AlpinismoAlta quota

Su Broad Peak e Manaslu tre spedizioni da seguire

La grande sfida è il K2 in inverno, ultimo 8000 non ancora scalato nella stagione fredda. Tanto più che quest’anno sta vedendo concentrati gli sforzi di una sessantina di alpinisti e sherpa pronti ad assaltare la vetta non appena la finestra di bel tempo lo permetterà. Ma ci sono altre due montagne che hanno destato l’attenzione: il Manaslu e il Broad Peak.

Sotto l’ottava montagna della Terra, in Nepal, ci sarà Simone Moro in cordata con Alex Txikon e anche una piccola cordata formata dai nepalesi Tenji Sherpa e Vinayak Jaya Malla. In Karakorum troveremo invece Zoltan Szlankó e Alex Goldfarb.

Certo, non saranno delle prime invernali, ma sarà comunque interessante seguirle. Prima di tutto perché sono tutte spedizioni che puntano a uno stile molto leggero, senza ossigeno e senza portatori d’alta quota. Una differenza sostanziale rispetto a quanto sta succedendo al K2: sotto lo Sperone degli Abruzzi la potenza di fuoco è enorme e sulla via agli alpinisti con esperienza decisi a provare senza bombole si alternano coloro che hanno invece optato per utilizzare bombole. E gli sherpa, anch’essi con ossigeno, che trasportano carichi e fissano corde. Un gran varietà che sta già facendo sorgere nella comunità alpinistica dibattiti sullo stile e sull’etica dell’alpinismo moderno, sulla possibilità di considerare pienamente un successo senza ossigeno una vetta raggiunta grazie al lavoro degli sherpa con ossigeno e tanto altro. Tutti temi molto interessanti e talvolta divisivi.

Ma il vero interesse lo desta la cordata di Tenji Sherpa e Vinayak Jaya Malla. 29 e 32 anni, sono l’emblema della nuova generazione di nepalesi che hanno deciso di fare dell’alpinismo una professione. Entrambi sono guide UIAGM e vogliono salire il Manaslu in puro stile alpino, quindi senza nemmeno predisporre anticipatamente campi intermedi. Se ce la fanno, sarebbe la prima salita di un 8000 in inverno con questo stile (Elisabeth Revol e Tomek Mackiewicz arrivarono in cima al Nanga Parbat da una via nuova e in stile leggero, che significa fissando alcuni campi intermedi). Un bel balzo in avanti per l’himalayismo invernale e sarebbe bello se a farlo fossero proprio due giovani nepalesi. Giovani, ma con esperienza: hanno già alle spalle la salita di alcuni 8000 in estate (tra cui l’Everest). Tenji, inoltre, non vi suonerà come un nome nuovo, infatti lo sherpa è stato più volte compagno di cordata di Ueli Steck, insieme hanno scalato il Tetto del Mondo, il Cholatse e nel 2017 avrebbero tentato la traversata senza ossigeno dell’Everest e Lhotse se durante un allenamento sul Nuptse lo svizzero non fosse morto in un tragico incidente.

Una curiosità. Nirmal Purja ha aiutato finanziariamente i due alpinisti, prestando loro anche dell’attrezzatura. Un po’ di materiale, come ha raccontato Moro prima della partenza, è stato prestato anche dall’alpinista bergamasco. Gesti che rendono ancora più bella questa spedizione, esempio di collaborazione tra giovani alpinisti nepalesi che non si mettono in competizione e “gli anziani” (ci perdoni Simone!) che aiutano a crescere le nuove generazioni di himalaysti.

Seguiremo tutte e tre le spedizioni, che sono ancora ai blocchi di partenza!

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Un commento

  1. Qui non possiamo muoverci dal territorio comunale. Questi vanno a salire gli 8000 in inverno. Esecratemi quanto volete, ma per me qualcosa non quadra.

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