AlpinismoAlta quota

Occhi sul Karakorum non solo in autunno: ci sarà un’invernale al K2 questo inverno?

Ci siamo un po’ tutti rassegnati a una stagione alpinistica in Himalaya e Karakorum un po’ fiacca, almeno sugli 8000, che hanno destato l’interesse solo di spedizioni commerciali.

Per trovare alpinismo interessante, è alle vette più basse e difficili del Karakorum che bisogna rivolgere la sguardo. E mentre in Nepal, dove si continua a discutere sulle regole di entrata nel Paese e pare affacciarsi la possibilità di eliminazione della quarantena obbligatoria, la spedizione del Bahrain è arrivata in vetta al Lobuche ed è pronta ad assaltare il Manaslu (nel frattempo attrezzato dagli sherpa), in Pakistan si concentra il vero movimento.

Diversi gli alpinisti in Karakorum che stanno volgendo l’attenzione sui 6000/7000: i francesi Symon Welfringer e Pierrick Fine sono sul Sani Pakush (6951 m), nel massiccio del Batura Muztagh, in Gilgit-Baltisan; il kuwaitiano Yousef Al-Nassar ha invece in progetto di scalare in solitaria l’inviolato Toshe 2 e il Toshe 1, che si trovano a Sud Ovest del Nanga Parbat. Alcune spedizioni si sono invece già chiuse: Colyn Haley ha dovuto rinunciare al K6 a causa di un forte malessere intestinale dell’alpinista (i suoi compagni sono invece rimasti a tentare la montagna); sul Muchu Chhish la cordata Philipp Brugger e Jordi Tosas si è ritirata dopo 4 settimane di attesa; prima di loro anche un team della Repubblica Ceca aveva preso la medesima decisione per le condizioni complesse della neve in parete.

Bell’alpinismo tecnico, ma con poca risonanza mediatica a differenza di obiettivi che invece fanno parlare sempre di sé, primo fra tutti l’invernale al K2.

Il K2 in inverno

E mentre Denis Urubko annuncia che ci sarebbe per un eventuale spedizione sull’ultimo 8000 inviolato in inverno (a patto però che sia un bel progetto ben studiato, la cui preparazione potrebbe richiedere anche un paio di anni), c’è chi del tutto inaspettatamente vorrebbe provare la sfida quest’anno. Stiamo parlando della spedizione organizzata dalla Seven Summits Treks con in squadra John Snorri, che ci aveva provato nel 2019/20, insieme a Ali Sadpara, primo a mettere piede con Moro e Txikon sul Nanga Parbat nella stagione fredda. Attendiamo i dettagli precisi, anche perché organizzare la logistica di un’invernale è complesso, al K2 lo è ancora di più e nelle condizioni attuali sembra un’impresa nell’impresa.

Più facile sarà vedere del movimento nel 2021/22, per il cui inverno è già annunciata una grande spedizione che unisce Kirghizistan, Kazakistan, Russia e Ucraina sotto la guida di Alex Abramov. Probabilmente ci saranno anche i polacchi, che sono stati costretti a slittare i propri programmi di quest’anno.

Nonostante tutto, sono tanti i progetti sulle grandi montagne della Terra, che come magneti continuano ad attrarre i sogni degli alpinisti di tutto il mondo.

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