Gente di montagna

Mario Rigoni Stern

“Sono uomo di montagna ma pure amo molto il mare; quelle rive povere e solitarie dove non si sentono altoparlanti e musiche ma dove unico rumore sono le onde che s’infrangono sulla riva e i richiami dei gabbiani”.

Mario Rigoni Stern

Custode della memoria e profeta della consapevolezza ecologica. Se c’è un personaggio che può entrare nella sezione “Gente di montagna” come in un vestito tagliato e cucito su misura questo è Mario Rigoni Stern.

Non è un caso che il suo nome si trovi qui, accanto a quello di decine di protagonisti della storia dell’alpinismo. Anche se è stato scalatore solo di striscio, anche se nei suoi libri non sono frequenti i gli accenni a corde e appigli, la sua vita e la sua scrittura parlano con una forza e un’urgenza speciali a chi cerca avventura e libertà fra cime e pareti, conducendolo più lontano e più in fondo (o in alto), di quanto qualsiasi letteratura di genere possa fare, fino all’origine del suo amore selvatico e al cuore del rapporto fra uomo e natura.

Le origini

Mario Rigoni Stern nasce ad Asiago, sull’Altopiano dei Sette Comuni, il primo novembre del 1921. È il terzo di sette fratelli e una sorella, nati dal matrimonio di Giovanni Battista Rigoni e Annetta Vescovi.

La famiglia Rigoni, a cui gli abitanti dell’altopiano hanno dato il soprannome “Stern”, aveva raggiunto nel tempo una posizione di discreto agio, commerciando i prodotti dell’Altopiano con i paesi della pianura. Negli Anni 30 del XX secolo, però, la crisi economica si abbatte anche su di loro e l’infanzia del giovane Mario è segnata dalla durezza della povertà, anche se piena della gioia e della meraviglia che gli regala l’ambiente naturale che lo circonda: “Amavo più giocare che studiare; sciare, vagabondare per i boschi, esplorare luoghi lontani” – ricorda nella sua autobiografia.

Un po’ per questa vocazione personale, un po’ per le esigenze economiche della famiglia, il suo percorso di studi non va oltre la terza classe di avviamento professionale e a 15 anni comincia a lavorare nella bottega di famiglia. L’amore per la letteratura, però, è già sbocciato in lui: fra i banchi di scuola divora i libri di avventura di Salgari e Verne, si innamora di Dante e Manzoni, legge Ippolito Nievo e, più avanti, Conrad, Stevenson, Tolstoj e gli autori che raccontano le vicende della Prima guerra mondiale.

La guerra

Nel 1938, a soli 17 anni, si arruola volontario negli alpini frequentando la scuola militare di alpinismo ad Aosta, dove ha come istruttori nomi illustri del mondo dello sci e della scalata, quali Gigi Panei, Renato Chabod e Giacomo Chiara.

Nel 1940, allo scoppio della Seconda guerra mondiale, viene inviato da prima sulle Alpi occidentali, partecipando agli scontri fra Italia e Francia, poi, nell’ottobre dello stesso anno, fra le montagne dell’Albania. Nel gennaio del 1942 è sul fronte Russo, dove si reca ancora animato da ideali nazionalisti e da una sostanziale fiducia nelle scelte del regime fascista. Sono però la tragica disfatta cui vanno incontro le truppe italiane e tedesche e la terribile ritirata dal fronte del Don a sconvolgere la sua vita e le sue opinioni. Il sergente Rigoni si trova, infatti, ad essere l’ufficiale più alto in grado cui tocca l’arduo compito di condurre i suoi uomini, gli alpini del battaglione Vestone, fori dalla sacca del Don, dove sono rimasti intrappolati sotto il fuoco dell’esercito russo, privi di qualsiasi copertura, nonché di rifornimenti e ordini. Una prova estrema che cambia il corso della sua esistenza e che, una volta anziano, egli stesso ricorderà con queste parole: “Il momento culminante della mia vita non è stato quando ho vinto premi letterari, o ho scritto libri, ma quando la notte dal 15 al 16 sono partito da qui sul Don con 70 alpini e ho camminato verso occidente per arrivare a casa, e sono riuscito a sganciarmi dal mio caposaldo senza perdere un uomo, e riuscire a partire dalla prima linea organizzando lo sganciamento, quello è stato il capolavoro della mia vita…”.

