AlpinismoGente di montagna

Patrick Edlinger. Rivediamo Opéra Vertical, il film che lo ha reso immortale

L’Angelo biondo francese rivoluzionò l’arrampicata tra gli anni 70 e 80, diventando un idolo anche al di fuori del mondo della montagna. Morì a casa sua cadendo da una scala dopo aver scalato vie fino ad allora considerate impossibili

Un inno alla bellezza. Lo era lui, biondo con i capelli lunghi trattenuti da una bandana, bicipiti da gladiatore, occhi profondi, un atteggiamento che gli valse l’appellativo di angelo biondo. Lo era l’estetica delle sue realizzazioni, lo era la capacità di interpretare sé stesso in numerosi film e video dell’epoca, la sua capacità di sembrare eternamente giovane. Di lui scrisse Robert Exertier: “è stato sempre molto attento all’estetica del movimento. Quando arrampicava era uno spettacolo magnifico da guardare, una coreografia sulla roccia. i suoi movimenti erano facili, estremamente precisi e perfettamente fluidi, così si aveva l’impressione che non facesse alcuno sforzo. Aveva una eccezionale capacità di leggere la roccia. Quando era aggrappato a essa, era al suo posto, nel suo elemento”.

Patrick Edlinger moriva esattamente 11 anni fa a soli 52 anni nella sua casa di La Palud-sur-Verdon per un incidente domestico. Fu uno choc per tutto il mondo dell’arrampicata e non solo per la banalità del momento finale della sua vita.
In Francia era una superstar, al punto che venne nominato sportivo dell’anno sopravanzando Michel Platini e Alan Prost. Ma tutto il mondo ebbe la possibilità di ammirare le sue progressioni in free solo su vie all’epoca riservate soltanto a lui e pochissimi altri fenomeni – tra cuiJerry Moffat, Maurizio “Manolo” Zanolla, Wolfgang Güllich e Patrick Berhault – grazie a film come La Vie au bout des doigts  e, soprattutto, Opéra Vertical. Eccolo.

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