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Mar Glaciale Artico. Formazione dei ghiacci in forte ritardo

La situazione critica risulta evidente dai grafici dello US National Snow and Ice Data Center che mostrano l’area di mare entro la quale mediamente in questo periodo si manifesta il processo di congelamento.

In futuro estati senza ghiaccio

Naturalmente si tratta di un fenomeno che non stupisce gli addetti ai lavori. Come dichiarato al quotidiano britannico The Guardian da Walt Meier, ricercatore dello US National Snow and Ice Data Center, gli ultimi 14 anni (2007 – 2020) hanno mostrato una costante riduzione nella formazione del ghiaccio del Mar Glaciale Artico. Si tratta dei valori più bassi rilevati dai satelliti, attivi dal 1979. Lo spessore attuale è circa la metà di quello rilevato negli anni Ottanta.

Ricorderete senz’altro le difficoltà incontrate da Mike Horn e Borge Ousland lo scorso anno, nel tentativo di traversare il Mar Glaciale Artico a piedi, proprio a causa degli ampi spazi di mare aperto.

Da sottolineare che il 2020 sia il primo anno, dall’inizio dei monitoraggi, in cui a fine ottobre ancora non inizi del tutto il processo di formazione del ghiaccio. Il 2020 si è negativamente distinto anche per il record di scioglimento estivo dei ghiacci, registrato tra marzo e luglio. L’estensione media registrata a settembre 2020 è stata pari  a 3,92 milioni di chilometri quadrati, valore secondo soltanto al settembre 2012. Da notare che però, nel 2012, arrivati all’autunno, i ghiacci tornarono a formarsi come di norma.

Le proiezioni degli scienziati sono allarmanti se non catastrofiche. Il trend sembrerebbe infatti non aver  accennato a rallentamenti nell’ultimo decennio, nonostante il teorico impegno a livello mondiale nella riduzione delle emissioni di gas serra. Secondo i modelli predittivi, tra il 2030 e il 2050 l’Artico registrerà la sua prima estate priva di ghiaccio. 

Il 2020, un anno da dimenticare

Qual è la ragione che rende così catastrofico il 2020? Le temperature elevate nella regione siberiana che si registrano fin da gennaio. Come spiegato a Euronews da Zachary E. Labe, ricercatore dell’Università del Colorado, i ghiacci quest’anno si formeranno. Ma lo faranno con estremo ritardo, proprio a causa di questo anno troppo caldo. .

Labe sottolinea che, al di là del cambiamento climatico che ha tutte le sue colpe note, oscillazioni in termini di ritmo e quantità di congelamento dei ghiacci artici siberiani, siano normali. Nulla vieta che il prossimo anno si registri nella zona una formazione di ghiaccio superiore alla media. Ma a lungo andare, come anticipato, il riscaldamento globale andrà ad annullare le fisiologiche oscillazioni, portando ad annate senza ghiacci. Il Polo Nord, nella peggiore delle ipotesi, potrebbe diventare esclusivamente mare.

Inevitabile associare mentalmente un simile scenario alle conseguenze che si manifesterebbero in termini di sopravvivenza delle specie animali che vivono tra i ghiacci, come gli orsi polari o i trichechi.

E’ solo un problema del Polo Nord?

L’innalzamento della temperature delle acque aperte, allertano gli scienziati, potrà comportare nel tempo un aumento della evaporazione e quindi delle precipitazioni, non necessariamente solo al Polo Nord.

I poli rappresentano infatti dei regolatori dell’equilibrio climatico su scala mondiale. Sono le zone che in un certo senso mostrano prima delle altre aree del globo la propria sofferenza in conseguenza dei cambiamenti climatici. Gli effetti del surriscaldamento si manifestano infatti con una velocità doppia. Fenomeno sintetizzato come “amplificazione artica”. Accanto ai ghiacci marini, da ricordare è che al Polo Nord si stia anche sciogliendo a ritmi forsennati il permafrost, lo strato di terreno “perennemente” ghiacciato delle steppe siberiane. Fenomeno che si associa al riaffiorare di meravigliosi reperti archeologici ma anche alla liberazione di gas serra, come il metano. Andando così ad azionare un sistema a feedback positivo sul surriscaldamento globale.

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