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Semprevisa, Cima Nardi: vandali e pochi segnali e in tanti si perdono

Il monte Semprevisa, più alta elevazione dei monti Lepini, era una cima anonima come lo erano gli stessi Lepini. Fino a qualche mese fa se si fosse chiesto fuori dal Lazio dove fossero i Lepini decisamente in pochi avrebbero saputo rispondere, meno ancora avrebbero saputo localizzare il Semprevisa. Con i suoi 1536 metri di altezza è purtroppo divenuto celebre in tutta Italia in seguito alla tragica scomparsa dello scalatore setino Daniele Nardi che lì si allenava e si ritirava per far riposare i pensieri.

Dopo la sua prematura dipartita la montagna è divenuta simbolo. Sulla sua cima si sono ritrovate migliaia di persone lo scorso 31 marzo e molte altre hanno deciso, nei mesi a venire, di raggiungere la vetta laziale per ricordarlo, magari percorrendo il neonato sentiero “Daniele Nardi” (n. 710).

Risultato di tutto questo è che la montagna viene sempre più frequentata. Un aumentato numero di escursionisti su una cima dal semplice accesso, ma dall’orientamento non sempre facile soprattutto a un occhio poco allenato. Basta un rapido mutamento del tempo per ritrovarsi spaesati o per imboccare il sentiero sbagliato e finire in qualche valloncello laterale che ti allontana sempre più da quella che in realtà sarebbe dovuta essere la tua destinazione.

“Hanno perso l’orientamento e non sono riusciti a ripercorrere il sentiero che li avrebbe riportati alla loro auto” è uno dei tanti titoli di cronaca che si possono trovare online. La trama è sempre la stessa: saliti in cima senza problemi, durante la fase di discesa per errore, stanchezza o poca esperienza, hanno seguito un sentiero diverso da quello di salita ritrovandosi ben presto a vagare nei boschi. Capita spesso, sempre più spesso, da quando la montagna è diventata famosa. Giusto lo scorso aprile altri tre uomini, si erano avventurati sul Semprevisa nel “nobile gesto di rendere omaggio alla memoria di Daniele Nardi” per poi non essere più in grado di ritrovare la strada di casa e così molti altri, soprattutto nella bella stagione.

Vandali e pochi segnali

Molti bolli bianchi e rossi danno la sicurezza di muoversi su un sentiero, l’assenza però di paline segnaletiche non aiuta gli escursionisti meno esperti quando si tratta di capire con esattezza dove andare. Soprattutto nei punti in cui gli itinerari possono incrociarsi è facile sbagliare tracciato e ritrovarsi, sul calare del sole, a seguire bolli che si inoltrano sempre più nel fitto del bosco. Spesso chi chiama i soccorsi si trova ormai nel comune di Carpineto Romano, ma è convinto di procedere in direzione i Bassiano dove solitamente si lascia la macchina per iniziare la salita a piedi.

Cosa ancora più grave nei mesi scorsi il sentiero dedicato a Daniele Nardi, ben tracciato e segnalato, è stato più volte oggetto di atti vandalici. Un gesto vigliacco con cui qualcuno ha deciso di umiliare la memoria dell’alpinista laziale, portando via le targhette identificative o ricoprendole di vernice spray, mettendo inoltre a rischio la vita degli escursionisti. La scomparsa delle targhette identificative o il loro renderle irriconoscibili ricoprendole di vernice nera può infatti mettere a dura prova l’orientamento in una giornata di nebbia che nella stagione autunnale non è rara.

Di certo non un percorso difficile, che può però diventarlo se gli escursionisti non sono esperti conoscitori della zona, ma semplici appassionati che vogliono far visita a quella che è diventata una cima simbolo.Una vetta facilmente accessibile come quella del Semprevisa non va infatti sottovalutata. Siamo felici che questa cima oggi porti il nome di Daniele Nardi, un grande alpinista che manca a tutti, e siamo certi che i tanti escursionisti attirati da questa nuova visibilità della Cima sappiano fare tesoro dei nostri consigli” la dichiarazione di Emiliano Cupellaro, capo della locale stazione del Soccorso Alpino. “Essere sempre pienamente consapevoli delle proprie competenze e dei propri limiti nel pianificare un’escursione, si tratta di un consiglio che diamo costantemente agli amanti della media e alta montagna e che vale anche per la Cima Nardi”.

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3 Commenti

  1. Trovo di cattivo gusto oltre che sleale sotto una filosofia da sportivi dovere rileggere, a pochi giorni dall’ uscita del libro peraltro, della storiella per cui Nardi sarebbe stato vittima nella sua carriera di alpinista di non so quali sopprusi dovuti alla non regionalità della discicplina alpinistica. Ebbbbasta, inventatevi qualcos’altro se tramite le Iene non sono bastate a pubblicizzare la pseudocausa umanitaria (Scientology sì-scientology no?). Non giudico la passione in quanto personale nonchè una scelta ma, secondo tutti coloro per cui la vita va rispettata e si è responsabili dei propri azzardi, sarebbe giunto il momento di non fare le primule facendo finta di non sapere che a certe altitudini la rarefazione porta molteplici conseguenze e dare la colpa al mondo dell’ alpinismo in generale (alpinismo chi? fate i nomi) quasi a negare i rischi assunti prima di fare un’ impresa sconsigliata dagli stessi colleghi (quelli crudeli, secondo la narrazione che dovrei bermi da lettore) è vittimismo da copione. Rispetto la vita e pertanto anche la morte di questo uomo, ma eviterei di annuire sentendo certe storie, perchè alle più basse altitudini delle persone ordinarie come me il cervello è ossigenato abbastanza dal potere risalire alle cause della morte.

  2. L’ambiente montano è estremamente delicato e la sua purezza va protetta considerandolo come un santuario. Se le tifoserie cittadine decidono ingenuamente di consacrare un Monte al loro martire/eroe locale del momento, non significa che poi si debba trasformare un sentiero in un’opera artificiale costellata di targhe, pali, croci e segnali colorati: la natura non ha previsto niente di tutto questo. Inoltre, non è nemmeno previsto che l’accesso alla montagna debba per forza essere garantito a chiunque, sono luoghi che sopravvivono grazie alla selezione che oppongono ai visitatori, altrimenti sarebbero spiagge affollate o campi per concerti di Jovanotti. Nardi, Gesù Cristo, etc.etc… sono tutti aspetti di una stessa superstizione che in nome dell’ignoranza sfregia continuamente la bellezza (basta guardare lo scempio fatto al vicinissimo santuario della SS. Trinità al M. Autore).

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