I dubbi su quella guerra sanguinosa e sulla follia del regime che l’ha voluta si fanno ancora più grandi al ritorno in Italia, quando Rigoni si accorge che la propaganda ha fatto passare sotto silenzio quanto accaduto e gli stessi reduci sono divenuti fonte di imbarazzo, in quanto prove viventi dell’immane disastro cui l’esercito italiano è andato incontro.

La realtà della vita ha ribaltato le illusioni e gli ideali giovanili, tanto che, dopo l’8 settembre del 1943, Rigoni si rifiuta di aderire alla Repubblica di Salò e viene catturato dai tedeschi per essere deportato come internato militare, trascorrendo due anni nei campi di concentramento. Nell’aprile del 45 viene liberato dai soldati dell’Armata Rossa che avanzano verso Berlino e il 5 maggio dello stesso anno è di nuovo a casa, dopo aver attraversato le Alpi a piedi!

Il dopoguerra e i primi libri

Finita la guerra Mario Rigoni Stern ricomincia la sua vita sull’Altopiano. Viene assunto come impiegato del catasto presso l’ufficio imposte del comune di Asiago, dove lavorerà fino al 1970. Il 22 maggio del 1946 sposa Anna Maria Rigoni Haus, sua vecchia compagna di scuola, dalla quale avrà tre figli: Alberico, Giovanni Battista e Ignazio.

Nel novembre di quell’anno Rigoni assiste l’amico scultore Giovanni Paganin, costretto a letto per una malattia, leggendogli le memorie della ritirata dal fronte del Don, che aveva scritto durante gli anni di prigionia. È proprio quest’ultimo ad insistere perché l’autore le sottoponga ad Elio Vittorini, il quale ne rimane entusiasta, diventando il principale sostenitore della pubblicazione del primo libro di Rigoni, “Il sergente nella neve”, dato alle stampe nel 1953 e da subito accolto con un grande successo di critica e di pubblico.

Nel 1962 esce il suo secondo libro. Questa volta si tratta di una raccolta di racconti, intitolata “Il bosco degli urogalli” fortemente voluta e curata Italo Calvino. In questa opera protagoniste sono la montagna e la natura, raccontate al di fuori di ogni retorica e maniera, con una straordinaria forza evocativa. Un altro grande successo, con cui lo scrittore di Asiago si afferma non solo come custode della memoria e testimone della guerra della “gente comune”, ma anche come voce fuori dal coro e premonitrice che, nel pieno del boom economico e del trionfo dell’urbanizzazione, ricorda ai contemporanei la bellezza e l’essenziale necessità del rapporto diretto fra uomo e natura che le società rurali avevano saputo coltivare. Molti anni dopo un altro narratore di mondi alpini come Paolo Cognetti definirà quest’opera “L’atto di nascita del nostro più grande scrittore di montagna”.

Fra letteratura e impegno civile

L’uscita del secondo libro consacra Mario Rigoni Stern come una delle figure di spicco della cultura italiana di quegli anni. Le sue opere si aggiudicano i premi letterari più prestigiosi e i più importanti giornali italiani si contendono la sua firma. Sul finire degli Anni 60 collabora anche con la Rai, partecipando alla realizzazione del documentario “I Recuperanti”, diretto dal suo fraterno amico e vicino di casa Ermanno Olmi e dedicato alle vicende delle genti dell’Altopiano e al pericoloso lavoro di chi si dedicava al recupero dei residuati bellici.

