Cronaca

Muore al Buzzoni, dove aveva ritrovato la vita

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INTROBIO, Lecco — Aveva ricominciato a 50 anni, Antonio Mariani. Dopo trent’anni da perito chimico, rimasto senza lavoro e con una famiglia da mantenere, aveva voltato pagina, realizzando il suo sogno da ragazzo: gestire un rifugio, vivere circondato dai monti, accogliere gli escursionisti con i deliziosi piatti che amava cucinare. Sabato, una valanga gli ha tolto la vita, a pochi passi dal rifugio Buzzoni, che gliel’aveva ridata 4 anni prima.

"Sono le 4.15, sta albeggiando – scriveva Mariani nel diario del suo primo giorno al rifugio -. Esco dalla camera, dieci passi e sono in cima. Si sente il sibilo del vento e fa un freddo barbino, è meno otto. All’orizzonte vedo la pianura, davanti le cime, con la nebbia che si sta alzando, sopra di me un cielo colmo di stelle. Mi sembra di raggiungere le nuvole".

Il diario di Mariani è stato pubblicato, ironia della sorte, un paio di settimane fa da Famiglia Cristiana, che gli aveva dedicato un articolo intitolato "Al riparo del rifugio, ricominciare a 50 anni", firmato da Alfredo Tradigo. Un pezzo emozionante, che racconta la storia di quest’uomo, silenzioso e semplice, che grazie alla montagna aveva trovato la forza di ricominciare a cinquant’anni, realizzando i suoi sogni di gioventù come vivere in quota e fare il cuoco.

Mariani, originario di Paderno Dugnano, aveva perso il lavoro alcuni anni fa. Aveva fatto una trafila di colloqui inconcludenti, e attraversato un periodo difficile con la moglie Laura e i figli Giada e Simone. Poi, una porta insperata si è aperta su futuro, grazie al Cai di Introbio che gli ha offerto di riaprire il rifugio Buzzoni, che si trova a 1590 metri di quota, in Valsassina, e che era chiuso da ormai 3 anni.

Un lavoro duro e impegnativo, che ha saputo ridare il sorriso a quest’uomo. Mariani era felice. Si è rifatto presto un clientela, organizzava eventi e ritrovi nel suo rifugio dove tra una settimana avrebbe dovuto tenersi lo speciale "San Valentino a lume di candela" e tra un paio di mesi la "Ciaspolada di Pasqua". Per l’estate, aveva programmato una notte musicale nella settimana delle stelle cadenti.

"Con forza e umilta farò fronte a qualsiasi difficoltà, chiedendo aiuto al Signore" aveva detto  Mariani a Famiglia Cristiana, indicando il crocifisso di ferro della cappella che dà sulla valle e guarda le Grigne. Per lui, la vita era un’equazione basata su provvidenza, fede ed entusiasmo.

Sabato, era uscito a preparare la strada per chi sarebbe arrivato al rifugio, raggiungibile dai piani di Bobbio oppure da Introbio. Aveva attaccato sulla porta il cartello "Torno tra poco, sono a battere il sentiero", ma questa è l’unica cosa che, purtroppo, gli escursionisti hanno trovato al loro arrivo. La sua assenza ha fatto scattare l’allarme: il Soccorso Alpino lo ha cercato per oltre 24 ore con elicotteri e cani, trovando il suo corpo soltanto domenica mattina.

"Una squadra di sondatori ha segnalato il ritrovamento intorno alle 11.30 – ha detto Gianni Beltrami responsabile della XIX delegazione Cnsas -. Per estrarre il corpo è stato necessario praticare un profondo scavo, essendo il malcapitato sommerso sotto circa 4 metri di neve. Le operazioni si sono concluse con il trasporto della salma sino al passo di Gandazzo da dove l’elicottero della Guardia di Finanza ha provveduto al recupero ed al trasporto della salma alla piazzola del Bione".

La slavina che lo ha travolto aveva un fronte di circa 250 metri. Si è infilata in un canalone alzando lo spessore della neve che è arrivato a circa cinque metri e ha creato difficoltà alle sonde e ai cani che non riuscivano a sentire così in profondità.

Resta solo il mistero sul mitomane che, sabato mattina, un paio d’ore dopo l’inizio delle ricerche, ha telefonato al Soccorso alpino chiedendo la rimozione delle notizie da Internet e dicendo che il rifugista stava bene e non era stato travolto dalla slavina. "Le ricerche sono continuate – ha detto Beltrami – perchè per noi potevano esserci altri dispersi di cui non c’era notizia. Quindi il mitomane o il malinteso, per fortuna, non ha limitato le ricerche, ha solo dato false speranze".

"Personalmente mi preme evidenziare che Mariani era mosso da una grande passione – conclude Beltrami – che lo spingeva a raggiungere il rifugio tutti i fine settimana ed il mercoledì, lo faceva con grande impegno e con notevole sforzo trasportando tutto nello zaino, a spalle, aiutato spesso da alcuni amici. Grazie al suo impegno ed alla sua semplicità si era meritato l’affetto di molti. Ogni inverno di prodigava per delineare la traccia nella neve per consentire agli escursionisti di raggiungere il rifugio e faceva di tutto per rendere sicuro il percorso posizionando paletti segnalatori e tratti di corda, purtroppo questa volta ha pagato a caro prezzo la scelta di “aprire” la strada agli amici che sarebbero andati a trovarlo al rifugio".

Guarda le foto del soccorso al Buzzoni

Sara Sottocornola

Photo courtesy Rifugio Buzzoni su Flickr.com

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