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“Ferrate sugli Appennini”: in edicola il numero speciale di Meridiani Montagne

È in edicola “Ferrate sugli Appennini” terzo e ultimo numero della trilogia di Meridiani Montagne dedicata alle ferrate delle nostre catene montuose.

Un entusiasmante viaggio che si conclude alla scoperta degli itinerari attrezzati più belli degli Appennini dalla Liguria alla Calabria. Tra l’Appennino Reggiano, le Apuane e il Gran Sasso si possono scoprire itinerari che consentono di ammirare panorami maestosi sulle vette più iconiche, come il Corno Grande, o anche percorsi storici, come la Aristide Bruni al Monte Procinto, inaugurata addirittura, nel 1893.

L’editoriale del direttore

La trilogia di Montagne dedicata alle ferrate si conclude con un viaggio alla scoperta degli itinerari più belli degli Appennini. Qui, lungo la “spina dorsale” della Penisola, la concentrazione maggiore si ha tra l’Appennino Reggiano, le Apuane e il massiccio del Gran Sasso. Un piccolo universo imbrigliato nel cavo d’acciaio che offre itinerari ideali per le mezze stagioni, come la ferrata degli Alpini alla Pietra di Bismantova, vie che portano ad affacciarsi su panorami maestosi, come quelle che si arrampicano sul Corno Grande, e percorsi storici, come la ferrata del Procinto, aperta addirittura nel 1893. Sorprende infatti scoprire che il primo sentiero attrezzato delle montagne italiane abbia visto la luce non al Nord, ma sulle Alpi Apuane. Aristide Bruni, un ingegnere milanese trasferitosi per lavoro a Lucca, nel 1884 propose al Cai di aprire un sentiero per collegare il rifugio sull’Alpe della Grotta con la base del Monte Procinto, e di realizzare poi un percorso attrezzato per la vetta, a 1177 metri. I lavori per il sentiero furono semplici. Per l’itinerario verso la cima, oggi dedicato proprio a Bruni, i cavatori di marmo della zona dovettero scalpellare nella roccia 283 gradini e piantare alcuni fittoni di ferro da usare come appigli. Ma alla fine l’inaugurazione del percorso precedette di dieci anni la prima ferrata delle Dolomiti, quella di Punta Penia, in Marmolada, che risale al 1903. Per affrontare il salto verticale dell’attacco fu costruita una scala di legno lunga otto metri, che veniva piazzata all’occorrenza dal gestore del rifugio. Solo nel 1954 si provvide a sostituirla con una scala fissa in ferro e ad aggiungere alcune catene da usare come appigli e per assicurarsi. Due anni fa la sezione fiorentina del Cai ha riattrezzato completamente il percorso, che adesso è una ferrata a regola d’arte. Perché c’è una cosa che deve sempre avere la precedenza sul gesto atletico e la voglia di adrenalina, ed è la sicurezza. Se affrontate nel modo corretto e adeguatamente equipaggiati (con casco da arrampicata, guanti e un’imbragatura completa di cordini, moschettoni e dissipatore) le vie ferrate sono il modo migliore e più divertente per sfidare le vertigini ma senza correre alcun pericolo.

Marco Casareto

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Un commento

  1. L’accorgimento di piazzare e togliere una scala mobile non e’ del tutto da scartare ancor oggi.Almeno nel primo tratto di una ferrata.In tal modo si scoraggiano quanti risalgono a forza bruta di mani e braccia o senza equipaggiamento ed esperienza..e si convince a farsi accompagnare da una Guida che arrampica e poi fa sicura in alcuni tratti.

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