In questo stesso periodo si impegna nella politica locale, rivestendo la carica di Assessore nel comune di Asiago e animando le campagne contro la lottizzazione edilizia dell’Altopiano.

A partire dal 1970, dopo il pensionamento anticipato a causa dei problemi cardiaci che lo affliggono, si dedica completamente alla letteratura. Nascono in questo periodo “Quota Albania”, “Ritorno sul Don” e “Storia di Tönle”, che egli stesso considera il suo libro più riuscito e che vince il prestigioso premio Campiello. Gli Anni 80 e 90 sono per lui un periodo di intensa attività, fra viaggi che lo riportano nei luoghi della memoria e una vena letteraria che sembra inesauribile. Nascono, infatti, in questo periodo altri splendidi libri come “Uomini, boschi e api”, “L’anno della vittoria” e “Storia di Giacomo”. Queste ultime due opere completano, assieme a “Storia di Tönle”, la cosiddetta Trilogia dell’Altopiano.

La sua attività di scrittore non rallenta negli anni della vecchiaia così come l’impegno civile. Partecipa, infatti, alla stesura del Piano territoriale di coordinamento della Regione Veneto, individuando con altri tre saggi i principi fondamentali che, nel 2004, saranno raccolti organicamente nella “Carta di Asiago”. Così si esprime lui stesso a commento della sua partecipazione al documento: “Sono sempre più convinto che queste nostre montagne alle spalle delle città industrializzate e per il traffico rese invivibili, saranno, con il mare, la salvezza al vivere quotidiano di chi vi è costretto per lavoro”.

Sono anni di importanti riconoscimenti alla sua figura di intellettuale. Fra questi, nel 2003, la nomina a Cavaliere di Gran Croce da parte del Presidente Ciampi. C’è anche chi lo vorrebbe senatore a vita, ma lui declina l’offerta senza troppi giri di parole: “Non abbandonerò mai il mio paese, le mie montagne per uno scranno in Parlamento. Non è il mio posto”.

Nel 2007 gli viene diagnosticato un male incurabile. Prima di morire si fa accompagnare dai figli per un’ultima visita ai luoghi dell’Altopiano che gli sono più cari e, anche nelle fasi più acute della malattia, rifiuta il ricovero in ospedale per spegnersi nella casa sull’Altopiano dove aveva sempre vissuto e che egli aveva costruito con el sue stesse mani.

Muore il 16 giugno del 2008. Per sua espressa volontà la notizia della scomparsa viene data solo il giorno successivo, a funerali ormai avvenuti.

