Cronaca

Bianco: cordata di guide salva 20 dispersi

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CHAMONIX, Francia — Erano a soli 100 metri dal rifugio, ma la nebbia e il maltempo gli impedivano di vederlo. Si è sfiorato il dramma, qualche giorno fa, sul Dome du Gouter, dove una ventina di alpinisti si è persa mentre scendeva dalla cima del Bianco. A compiere il salvataggio via terra, un gruppo di guide alpine che si trovava per caso al rifugio Gouter dove è arrivata una richiesta d’aiuto della gendarmeria di Chamonix che non poteva muovere l’elicottero a causa del meteo proibitivo.

Li hanno trovati a sera inoltrata, infreddoliti e spaventati, dentro trune di neve scavate per proteggersi dalla bufera. Erano in venti: 19 slovacchi e 1 giapponese. Il gruppo, sorpreso dalla bufera durante il cammino, ha perso l’orientamento e ha deciso di chiamare i soccorsi e bivaccare sul posto, per evitare di correre rischi maggiori.

Le raffiche di vento, però, erano troppo forti. E l’elicottero del soccorso alpino non ha potuto muoversi dalla base. La gendarmeria d’alta montagna, così, ha deciso di chiedere aiuto al rifugio Gouter, 3782 metri di quota, verso il quale gli alpinisti si stavano muovendo prima di perdersi. La telefonata è arrivata alle cinque del pomeriggio: ci sono delle guide alpine, lassù, disponibili a formare una squadra di soccorso terrestre per recuperare i dispersi?

La disponibilità è stata immediata. Nove guide – francesi, italiane, slovacche – si sono attrezzate e sono uscite in mezzo alla bufera. Per fortuna, nel luogo dove del bivacco c’era campo e con il cellulare uno dei dispersi è riuscito a fornire delle indicazioni alle guide che nel giro di poco tempo hanno localizzato e recuperato il gruppo. I dispersi, in realtà, si trovavano a soli 100 metri dal rifugio. Ma la bufera, il vento e la visibilità zero gli impedivano di orientarsi e in quelle condizioni sarebbe stato facile prendere la direzione sbagliata.

"Penso che se non li avessimo trovati molti di loro sarebbero congelati o addirittura morti – ha detto Frederic Charlet, guida di Chamonix  a capo della cordata di soccorso, al quotidiano francese Le Douphine -. Non capisco come possa la gente partire per queste escursioni senza consultare prima bene il meteo".

"La cosa peggiore, comunque, è stata la situazione del turista giapponese – ha detto ancora Charlet -. Nessun ringraziamento, per lui era tutto normale, era stato spedito quassù da un’agenzia senza avere nè conoscenza dell’itinerario, nè del meteo, nè l’attrezzatura adatta. Nè piccozza nè telefono. Se non avesse incontrato quest’altro gruppo, di sicuro non sarebbe tornato vivo".
 

Sara Sottocornola

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