Gente di montagna

Woytek Kurtyka

“L’alpinismo è l’arte della sofferenza”

Woytek Kurtyka

Ritenuto un pioniere dello stile alpino sulle più alte montagne della Terra, Woytek Kurtyka è una leggenda vivente dell’alpinismo polacco. Piolet d’Or alla carriera nel 2016 ha un curriculum fatto di incredibili ascensioni, tra cui spicca la “parete lucente” del Gasherbrum IV. Una scalata, quest’ultima, ritenuta tra le più grandi imprese alpinistiche del Novecento.

La vita

Kurtyka nasce il 25 luglio 1947 in una Polonia devastata dal lungo conflitto mondiale. Cresce in un Paese senza sogni, trovando nelle difficoltà ambientali della montagna un moto di libertà. Sulle cime dei Tatra conosce altri ragazzi, come Krzysztof Wielicki o Jerzy Kukuczka ed è insieme a loro che inizia a maturare i primi grandi desideri alpinistici. Il loro modo di andare in montagna è quasi un moto di riscatto per una società che li ha condannati a essere gli ultimi.

Figlio dello scrittore Tadeusz Kurtyka (meglio conosciuto con lo pseudonimo di Henryk Worcell), studia ingegneria elettronica mantenendosi nel frattempo grazie a un lavoro come riparatore di televisioni. Sul finire degli anni Settanta viene assunto al centro aeronautico di Cracovia. Nel 1989 diviene proprietario di un rivenditore all’ingrosso. Woytek è vegetariano.

L’alpinismo

Della vita privata di Woytek Kurtyka si sa poco, è sempre stato un alpinista molto riservato che al gossip ha preferito il racconto delle proprie esperienze montane. Il suo primo approccio con la montagna avviene sui Tatra, nel 1968, su quelle cime in poco tempo realizza difficili vie, prime salite invernali e altri tecnici percorsi d’arrampicata. La sua prima importante realizzazione arriva nel 1973 con la salita invernale della parete nord della Troll Wall in Norvegia, una parete altissima che Kurtyka affronta con Marek Kęsicki, Ryszard Kowalewski e Tadeusz Piotrowski impiegando 13 giorni per salire lungo la via aperta dai francesi nel 1974. In quegli stessi anni apre due vie sul massiccio del Monte Bianco insieme a Jerzy Kukuczka e Marek Łukaszewski: sulla parete nord del Petit Dru, sulla parete nord delle Grandes Jorasses diretta a Pointe Hélène.

Le salite per cui è maggiormente famoso sono ovviamente quelle himalayane, che lo hanno visto affrontare i giganti della Terra con uno stile del tutto nuovo per le altissime quote. È lui il primo a proporre un nuovo tipo di approccio, più leggero e veloce: lo stile alpino. Prima solo pochi alpinisti avevano portato a termine salite in quello che loro chiamavano “stile delle Alpi occidentali”, Kurtyka inizia a farlo in modo sistematico superando difficoltà altissime in modo pulito ed eticamente ineccepibile. Una dozzina le scalate realizzate con questo stile, tra cui sei Ottomila. Nel 1984, insieme a Kukuczka compie la prima traversata della cresta del Broad Peak raggiungendone anche la vetta. Nel 1985 riesce in quella che è la sua impresa più grande: con Robert Schauer supera l’inviolata parete ovest del Gasherbrum IV (la parete lucente). In quell’occasione non raggiunse la cima, ma sbucò in cresta per poi ridiscendere seguendo la quella nord-ovest. Un’impresa unica nel suo genere, mai ripetuta da nessuno e valutata da molti come una delle salite più belle e difficili del ventesimo secolo.

Nel 1988 è sulle liscie, verticali ed estremamente tecniche pareti delle Torri di Trango, dove sale in compagnia di Erhard Loretan. La loro è la quarta salita. Sempre con Loretan, e con Jean Troillet, nel 1990 affronta la parete sud-ovest del Cho Oyu e pochi giorni dopo quella dello Shisha Pangma, senza però raggiungerne la vetta principale.

Queste le imprese principali, ma il suo battesimo himalayano non è certo stato da meno. La sua prima volta dove l’aria si fa rarefatta è stata nel 1972, in Hindu Kush la porta all’Himalaya dei polacchi: se riuscivi bene lì allora potevi sognare i giganti. Insieme ad Alicja Bednarz e Ryszard Kozioł affronta i settemila metri del Kohe Tez, dove apre una nuova via lungo la cresta nord. Subito dopo un altro settemila, sempre per una via nuova: l’Akher Chogh superato per la parete nord-ovest inisieme a Jacek Rusiecki, Marek Kowalczyk e Piotr Jasiński. Due anni dopo arriva il primo Ottomila, il Lhotse. Partecipa alla spedizione invernale capitanata da Andrzej Zawada, offrendo il suo contributo al raggiungimento della vetta (Zawada – Heinrich, 27 dicembre). Nel 1976 partecipa a un’ambiziosa spedizione che punta a realizzare una nuova via lungo la cresta est del K2, ma non riusciranno a superare i 7900 metri di quota (il percorso verrà poi terminato dagli americani nel 1978). Due anni dopo è protagonista di un grande successo sul Changabang dove, con Alex MacIntyre, John Porter e Krzysztof Żurek traccia una nuova via diretta alla parete sud.

Nel 1980 di nuovo un Ottomila, il Dhaulagiri. Lo sale in stile alpino con René Ghilini, Alex MacIntyre e Ludwik Wilczyński tracciando un nuovo itinerario sulla parete est. Il gruppo completa la via ma non riesce a raggiungere la vetta. Dovranno passare altri due anni per vederlo finalmente in cima a un colosso himalayano: nel 1982 scala il Broad Peak per la via normale, ma in stile alpino. Con lui si trova Jerzy Kukuckzka, lo stesso compagno con cui apre due nuove vie su Gasherbrum I e II nel 1983.

Onorificenze

2016 – Piolet d’Or alla carriera

Libri

L’arte di essere libero. Woytek Kurtyka, l’alpinista leggendario, di Bernadette McDonald, Alpine Studio, 2018

“Bisogna capire il senso del fallimento e se sei saggio a sufficienza puoi apprezzare la condizione di perdente che ti rende più umile e più disteso. Chi vince sempre non capisce che alla fine perderà comunque.”

Woytek Kurtyka

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