Libri

  • Il sergente nella neve. Ricordi della ritirata di Russia, Torino, Einaudi, 1953
  • Il bosco degli urogalli, Torino, Einaudi, 1962
  • Quota Albania, Torino, Einaudi, 1971
  • Ritorno sul Don, Torino, Einaudi, 1973
  • Storia di Tönle, Torino, Einaudi, 1978
  • Uomini, boschi e api, Torino, Einaudi, 1980
  • L’anno della vittoria, Torino, Einaudi, 1985
  • Amore di confine, Torino, Einaudi, 1986
  • Il magico kolobok e altri scritti, Torino, La Stampa, 1989
  • Il libro degli animali, Milano-Torino, Emme-Einaudi, 1990
  • Arboreto salvatico, Torino, Einaudi, 1991
  • Compagno orsetto, Trieste, Elle, 1992
  • Il poeta segreto, Valverde (Catania), Il Girasole Edizioni, 1992
  • Le voci del Trentino, Trento, La corda pazza, 1993
  • Aspettando l’alba, Genova, Il Melangolo, 1994
  • Le stagioni di Giacomo, Torino, Einaudi, 1995
  • Sentieri sotto la neve, Torino, Einaudi, 1998
  • Inverni lontani, Torino, Einaudi, 1999
  • Tra due guerre e altre storie, Torino, Einaudi, 2000
  • L’ultima partita a carte, Torino, Einaudi, 2002
  • Aspettando l’alba e altri racconti, Torino, Einaudi, 2004
  • Stagioni, Torino, Einaudi, 2006
  • Quel Natale nella steppa, Novara, Interlinea, 2006
  • Dentro la memoria. Scritti dall’Altipiano, A cura di Giuseppe Mendicino, Rozzano (MI), Editoriale Domus, 2007
  • Ermanno Olmi-Mario Rigoni Stern, Il sergente nella neve. La sceneggiatura, a cura di Gian Piero Brunetta, Collana Supercoralli, Torino, Einaudi, 2008
  • Il coraggio di dire no. Conversazioni e interviste 1963-2007, A cura di Giuseppe Mendicino, Torino, Einaudi, 2013
  • Can de toso, mi fai morire. Ritratto della madre, a cura di Giuseppe Mendicino, Collana Quaderni di prosa e di invenzione, Milano, Henry Beyle, 2013
  • Il cardo di Tolstoj e altre prose letterarie, a cura di Giuseppe Mendicino, Collana Piccola biblioteca oggetti letterari, Milano, Henry Beyle, 2014
  • Lettere editoriali (1951-1980), a cura di Eraldo Affinati, Torino, Einaudi, 2018
  • “Mario Rigoni Stern. Un ritratto”, Giuseppe Mendicino, Laterza, 2021

Film

  • I recuperanti, Ermanno Olmi, Italia, 1970, 96’
  • Ritratti: Mario Rigoni Stern, Carlo Mazzacurati, con Marco Paolini, Italia, 1999, 55’
  • Alpini, Jean François Neplaz, Francia – Italia, 2010, 80’
  • Passano i soldati, Luca Gasparini, film documentario con  testimonianze e letture dello scrittore di brani tratti da “Il sergente nella neve”e “Ritorno sul Don
  • La Grande Guerra sull’Altopiano di Asiago raccontata da Mario Rigoni Stern, Mirco Melanco e Federico Massa, Italia, 2011, 54’
  • Le Stagioni di Mario Rigoni Stern, Margherita Detomas, Italia, 2012

Teatro

  • Il sergente, Marco Paolini, tratto da -”Il sergente nella neve”

“Nella vostra vita vi auguro almeno un blackout in una notte limpida”

Mario Rigoni Stern

 

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4 Commenti

  1. Nel Ritratto che Carlo Mazzacurati gli ha dedicato, Mario confessava a Marco Paolini il suo sogno anarchico: passare tutta l’eternità a sciare nei boschi.
    Noi ci accontenteremmo di poterlo fare nella prossima stagione invernale ed altre successive..tra l’anno di Vaia ed i boschi ingombri di tronchi a sbarrarre le strade forestali,, lockdown e pattuglie pronte a sanzionare anche in fuoripista e attesa di vaccinazioni in test e farmaci..abbiamo perso 3-4 stagioni buone .

  2. Ricordo: nel corso di un incontro-intervista in teatro, una signora volle , dopo un preambolo sussiegoso sulle proprie letture lungo parecchi minuti che fece sbuffare il pubblico, fare la domanda da centomila dollari a Mario RigoniStern:” secondo lei, quel e’il cibo piu’buono!”
    Si ebbe come risposta una ennesima volta “Polenta e latte” e venne liquidata in un secondo. Secondo me Mario in campo gourmet barava…era una buona forchetta…e anche enofilo
    Nlel 1960 ce lo propose a scuola, seconda media,una grande Professoressa:”Il boscode gli urogalli…assieme a la “La Grande invasione degli orsi in Sicilia “di Buzzati.

  3. Chi pratica sci fondo escursionistico con pelli di foca strette, su strade forestali, si porti una foto di Rigoni Stern scaricata e stampata, nello zaino. Si parla di slow ski e di nuove attivita’sostenibili ed e’ gia’ stato scritto…in una riga

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