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L’orso Juan Carrito torna in paese e gioca con un cane

L’orsetto marsicano Juan Carrito, che tanto orsetto poi non è, ha dimostrato di non apprezzare particolarmente l’idea di un ritorno alla vita in libertà, tra i monti innevati d’Abruzzo. Ha percorso un centinaio di chilometri e ha fatto ritorno tra i centri abitati. Nei giorni scorsi è stato avvistato a Villalago (AQ), intento a giocare con un cane. Una scena che, come sempre, da un lato ci ruba un sorriso, dall’altro porta a domandarsi “che tocca fare con Juan Carrito?”.

L’orso che gioca con il cane

La scena immortalata nel video realizzato a Villalago durante una passeggiata di una signora con il suo pastore tedesco, lascia a bocca aperta. JC non pare voler minimamente reagire al cane che abbaia, come se fosse abituato a simili incontri a quattro zampe.

Si tratta di un comportamento anomalo? Proprio esclusivamente di Juan Carrito o forse legato alla sottospecie cui appartiene: l’orso marsicano? Abbiamo scelto non a caso di riprendere la condivisione dello zoologo Paolo Forconi, che in un post cerca di spiegare da esperto cosa sia accaduto a Villalago.

“Questa è la realtà – scrive Forconi – , un orso pacifico che reagisce all’aggressività del cane con un approccio di gioco. Se fosse stato un orso bruno europeo, la signora avrebbe rischiato la vita, ma l’orso marsicano è pacifico, nonostante il PNALM invochi l’incolumità pubblica e la pericolosità. Perché criticare una signora che lascia il suo cane libero quando lo fanno quasi tutti e addirittura ci sono cani randagi a Pescasseroli? Non mi risulta sia stata fatta qualche sanzione, neanche quando segnalai 2 cani che inseguivano cervi sul marsicano o quelli che inseguivano i camosci. Comunque dopo qualche ora l’orso stava a Scanno, a mangiare rifiuti nei cassonetti. Infatti, dopo 4 mesi ancora non è stato messo neanche un cassonetto dei rifiuti anti-orso. Di chi sarà la responsabilità?

Sapevamo che sarebbe tornato in paese?

L’ipotesi che Juan Carrito potesse fare ritorno a valle, laddove ha sperimentato cibo facile (e non dimentichiamo i deliziosi biscotti della pasticceria di Roccaraso) e accoglienza, era stata naturalmente presa in considerazione dagli esperti del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, insieme ai tecnici del PNM e della Regione Abruzzo, responsabili della scelta di riportarlo in quota.

“Nel dover agire per provare tutte le possibili soluzioni per lasciare libero M20 una delle azioni da mettere in campo su cui tutti gli esperti si sono trovati d’accordo è proprio la prova della traslocazione, dapprima nel Parco e poi, se non dovesse funzionare, eventualmente in territori più lontaniAbbiamo l’obbligo di attuare tutte le soluzioni possibili per garantire a J.C, un orso bruno marsicano, una vita libera”, dichiarava attraverso un post diffuso sui social la scorsa settimana il PNALM.

Era proprio necessario allontanarlo?

La domanda che, affettuosamente e anche ingenuamente, potrebbe venirci in mente è se fosse proprio necessario allontanarlo dai paesi. In fondo non ha mai fatto male a nessuno, giusto? Di seguito la risposta fornita a tal proposito dal PNALM.

“L’operazione messa in campo negli scorsi giorni mirava ad allontanare JC dal centro abitato di Roccaraso e dintorni dove si era insediato da oltre un mese e dove, anche perché condizionato dal cibo umano (rifiuti di vario genere e “aiuti” da parte di persone con frutta, pagnotte di pane e frutta secca), aveva iniziato a girare in maniera sempre più tranquilla all’interno del centro abitato, culminando con l’incursione in pasticceria dell’ultimo periodo che ha fatto il giro dei giornali – spiega il Parco – . Questo forte condizionamento al cibo ha determinato il rischio che l’orso non vada in ibernazione e, con l’arrivo di molti turisti e l’aumento del traffico veicolare, ha fatto crescere il rischio di incidenti, con problemi sia per la pubblica incolumità sia per la tutela dell’orso stesso. Riportarlo in una zona isolata in montagna vuole contribuire, col freddo e la neve, a indurlo all’ibernazione cosa che sta accadendo a tutti gli altri orsi in questo momento.”

“I termini di ibernazione e letargo vengono comunemente usati come sinonimi, ma al contrario non sono esattamente la stessa cosa! Il letargo si riferisce ad un sonno profondo che dura per mesi con un abbassamento notevole della temperatura corporea e un battito che può arrivare persino a due battiti al minuto (come accade per ghiri e marmotte ad esempio) – chiarisce il PNALM – . L’ibernazione è tecnicamente un periodo che comporta il rallentamento delle attività vitali in risposta agli stimoli ambientali non favorevoli. Nel caso dell’orso si parla di ibernazione e non di letargo. Nella stagione invernale gli orsi abbassano la temperatura di pochi gradi e rallentano le funzioni vitali consumando il grasso accumulato durante l’iperfagia autunnale ma senza cadere in un sonno profondo.”

Bisogna riprovare

Fatte tali premesse risulta chiaro che secondo gli esperti, per l’orso il vagare in periodo natalizio tra i paesi d’Abruzzo, per quanto scenografico possa apparire, non faccia affatto bene. Il suo ritorno in paese ha portato a vanificare il primo tentativo di favorirne la ibernazione. Un secondo tentativo di traslocazione dell’esemplare, in una meta ancora più lontana dai centri abitati della prima volta, sarà con alta probabilità condotto nei prossimi giorni.

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