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Danilo Callegari: in Antartide mi sono nutrito come un astronauta

Danilo in marcia sul plateau antartico. Foto archivio Danilo CallegariDanilo in marcia sul plateau antartico. Foto archivio Danilo Callegari

Danilo Callegari è un militare, anzi un ex militare. Gli anni nell’esercito hanno però lasciato il segno, soprattutto nella meticolosità con cui si prepara alle sue spedizioni. Bastano pochi minuti di chiacchiere per capire che non lascia nulla al caso: dall’equipaggiamento indispensabile ai dettagli più superflui. Nessun particolare viene lasciato alla decisione del momento.

L’alimentazione fa parte delle cose fondamentali di una spedizione: un cibo più o meno buono, un alimento più o meno digeribile, possono essere la chiave per il successo o l’insuccesso di un progetto. Danilo, nella sua preparazione alla sfida antartica, ha avuto la fortuna di imbattersi in un’azienda che l’ha supportato studiando dei prodotti nutritivi basati sulle sue esigenze fisiche e sui suoi gusti alimentari, senza sottovalutare l’aspetto psicologico dell’impresa che si preparava a compire.

In quasi tre mesi di traversata nel continente bianco l’esploratore estremo si è nutrito attraverso alimenti monodose da reidratare in acqua, integratori alimentari energetici in gel e altri supplementi alimentari. Quasi come un astronauta, ci ha raccontato.

 

Danilo, quanto è importante l’alimentazione nelle tue imprese?

È facile dire tantissimo perché è così, è la verità. Bisogna però considerare il tipo di avventura a cui ci si approccia, nel corso della mia carriera ho infatti avuto modo di vivere esperienze molto diverse tra loro, anche per quanto riguarda l’alimentazione.

Ci sono casi in cui sono totalmente isolato, come per esempio in Antartide; oppure situazioni in cui mi trovo, in poco tempo, a dover compiere performance atletiche di altro profilo; e ancora è capitato di dover attraversare zone più o meno popolate. Queste tre diverse casualità prevedono tre diversi regimi alimentari. Nel primo caso, per esempio, ho bisogno di un’alimentazione specifica e ben studiata, in grado di fornirmi tutta l’energia necessaria. Per l’Antartide SportCube mi ha fornito esattamente questo, preparandomi due pasti al giorno (colazione e cena) più un recupero una volta terminata l’attività e alcuni gel energetici da assumere durante la marcia. Cosa fondamentale in questa esperienza è stata la capacità dell’azienda di condensare grandi fonti caloriche in poco peso e poco ingombro.

Nel caso delle altre sfide invece?

Se devo pensare ad altre tipologie di esperienze mi vengono subito in mente i 50 chilometri a nuoto consecutivi realizzati in 23 ore. In quel caso non ti servono cibi più o meno ingombranti, hai invece bisogno di prodotti facilmente digeribili in grado di darti tutta l’energia necessaria per uno sforzo concentrato nel tempo ma di grande intensità.

In altre occasioni invece mi sono trovato ad attraversare continenti in biciletta, come quando ho percorso l’India; oppure mi sono mosso in kayak o in altri modi ancora. In questi casi cerco di sfruttare al massimo quel che mi offre il luogo. Cerco di muovermi con scorte limitate a pochi giorni, non posso portare un mese di cibo in bicicletta, tra un villaggio e l’altro centellinando le risorse che ho con me.

L’alimentazione va però curata sempre, soprattutto prima di partire…

Si, durante la fase di preparazione all’avventura l’alimentazione è fondamentale: sia nel momento in cui si fa l’allenamento specifico sia nel momento del riposo, la nutrizione è sempre un tassello importantissimo. Il cibo ingerito, le sostanze assimilate, la quantità e molti altri fattori possono inevitabilmente migliorare o peggiorare la preparazione fisica, anche durante il riposo. La fase di recupero tra un allenamento e l’altro è anch’essa allenamento, per cui anche durante il relax bisogna mantenere un certo regime alimentare.

Normalmente però ci sono periodi in cui sono più carico e altri in cui lo sono meno, anni in cui sviluppo un certo tipo di allenamento e anni in cui ne sviluppo un altro. Ovviamente, per star dietro a questo, l’alimentazione deve variare di anno in anno, di mese in mese e, a volte, anche di settimana in settimana.

