Alta quota

Matteo Della Bordella: “Il diedro degli inglesi al Torre è il progetto del momento”

“A casa, dall’altra parte del mondo” è il titolo dell’ultimo capitolo de “La via meno battuta” (Rizzoli, 2019), libro autobiografico di Matteo Della Bordella. L’altra parte del mondo per lui è la Patagonia, terra di montagne non altissime ma dalle difficoltà estreme.

Non stiamo parlando solo di gradi, ma anche di condizioni. Scalare in Patagonia è qualcosa di diverso dal farlo in Pakistan o Nepal, qui gli spazi sono diversi e le condizioni climatiche spesso sono estreme con venti che superano facilmente i 100 chilometri orari. La Patagonia è però quella terra di cui ti innamori, di cui ti appassioni e dove vuoi tornare per trascorrerci quanto più tempo possibile, per portare a termine esplorazioni alpinistiche, tracciare nuove vie, disegnare nuovi percorsi, lasciare una labile traccia del proprio passaggio.

Per Matteo è stato così, di vie nuove sulle montagne del Sud America ne ha già aperte, ha anche salito cime inviolate, il desiderio esplorativo continua però a spingerlo verso nuovi ambiziosi progetti. Come ha rivelato lo scorso 14 novembre, durante la presentazione del suo libro al Museo Montagna di Torino, nei suoi piani c’è il desiderio di ritornare in Patagonia già il prossimo febbraio per riprovare, insieme a Matteo Pasquetto e Matteo Bernasconi, la salita del “diedro degli inglesi” sulla est del Torre. “Ovviamente per ora è un’idea, non abbiamo ancora nemmeno comprato i biglietti aerei” e, si sa, prendere il biglietto è il passo chiave di tutta l’organizzazione di una spedizione.

Il primo tentativo

In attesa di sapere se per davvero i tre Matteo prenderanno il volo per la Patagonia ripercorriamo quello che è stato fatto durante l’ultima estate patagonica. Intanto il nome, “diedro degli inglesi” deriva da chi per la prima volta si è mosso lunga questa affascinante e verticale linea. Sono stati infatti gli inglesi Philip Burke e Tom Proctor i primi a tentare la linea tra il novembre del 1979 e il gennaio 1980, decidendo però di interrompere la salita a meno di quaranta metri dalla cresta ovest.

Della Bordella ha ripreso in mano questo progetto, innamorandosene. Il primo tentativo, portato avanti da Della Bordella e Pasquetto, è stato decisamente complicato, soprattutto a causa delle condizioni meteo che hanno reso molto difficile la prima parte della spedizione. Verso fine gennaio poi una lunga finestra di bel tempo ha permesso ai due di muoversi agevolmente raggiungendo in fretta la base del diedro. Qualche ora di riposo per poi iniziare a salire lungo questo “mega camino, sempre verticale, con pareti avare di appigli e appoggi. Una scalata grezza e faticosa su roccia talvolta compatta, talvolta friabile”. Avanti così fino al 4 febbraio 2019, quando la finestra di bel tempo si chiude interrompendo i giochi ad appena 80 metri dalla fine dell’enorme diedro. Si tratta di una scalata difficile, ma che entusiasma i due. Di una salita estrema, di un gioco tra equilibrio e resistenza, anche mentale.Non bisogna aver fretta, il nostro è un progettone e non si concederà facilmente. Magari saranno necessari anni prima che diventi realtà, ma ce la metteremo tutta”.

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