in cordata. 4 ore dopo sono oramai in cima e lì si fermano, tirano fuori la GoPro e avanzano tutti insieme cantando l’inno. Le emozionanti immagini le conosciamo bene. “Era la mia terza volta in cima al K2, ma questa volta c’era l’orgoglio della nazione ed eravamo tutti emotivamente collegati. È stato un momento emozionante. Avevo le lacrime agli occhi e il mio corpo tremava, avevo la pelle d’oca. Nessuno della squadra può spiegare il momento che abbiamo passato”.

Nirmal senza ossigeno

Nirmal senza ossigeno sul K2 è stata una sorpresa anche per me”. Così scrive Mingma G. Sherpa relativamente a quello che è stato l’aspetto più criticato. In molti, ancora oggi nonostante le foto e il video di vetta, non credono che Nims sia salito davvero senza ossigeno, ma che abbia mentito e di conseguenza anche tutti i suoi compagni di scalata.

In precedenza – continua il nepalese – avevo in programma anche io di scalare il K2 senza ossigeno, ma il duro lavoro del 15 gennaio mi ha lasciato quasi senza energia per salire in vetta. Quando stavamo discutendo dei piani al campo base, Nirmal ci disse che si doveva scalare senza ossigeno, ma solo il nostro team aveva dormito a 7000m: sia Kili che Dawa della mia squadra erano pronti a salire senza, ma non volevo perché avevo promesso alle loro mogli di portarli a casa sani e salvi. Per la squadra di Nirmal questo invece non sembrava possibile: tranne lui e Mingma Tenzi nessuno degli altri aveva toccato i 7000m.

Il giorno della vetta, quando ho raggiunto Nims al Traverso non mi ero reso conto che stava scalando senza ossigeno. A circa 300 metri sotto la cima me ne sono accorto e ho chiesto se gli fosse terminata la bombola, ma il mio compagno Kili mi rispose che no, Nirmal stava salendo senza ossigeno da campo 3. La mattina dopo ne abbiamo parlato perché era incredibile: non era per niente acclimatato e il tentativo di vetta era solo la sua seconda rotazione sulla montagna. Nonostante ciò, ha comunque corso il rischio. Ho anche controllato le foto che ho scattato dal Collo della Bottiglia fino alla vetta e in tutte le immagini era senza ossigeno. Mi sono detto che questo bastardo può fare davvero qualsiasi cosa in montagna: ha battuto tutti i record degli 8000m, anche il K2 invernale senza ossigeno. Quando siamo tornati al campo base, abbiamo ricevuto molti messaggi che ci chiedevano ‘con o senza ossigeno?’. Abbiamo riso perché ci aspettavamo che quei commenti arrivassero. Nirmal continuava a dire che scalare senza ossigeno non è una grande sorpresa nella comunità Sherpa e pakistana, quindi non era necessario parlare pubblicamente. Ci sono stati media che hanno lodato Nims e ce ne sono stati altri che hanno criticato la sua scalata. Chiunque può scrivere qualunque cosa, ma la sua salita sul K2 in inverno senza ossigeno sarà sempre celebrata”.

L’orgoglio nepalese

C’erano 4 squadre diverse al K2 quest’inverno e ogni singolo scalatore era lì per essere il primo. Conoscevano tutti la storia del K2 e il rischio. Se qualcuno si lamenta significa che non era abbastanza in forma e pronto per la scalata. Se qualcuno dice che era lì solo per hobby, lo vedremo sicuramente il prossimo inverno. Due squadre nepalesi, guidate da Nirmal Purja e da me, si sono unite a 7000m per fare uno sforzo congiunto. 8 su 14 ottomila sono in Nepal. Tutte le nostre 8 montagne sono state scalate dai nostri amici stranieri. Lo Shisha Pangma dal Tibet e le quattro del Pakistan erano anch’esse salite da stranieri. Gli sherpa nepalesi sono stati considerati la spina dorsale dell’Himalaya e dell’arrampicata degli 8000 ed era un peccato non avere in mano nemmeno una prima salita invernale. Quindi abbiamo fatto uno sforzo congiunto sul K2 per il Nepal e la comunità alpinistica nepalese. Il Pakistan è stato fortunato ad avere Ali Sadpara che ha salito il Nanga Parbat per la sua nazione” scrive infine Mingma G. Sherpa, che conclude il suo racconto ricordando anche i fatti tragici successi dopo la loro partenza dal campo base. “Quello che è successo sul K2 dopo il 20 gennaio non è legato a noi perché eravamo squadre indipendenti. Ci siamo sentiti tristi nell’apprendere dell’incidente del 5 febbraio e abbiamo pregato per un miracolo. Congratulazioni a tutti coloro che sono tornati sani e salvi e preghiamo per la pace dell’anima dei defunti.”

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2 Commenti

  1. Apologica, autorefenziale e paradigmatica celebrazione del neonato sovranismo Nepalese.
    La Montagna non é mai stata così fredda.

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