Quella che avevi in Antartide era un’alimentazione davvero molto particolare…

Era un’alimentazione studiata per diventare quotidiana, doveva sostenermi per tre mesi consecutivi. Doveva quindi essere variegata, in termini di gusti; doveva apportare una quantità di calorie ben calibrata , a monte; doveva assolutamente essere poco ingombrante infatti, con l’azienda, abbiamo lavorato su formati ridotti e leggeri.

Per esempio polveri?

Si, polveri studiate in modo che fosse sufficiente pochissima acqua per amalgamarle, il che era fondamentale per impiegare meno tempo e meno benzina bianca per fondere la neve. Ricordo che diventavano subito una specie di mousse cremosa senza formare grumi.

Questo era quindi il tuo pasto principale?

Si, mi sono alimentato prevalentemente così, prendendo però anche vitamine.

Oltre a queste durante la marcia assumevo dei gel la cui peculiarità è  la presenza di sei carboidrati a rilascio graduale in grado di darmi grande energia per un’ora o un’ora e mezza. Solitamente le prendevo quando non avevo quasi più energie. A fine sforzo poi recuperavo grazie ad un prodotto specifico, che utilizzo tutte le volte in cui mi alleno, ricco di tutte le  sostanze utili post allenamento.

Com’era studiata la tua giornata tipo?

Colazione e cena. Sveglia la mattina presto con colazione in polvere, disponibile in tre gusti: cioccolata, vaniglia e fragola. Per dare variabilità li alternavo mettendoci vicino, ogni tanto, una barretta proteica. Iniziavo quindi la mia marcia avanzando fino a sera e nutrendomi con frutta secca o disidratata, pillole  e gel energetici. Poi, dopo aver montato la tenda, cena con la busta.

La composizione degli alimenti in busta era diversa tra colazione e cena, non solo per gusto e aroma ma anche per contenuto energetico: la colazione era composta per circa il 70 percento da carboidrati e 30 di proteine; la cena aveva invece rapporti invertiti.

Questi pasti volendo potevano avere tutti lo stesso aroma e gusto, perché si è scelto di dargliene uno particolare?

Perché l’aspetto mentale e psicologico sono importanti, sia dal punto di vista del gusto sia sotto il profilo  olfattivo. Sono dettagli che mi hanno aiutato moltissimo.

Come mai?

Sei già in difficoltà, stai mangiando qualcosa che non è che sia buono, non è un bistecca o un piatto di pasta (ride). Sai però che non ti fa male, anzi. Sai che ti da quel che ti serve, l’energia, senza procurarti alcun danno fisico. Almeno però diamogli un buon odore, gusto e rispettiamone il colore naturale, in modo da alimentare positivamente anche la nostra mente.

Oltre a questo io ho trovato molto importante anche l’aspetto della masticazione, motivo per cui quando cenavo cercavo spesso di rendere la crema più densa possibile. Mettevo pochissima acqua e magari ci aggiungevo delle noci, così da avere in bocca una sensazione diversa da quella del liquido.

Quanto tempo è stato necessario per perfezionare la tua alimentazione antartica?

Chi mi ha seguito dal punto di vista nutrizionale ha collaborato con l’azienda per circa nove mesi. Nel tempo si sono studiate varie possibilità, si sono fatte delle prove fino ad arrivare al prodotto definitivo. In aprile poi sono stato in Islanda, sul ghiacciaio del Vatnajökull per testare i vari materiali da spedizione. Qui ho anche provato i primi prodotti alimentari e l’occasione è stata fondamentale per definire le migliorie da apportare per rendere i prodotti sempre più vicini alle mie necessità.

Rispetto alle tue passate spedizioni è cambiato qualcosa nel modo in cui hai organizzato l’alimentazione?

Questa è la prima volta in cui mi trovo a lavorare con una realtà specializzata in grado di realizzare prodotti appositamente studiati per le mie esigenze. È stato molto importante vista la mole della sfida, per la prima volta mi sono trovato di fronte al nulla per un periodo così lungo.

Fin quando si deve rimanere isolati per dieci o venti giorni pensi poco a curare l’alimentazione, anche delle normali buste vanno bene, quando però i tempi si dilatano diventando mesi, durante i quali la tua resistenza psicofisica viene messa dura prova, allora tutto cambia e bisogna avere cura di  ogni minimo dettaglio.

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